venerdì 29 ottobre 2010

Me ne vò un paio di giorni a zonzo... "Hasta al luego"

Donne che guardano il calcio - Inter- Juve

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Commento:

Benvenuti nella dimensione inter...Hihihihihihi

LITIGIO ANTONIO CASSANO - PRESIDENTE GARRONE - TELENORD

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Milan-Juventus (9^ giornata Serie A 30/10/2010) Il pronostico di Cip

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Preview Milan-Juventus - BENTORNATI ALL'INFERNO!

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Intervista esclusiva Storari - Juventus

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STUDIO SPORT Italia1 27/10/2010 ore 19:00

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Assemblea Juve. Blanc: 'Diego avrebbe giocato poco. Ranieri scelse Poulsen'

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giovedì 28 ottobre 2010

Hitler si incazza per la squalifica di Krasic (segnalato da Paolo)

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Articolo messo in evidenza dall'utente Zacmayo di j1897


Da leggere!!!!!!!


L'alta finanza e le manipolazioni mediatiche: il caso "calciopoli"

Le vicende relative all’inchiesta sul mondo del calcio operata nel 2006 dalla Procura di Napoli, sono state un’autentica “deflagrazione mediatica” che ha occupato la maggioranza degli spazi dell’informazione italiana. Il motivo è facilmente intuibile: noi italiani abbiamo la capacità di passare con relativa indifferenza attraverso vicende di gravità straordinaria, purchè queste non riguardino “panem et circenses” , elementi che nessuno ci deve toccare. I calciatori sono i nostri “circenses”, e il “dio pallone” è l’unico motivo per cui valga davvero la pena discutere con coinvolgimento e animosità. Soprattutto è l’unico motivo per il quale valga la pena leggere qualche giornale, e più in generale…leggere (infatti in Italia abbiamo ben tre quotidiani sportivi, in particolare la Gazzetta dello Sport è sempre in vetta alle classifiche delle vendite).
E’ ovvio che tali affermazioni siano una volontaria provocatoria generalizzazione, ma dati alla mano (cioè le vendite dei giornali) si capisce che tale generalizzazione è basata su fatti reali. Churchill soleva dire: “gli italiani vanno alla guerra come si va ad una partita di calcio, e ad una partita di calcio come si va alla guerra”. Vorrei poter dire che Churchill era preda di snobismo pregiudiziale nei confronti del nostro paese, purtroppo mi tocca pensare che nelle sue parole ci fosse una dose di verità.

L’intera vicenda di “calciopoli” è un autentico scrigno ricolmo di tesori per chi è interessato ad esplorare territori quali gli intrecci dell’alta finanza italiana, le manipolazioni mediatiche, la psicologia di massa. Uno scrigno che dovrebbe destare l’attenzione di chiunque voglia capire meglio il paese nel quale viviamo, a prescindere totalmente da quale sia il proprio interesse nei confronti del calcio inteso puramente come sport. Uno scrigno che offre molto materiale d’analisi e numerosi spunti di riflessione. Quando l’interesse della “pancia del paese” si sarà spento sotto le ceneri del tempo, la vicenda diverrà a mio parere emblematica nello studio dei rapporti tra mass-media e società. Perché quando si vuole analizzare la storia di un paese non si possono ignorare i meccanismi che guidano i media. La qualità dell’informazione è una delle basi fondamentali della moderna democrazia, ed è affidabile metro di valutazione del grado di civiltà.

“Calciopoli” è un’opportunità unica: per la prima volta dai tempi di “tangentopoli” (“panem”) i media italiani hanno per la mani una vicenda che interessa la “pancia del Bel Paese” in maniera viscerale (scusate il poco felice gioco di parole). E’ proprio quel coinvolgimento, quel morboso interesse degli italiani nei confronti del calcio, che ha gettato le basi per costruire quella che, in termini di azione sull’emotività di massa, è stata forse la più clamorosa manipolazione mediatica avvenuta in Italia dal dopoguerra ad oggi. Nelle pagine che seguono dimostrerò tale affermazione analizzando molti dati, notizie e avvenimenti che sono stati censurati e manomessi, grazie ad una vasta azione di “taglia e cuci” operata dai media italiani sulle notizie che trapelavano dall’inchiesta. Si va dalle intercettazioni telefoniche (moltissime quelle tagliate, cancellate o diffuse in maniera parziale), alla clamorosa totale censura sull’identità di chi ha materialmente diretto le operazioni d’indagine. Dal parziale insabbiamento dello scandalo Telecom/Sismi, alla linea contraddittoria e sfuggente seguita daIla famiglia Elkann, dall’IFIL e dalla nuova dirigenza juventina durante l’inchiesta. Fino ai legami strettissimi tra Inter, Telecom e giudici che scrissero le sentenze sportive.

Ma per giungere a capire in quale terreno affondino le radici di tale manipolazione mediatica, bisognerà fare un passo in dietro fino alla fine degli anni ’90 ed analizzare le modalità con le quali si arrivò a privatizzare il gruppo Telecom-Italia

Nel diffondere le notizie sulla vicenda i media italiani si sono sempre mossi partendo da un presupposto di tipo etico e morale, ben sapendo che “etica” e “morale” sono strumenti che grazie alla retorica si possono utilizzare come grimaldelli e passpartout nelle coscienze delle masse. Quelle medesime masse che accedono a fonti d’informazione filtrate e indirette, e che quindi non sono in grado di acquisire i mezzi necessari per rapportarsi ai media con consapevolezza e senso critico. Grazie alla questione morale si fornisce sempre un fertile terreno emotivo sulla quale far presa: l’inchiesta su “calciopoli” è stata proposta come una lotta dicotomica tra concetti quali “moralità” e “immoralità”, “onestà” e “disonestà”, facendo largo uso di termini quali ”giustizia”, “pulizia” e “rinnovo”. Aggiungiamoci poi che tali dualismi sono applicati ad un contesto già per sua natura basato sull’emotività (cioè il tifo calcistico) e capiremo come una vicenda del genere non poteva che assumere dimensioni mediatiche abnormi (dato per fatto acquisito che il calcio sia lo sport più seguito in Europa, ma più in generale anche nel mondo).

Per avere un’idea di come i fatti siano avvenuti, o perlomeno per poter costruire un’ipotesi razionale e attendibile, dobbiamo a mio parere scomporre l’intera vicenda di “calciopoli” in tre aree di analisi:

- l’origine autentica delle intercettazioni telefoniche sulle quali si è sviluppata l’indagine della Procura di Napoli, e il modo con il quale tali intercettazioni sono state trascritte per i media
- le modalità giuridiche con le quali l’inchiesta è stata portata a termine con la scrittura della sentenza, analizzando la Commissione della CAF e i principali membri che la componevano, e raffrontando poi tali analisi con quelle relative alla linea di difesa adottata durante il processo dai legali della società Juventus (squadra oggetto principale dell’indagine)
- gli interessi dell’alta finanza italiana nella vicenda (e più in generale nel mondo del calcio), focalizzando l’attenzione su quelle società finanziarie che hanno occupato in primis le caselle della scacchiera sulla quale si è giocata l’inchiesta.

Non ho timore di dichiarare in anticipo che, una volta analizzato questo triplice contesto, avremo innanzi un orizzonte molto difforme rispetto a quello dipinto dai media italiani (o perlomeno dalla maggioranza di essi, soprattutto quelli che operano in ambito televisivo). Sul nuovo orizzonte non si staglieranno più le sagome di arbitri, dirigenti sportivi e giocatori, ma quelle di importanti società finanziarie che sono ai vertici del sistema economico italiano. Le prime sono il nostro dito, le seconde la Luna. E mentre i mass media hanno indirizzato l’attenzione del pubblico verso la punta del dito, sulla Luna si giocava la partita autentica, in quel “dark side of the moon” che gli obiettivi televisivi evitano sempre d’inquadrare. Come sempre, ogni volta che ci rapportiamo con i media, dobbiamo munirci di telescopio e concentrarci su ciò che è ben più distante del nostro dito.

Le verità nascoste sulle intercettazioni: il ramo Sisde

Secondo la versione ufficiale, l’indagine sulla corruzione nel mondo del calcio italiano è partita da una lunghissima serie d’intercettazioni telefoniche ordinate dalla Procura di Napoli. I telefonini sui quali i magistrati hanno focalizzato l’attenzione sono quelli di dirigenti di società, designatori arbitrali, arbitri, giocatori e membri della Federazione Italiana del Gioco Calcio. La Procura analizza un fascicolo di trascrizioni (e non le registrazioni audio originali), tali trascrizioni hanno due fonti di origine:

- una parte sono emerse in seguito agli sviluppi di un’altra inchiesta, quella sulle intercettazioni non autorizzate operate da parte dei responsabili della sicurezza del gruppo Telecom. Si tratta un’inchiesta che va ben oltre il mondo del calcio: prende origine dalle indagini sulle elezioni politiche della regione Lazio, passa attraverso il caso del rapimento dell’iman Abu Amar, e coinvolge anche uomini di polizia, finanza e carabinieri
- una parte delle intercettazioni è stata invece trascritta da alcuni membri del Sisde che si sono occupati in prima persona delle indagini sui dirigenti di alcune società di calcio

Cominciamo col parlare di quest’ultimo ramo d’origine, quello legato al Sisde. Nel farlo ci ritroveremo sorprendentemente catapultati in un caso che appare molto lontano da “calciopoli”, sia in termini di tempo che di contesto: l’omicidio del giudice Paolo Borsellino avvenuto nel luglio del 1992.

Nelle ore successive alla strage di Via D’Amelio, la Rai e il Tg5 mandarono in onda ripetutamente le immagini girate sul posto pochi minuti dopo l’esplosione. Si notava un uomo in borghese che si allontanava dai resti dell’auto con in mano la borsa in pelle del giudice Borsellino, borsa che fu ritrovata successivamente al suo posto, cioè sul sedile posteriore dell’auto. All’interno era sparita l’agenda personale di Borsellino, un’agenda rossa nella quale il magistrato era solito scrivere i suoi appunti sulle indagini e dalla quale, a detta di molti suoi collaboratori, non si separava mai. Un’agenda che probabilmente conteneva particolari scottanti sui rapporti mafia-istituzioni, e in particolare sull’omicidio Falcone. L’uomo nelle immagini è il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, comandante del Nucleo Operativo Sisde di Roma. Nei giorni successivi i famigliari e i collaboratori di Borsellino, notando le immagini, chiesero alla Procura di indagare sul fatto e di interrogare il col. Arcangioli. La Procura ha ignorato le loro richieste per ben 13 anni, fino a quando improvvisamente ad inizio 2006 i magistrati di Caltanisetta acquisirono le immagini video girate poco dopo l’esplosione, e iscrissero il col. Arcangioli nel registro degli indagati. L’accusa ufficiale era “false dichiarazioni in ambito di indagini anti-mafia”. Il colonnello ammesse di aver prelevato la borsa dall’auto, ma dichiarò di averla aperta subito alla presenza dell’ex-magistrato Giuseppe Ayala, e di non aver notato nessuna agenda al suo interno. Nei primi giorni del febbraio 2006 i magistrati della Procura antimafia ordinarono un confronto tra Arcangioli e Ayala, quest’ultimo smentì con fermezza le affermazioni di Arcangioli. Altri testimoni smentirono il colonnello del Sisde.

La notizia riguardante il confronto è stata riportata in brevi articoli in pagine secondarie da vari quotidiani. Un paio di esempi:

PALERMO - Sarà interrogato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, fotografato il 19 luglio 1992 in via D'Amelio con in mano la borsa di Paolo Borsellino che conteneva l'agenda del magistrato mai più trovata. Non è stata resa nota la data dell'interrogatorio né se l'ufficiale sarà sentito alla presenza dell'avvocato difensore. Arcangioli, già stato sentito nei mesi scorsi, ha fornito una versione dei fatti che contrasta con quella di altri testimoni. Ma l'acquisizione di filmati registrati da troupe della Rai e di Mediaset ha fornito ai pm la possibilità di ricostruire le ore successive all'attentato, compresi i movimenti dell'allora capitano Arcangioli. --- Corriere della sera, 8 febbraio 06

L´inchiesta sul mistero della borsa Agenda Borsellino, Ayala e Arcangioli confronto a Roma
ROMA - Il confronto tra il deputato dei Ds ed ex magistrato Giuseppe Ayala ed il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, non ha chiarito il mistero sull´agenda rossa del giudice Paolo Borsellino, morto con i cinque uomini della scorta nella strage del 1992 in via D´Amelio a Palermo. Un´agenda scomparsa e mai ritrovata. Il faccia a faccia tra i due è stato disposto dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Francesco Messineo e dal suo aggiunto, Renato Di Natale e si è svolto ieri pomeriggio a Roma nell´ambito dell´inchiesta sui «mandanti esterni» delle stragi Falcone e Borsellino.
Tre giorni fa i magistrati e gli investigatori della Dia di Caltanissetta a quattordici anni dalla strage, hanno riesumato una fotografia ed alcuni filmati televisivi girati subito dopo l´attentato dell´estate del 1992 a Palermo nei quali si vede l´allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, adesso comandante del nucleo operativo di Roma, allontanarsi con una borsa di pelle in mano.
Quella borsa era del giudice Paolo Borsellino ed era stata prelevata dall´automobile blindata distrutta dall´esplosione. La borsa fu fatta vedere a Giuseppe Ayala che era presente sul luogo e fu ritrovata qualche ora dopo sul sedile posteriore dell´automobile del magistrato. Ed è proprio in quella borsa, secondo quanto dichiarato e confermato dai familiari del magistrato ucciso nell´attentato, Borsellino aveva l´agenda rossa dove annotava tutte le cose più segrete relative alle indagini anche sulla strage del collega Falcone, ucciso dalla mafia a Capaci, insieme alla sua scorta.
La Repubblica, 09/02/2006

Vi starete chiedendo che c’entra tutto questo con “calciopoli”. Ecco la risposta: nel 2005 la Procura di Napoli fa partire un’inchiesta su alcune società di calcio, in primis Juventus, Fiorentina e Lazio, e ordina intercettazioni telefoniche sui cellulari dei dirigenti di queste società. Una volta appresa la notizia, i vertici del Sisde, nella persona del generale Mario Mori, dichiarano alla Procura di farsi carico delle intercettazioni telefoniche.
Ci sarebbe ora da analizzare nei dettagli chi sia il generale Mori, quale il suo ruolo nell’Antimafia, e soprattutto perché dal 2005 sia inquisito dalla stessa Procura di Palermo "per aver favorito la mafia", ma dovremmo addentrarvi in argomenti che eludono dal contesto che stiamo trattando.
Genericamente possiamo dire che si tratta di un’Antimafia che processa se stessa, o meglio alcuni suoi membri.
Il generale Mori assegna la direzione delle indagini e delle intercettazioni a due suoi uomini di assoluta fiducia: uno è proprio Arcangioli, l’altro è il commissario Aurelio Auricchio.
Auricchio è un altro membro del Sisde che anni fa fu inquisito per aver falsificato prove e intercettazioni telefoniche in processi antimafia. Lui querelò per diffamazione i suoi accusatori ma i tribunali gli diedero torto anche in appello.
Pur essendo loro stessi oggetto d’indagine, nessuna di queste persone fu sollevata dal proprio ruolo durante l’inchiesta sul calcio.
Anche volendo evitare come la peste ogni forma di dietrologia o teoria preconcetta, non si può evitare di sottolineare per dovere di cronaca, che il generale Mori sia amico personale di Silvio Belusconi e fratello del capo della sicurezza di Mediaset.

Nel periodo del confronto Arcangioli-Ajala l’inchiesta su calciopoli (in corso da quasi un anno) non era stata ancora resa pubblica. I giornali non potevano sottolineare il legame tra Arcangioli, Auricchio, Mori e le indagini sul calcio, ma avrebbero dovuto farlo successivamente nell’estate 2006. Il fatto invece passò del tutto in ombra durante la “bagarre” mediatica che occupò i palinsesti televisivi tra giugno e agosto.

Telecom e conflitti d'interessi

Abbiamo visto chi si è occupato di trascrivere e consegnare alla Procura di Napoli una parte delle intercettazioni, ma ci fu un altro filone d’origine delle trascrizioni, filone che nasce in un contesto estraneo alle vicende del Sisde e dell’Antimafia: si tratta del caso sulle intercettazioni illegali operate dai vertici della sicurezza di Telecom. Una vicenda piuttosto complessa e dai risvolti inquietanti, risvolti che farebbero tremare i polsi a qualsiasi moderna democrazia degna di essere definita tale. Ma come al solito in Italia questa vicenda è stata proposta dai mass-media con scarso rilievo rispetto alla gravità dei contenuti, con scarsa attenzione ai particolari e ai protagonisti. E’ un caso che coinvolge i dirigenti di quello che è uno dei gruppi finanziari più potenti nel nostro paese, il gruppo Pirelli-Telecom. Una struttura finanziaria estremamente estesa ed articolata, una struttura che oltre ad avere un controllo praticamente totale sulla rete telefonica italiana, estende il suo potere ben oltre: su editori, canali d’informazione sia multimediali che televisivi, si articola all’interno delle alte sfere del mondo finanziario, occupa grandi fette di mercati anche al di fuori del contesto delle telecomunicazioni. Inoltre è il principale sponsor del campionato di calcio italiano, gestisce la trasmissione di gare di campionato (mediante internet con Rosso Alice, mediante digitale terrestre con Carta+ e La7). Telecom-Pirelli partecipa attivamente anche al finanziamento della società di calcio milanese F.C.Internazionale (la società che ha tratto i maggiori vantaggi dall’inchiesta su “calciopoli”), società della quale Marco Tronchetti-Provera, “patron” Telecom-Pirelli, è membro del consiglio di amministrazione e finanziatore.

C’è un altro nome che riveste un ruolo importante nelle vicende che uniscono Telecom all’inchiesta sul calcio, e in molte altre che hanno attraversato l’alta finanza italiana degli ultimi anni. Uno di quei nomi sui quali i riflettori mediatici non si accendono mai, come si conviene ai veri uomini di potere. Questo nome è Carlo Buora. Chi è Carlo Buora ? In un paese che ha fatto dei conflitti d’interessi una consuetudine, Buora è uno degli esponenti più importanti dell’arte di tenere il piede in molteplici scarpe. Per spiegare nel dettaglio quante poltrone occupi Buora nei vertici dell’imprenditoria italiana, sarebbe necessario un intero capitolo. Mi limiterò qui a schematizzare l’incredibile molteplicità dei poteri di Buora. Queste le cariche rivestite dal manager milanese nato nel 1946:

- Consigliere Ras dal 10 settembre 2002
- ex-Amministratore Delegato di Pirelli & C. S.p.A. e attualmente Vicepresidente di Telecom Italia S.p.A.
- Presidente del Consiglio di Amministrazione di Tim S.p.A. (sponsor del campionato di calcio italiano)
- Amministratore di Olimpia S.p.A. Questa è una società finanziaria totalmente priva di dipendenti, che detiene la maggioranza relativa del pacchetto azionario di Telecom Italia. In pratica l’azienda privata che gestisce la rete italiana delle telecomunicazioni è in mano a un gruppetto ristrettissimo di persone riunitesi sotto un marchio costruito ad “hoc”. Fino al 2005 Olimpia era controllata, oltre che da Pirelli e dalla famiglia Benetton, anche da Hopa, l’holding bresciana fondata da Emilio Gnutti. Hopa fu al centro dello scandalo di “Bancopoli”, l’inchiesta che portò alle dimissioni del Presidente di Banca d’Italia Antonio Fazio (altra vicenda clamorosa abilmente insabbiata dai media italiani)
- amministratore di Real Estate
- amministratore di Rcs Mediagroup S.p.A. (uno dei più potenti gruppi editoriali italiani, editrice tra l’altro della Gazzetta dello sport, il principale giornale sportivo italiano che ha svolto un ruolo mediatico fondamentale nell’inchiesta su calciopoli)
- amministratore di Mediobanca S.p.A. (del consiglio di amministrazione Mediobanca è membro anche Gianluigi Gabetti, Presidente dell’IFIL, la società finanziaria Agnelli che controlla la società calcio Juventus. Ma di questo parleremo più avanti).

Carlo Buora è anche il vicepresidente esecutivo della società calcio FC Internazionale. Nel sito ufficiale dell’Inter, nella pagina che espone l’organigramma societario, il nome di Buora è sempre stato indicato con la carica di vicepresidente, ma da gennaio 2007 (subito dopo la sua rinomina a vicepresidente Telecom) viene indicato tra i membri del consiglio di amministrazione, in una posizione che salta agli occhi meno di prima. In ogni caso, “vicepresidente esecutivo” o “membro del consiglio di amministrazione” che sia, il clamoroso conflitto di interessi di Buora è uno degli innumerevoli casi passati sotto totale silenzio da parte dei mass-media.
Per capire come il gruppo Telecom Italia sia giunto ad essere uno dei protagonisti principali nella distribuzione dei diritti televisivi dobbiamo fare un passo indietro a fine anni ’90, quando si operò la trasformazione delle società calcistiche in Società per Azioni. Le prime a quotarsi in borsa furono le due società romane, Roma e Lazio. In questo modo trovarono una via di uscita da situazioni di bilancio prossime al fallimento. In questa via risiedeva anche la vendita dei diritti televisivi.
Successivamente infatti vennero scritte le normative che consentivano la vendita soggettiva dei diritti di trasmissione delle partite. Si lasciò che il mercato stesso facesse i prezzi in base all’entità dei vari bacini di utenza. In pratica le squadre che hanno un bacino ampio (cioè potenziali abbonati televisivi) hanno possibilità di guadagno di gran lunga superiori rispetto a quelle società seguite da un pubblico più legato al proprio territorio. A questo punto occorreva un acquirente che si facesse carico di acquistare dalle società di calcio i diritti televisivi pagandoli con somme molto ingenti, ingenti a tal punto da far risultare l’operazione molto redditizia per le società di calcio e non profittevole (anzi in perdita) per l’acquirente.
Tale acquirente fu creato ad hoc con Stream, il secondo polo satellitare. Stream nacque grazie alla privatizzazione del gruppo Telecom-Italia. Quella privatizzazione che la stampa estera definì una “rapina” (in particolare il Financial Times la definì testualmente “una rapina con destrezza”). E mentre all’estero la stampa si indignava per quello che era, come vedremo nelle prossime pagine, un autentico furto ai cittadini italiani, qui in Italia la vicenda finiva insabbiata grazie ad un divulgazione di notizie molto sommaria, superficiale, spesso confusionaria, da parte mass-media.
Stream pagò puntualmente a peso d’oro i diritti televisivi di alcune società di calcio consorziate a loro volta in una società creata "ad hoc", la SDS (Società Diritti Sportivi). La SDS era presieduta da Franco Sensi, il proprietario dell'A.S. Roma, ed aveva come membri Cragnotti (Lazio), Tanzi (Parma) e Cecchi Gori (Fiorentina). L’obiettivo del consorzio era contrastare nel mercato dei diritti televisivi il terzetto composto da Milan, Inter e Juventus. Dal 2001-02 in poi tutti questi quattro imprenditori furono inquisiti per falso in bilancio. Per Sensi e Cragnotti cadde a fagiolo la riforma del reato in oggetto e il conseguente “decreto spalmadebiti” del 2003 (i pm furono costretti all'archiviazione per prescrizione). Cecchi-Gori e Tanzi finirono invece agli arresti per bancarotta fraudolenta. Tanzi in particolare fu protagonista del più clamoroso fallimento della storia dell’imprenditoria italiana, il crack Parmalat.

(Segue, non so quando ma segue...)

Commento:

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mercoledì 27 ottobre 2010

"Pezzo" segnalato e linkato da Paolo in bacheca:



GLMDJ all'assemblea degli azionisti della Juventus


On.le assemblea,

confesso di aver provato una grande emozione allorquando ho ricevuto presso la mia abitazione la lettera, a firma del Presidente Agnelli, allegata al progetto di bilancio. Il documento del neo Presidente terminava infatti con una frase scritta di proprio pugno: “FORZA JUVE!”. Ma anche l’intervista rilasciata alle reti Sky si è rivelata una gioia per la mente e per il cuore. A domanda del giornalista: “cos’era la Juventus per suo padre?”, il Presidente replicava: “Amore e Passione”. Domanda: “e per Lei?”, risposta: “anche”. Mi son detto: “Finalmente è tornata la vera Juventus!”.

12 mesi fa, così come nelle precedenti assemblee, mi trovavo dinnanzi a questo spettabile consesso - in nome è per conto dell’Associazione di tifosi, simpatizzanti ed azionisti della Juventus FC Spa, denominata Giùlemanidallajuve - ad analizzare ed evidenziare l’erronea gestione sportiva, economica e legale della Juventus post-Farsopoli.

La passata stagione è stata caratterizzata da una gestione totalmente fallimentare. Mai, nella nostra ultrasecolare storia, sono stati battuti tanti primati negativi in un’unica stagione. Record di goal subiti, record di sconfitte consecutive, record di sconfitte in casa, squadre “provinciali” che hanno espugnato dopo decenni le mura amiche. La dignità di tifoso ed il rispetto per una gloriosa storia, che dura da oltre 110 anni, mi impongono di terminare precocemente questa vile conta.

Non avrebbe altresì potuto offrire esiti diversi, una squadra costruita in totale assenza di un reale progetto tecnico e con acquisti realizzati solo per calmierare la piazza in fermento. La totale assenza di risultati sportivi ha prodotto conseguenze anche e soprattutto sotto il profilo economico. La sola mancata qualificazione in Champions, ad esempio, è costata alla casse societarie oltre 20 mln. di euro. Il bilancio negativo in fase di odierna approvazione rappresenta infatti, senza alcun timore di smentita, la spiacevole conseguenza dei 4 anni di una gestione dissennata ed incompetente. Non un solo giocatore acquistato è stato in seguito rivenduto ad un prezzo superiore a quanto sperperato, ma forse in passato ci avevano abituato fin troppo bene. Indubbiamente la peggior gestione societaria della nostra storia.

Oggi fortunatamente qualcosa è cambiato. L’aver indegnamente toccato il fondo ha portato assurdamente anche un risultato positivo. Abbiamo infatti assistito al quasi totale azzeramento di una classe dirigente che sarà ricordata negli annali bianconeri per essersi genuflessa a tutte le decisioni politiche e sportive, nonché per aver ridotto il club, un tempo ammirato e studiato in tutto il mondo, alla pari di un’anonima armata Brancaleone. Solo pochi giorni fa, colui che ha rappresentato la nostra società per ben 3 anni post-farsopoli e che definì i suoi tifosi più intransigenti “di serie C” - insofferenza peraltro largamente ricambiata - ha sentenziato: «Lo scudetto del 2006 è stato vinto sul campo dalla Juventus, il presidente Andrea Agnelli sta facendo egregiamente il suo mestiere. Se nel 2006 avessi avuto tutti gli elementi a disposizione, probabilmente avrei potuto parlare nello stesso modo». Non sappiamo se tali affermazioni siano riconducibili ad amnesie o disturbi della memoria. Cobolli Gigli dimentica, tuttavia, che ha dovuto sopportare le nostre teorie innocentiste, spesso ricche di documentazione a supporto, in ben 4 assemblee fin dal 2006. Per di più, abbiamo dovuto attendere il Presidente Agnelli perché venisse ritirata quella ipocrita denuncia contro ignoti, inerente il presunto reato di falso in bilancio degli ex amministratori. Ricordiamo, peraltro, che lo stesso Tribunale ha sancito l’insussistenza dei fatti ben prima del ritiro della denuncia. Nell’occasione il Giudice ha inoltre rigettato quella patetica richiesta di patteggiamento della società Juventus. Avvocato Briamonte: BELLA FIGURA!

Oggi, dicevamo, dopo ben 4 anni di sede pressoché vacante, abbiamo finalmente un PRESIDENTE. Un uomo, con un nome tanto ingombrante quanto a noi caro, che in pochi mesi ci ha già restituito quel sacrosanto “valore” che nei 4 anni precedenti altri ci avevano scippato: LA DIGNITA’. Ci pare quindi ragionevole ringraziare pubblicamente il Presidente Andrea Agnelli…bentornato Presidente!!!
La nuova Juve sembra aver imboccato la strada giusta anche per quanto riguarda l’organizzazione societaria. Non più un trino, ma competenza e professionalità specifiche per ciascun settore. Un Direttore Sportivo capace e preparato, un responsabile della comunicazione competente e determinato, un valente staff medico ed una Società che nel suo insieme è sulla buona strada per tornare ad operare con l’eccellenza dei vecchi tempi. Tutte le profonde operazioni di rinnovamento hanno però bisogno di tempo, ci sentiamo quindi in dovere di concederlo a chi in 4 soli mesi ha già dimostrato ben più di altri in 4 anni.

Il nostro auspicio è che si possa celermente tornare agli antichi fasti, sia sotto il profilo economico che sportivo. In passato si realizzavano sponsorizzazioni da primato (240 mln in 10 anni da Tamoil), si aveva la forza di contrastare la spinta verso i diritti collettivi e realizzare quindi accordi record con Mediaset - di cui ancora ad oggi registriamo benefici a bilancio, poiché rappresentano ben oltre il 50% dei ricavi - e si avviava la progettazione di un nuovo stadio, di cui altri pretendono di ereditare i meriti. Ed allora è giusto ricordare che le cessioni delle aree commerciali di Vinovo (75 mln a Girardi) e dello stadio (20 mln a Nordiconad), rappresentano già l’intero costo del nuovo stadio. Tali operazioni hanno un nome ed un cognome: ANTONIO GIRAUDO. È questa la vera differenza, Dott. Blanc, tra un A.D., che costruiva Vinovo in autofinanziamento, e chi, invece, ha dilapidato un patrimonio. Oggi, colui che ci fu presentato come il mago delle sponsorizzazioni, è costretto a sottoscrivere prima un contratto triennale con una società del gruppo Exor (11 mln dalla New Holland) ed in seguito una partnership con la BetClic, dell’esiguo valore di 6,5 mln (quota ridotta a causa della mancata qualificazione alla UEFA Champions League). Pare francamente una improrogabile necessità che il rinnovamento si completi con l’arrivo di un nuovo Amministratore Delegato. Infine, giusto la scorsa settimana ci è stato presentato lo sponsor per la seconda maglia. Il ritardo accumulato per questa sponsorizzazione è di circa 4 mesi. Evidentemente l’appeal bianconero non era più così vigoroso, ma le responsabilità non riguardano certo il nuovo management.

La fase avanzata della stagione in corso ha ovviamente influito sul valore di questa nuova sponsorizzazione (ci risulta circa 1,8 mln). Caro Dott. Blanc, non Le risulterà difficile credere che la maggior parte dei tifosi della Juventus nutrono una profonda insofferenza e disistima nei suoi confronti. Sarebbe dignitoso che rassegnasse le dimissioni senza ulteriore indugio, la sua “professionalità” non mancherà di offrirle nuove opportunità. Noi, che amiamo la Juventus da sempre, consideriamo la sua gestione la peggiore della storia bianconera.

L’Associazione Giùlemanidallajuve esprime quindi totale fiducia nei confronti del Presidente Agnelli e delle scelte che deciderà di porre in essere. Il nostro odierno intervento non sarà quindi incentrato sugli aspetti economici e sportivi, siamo assolutamente certi che i nuovi dirigenti non mancheranno di dare prova delle proprie competenze. Voteremo quindi a favore del progetto di bilancio e dell’ingresso nel cda dei nuovi consiglieri, specie se di nome fanno Pavel.

Riteniamo invece opportuno suggerire la realizzazione di una black list di tutti quei media che vorranno continuare a denigrare la Juve e la sua storia, nonché fomentare ancora quel famoso sentimento popolare che tanto ci è costato in passato. Ad essi sia negata ogni forma di collaborazione con la Juventus e siano adottati tutti i provvedimenti, anche legali, del caso.

Impegneremo il nostro residuo tempo a disposizione sulle problematiche che ci stanno al momento più a cuore, quelle legali. Le novità che giungono dal processo in corso a Napoli esigono la nostra totale abnegazione, il futuro del nostro sodalizio non può rimanere macchiato dalla farsa del 2006.
Fino ad oggi, in totale assenza di un gruppo dirigente che avesse realmente a cuore i nostri colori ed i suoi tifosi, è toccato a noi - solo a noi - di Giùlemanidallajuve contrastare le inique sentenze sportive, ed avviare, quindi, azioni legali nei tribunali nazionali e comunitari.

Grazie agli oltre 5200 soci, di cui circa il 10% azionisti di minoranza Juve, rappresentiamo oggi il più importante sodalizio di tifosi e la prima grande Associazione di piccoli azionisti della Juventus. Questo formidabile supporto ci ha consentito di avviare un percorso giuridico utile a riaffermare la totale correttezza del lavoro svolto dagli ex amministratori e quindi della stessa Juventus. Tale percorso, siamo certi, porterà i suoi frutti. Abbiamo inoltre riaffermato la nostra dignità di tifosi depositando due querele nei confronti di altrettanti tifosi “onesti” che denigravano il nostro sodalizio. Stessa sorte toccò lo scorso anno ad un giornalista del TG5. Ecco, questo vuol dire essere Juventini: vincenti (a breve) ed antipatici.
Tra le tante attività associative, necessarie a sopperire alle passate mancanze societarie, Giùlemanidallajuve si è adoperata anche attraverso un esposto presso l’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni, al fine di determinare le violazioni poste in essere dal programma TV “Niente di personale – Operazione Offside”, in onda martedì 15/12/2009 sulle frequenze di LA7 (Gruppo Telecom Italia Media Spa). Ricordiamo che tale programma, condotto da un noto tifoso degli onesti, realizzò, in perfetto stile mafia connection, una illegittima ricostruzione su di un processo ancora in fase di celebrazione. Stiamo inoltre collaborando alla stesura di una interrogazione parlamentare, che sarà proposta dall’on. Beltrandi, al fine di istituire una commissione sui fatti di calciopoli.

Due, infine, sono le diffide inviate a Figc, Coni, Uefa e Fifa, affinché ciascuno si adoperi, nell’ambito delle rispettive competenze, alla revocazione delle assurde sentenze sportive del 2006. Alla prima diffida, datata giugno 2010, il Direttore Generale della Figc ha così replicato: «perché i giudizi disciplinari, sull’esito dei quali si chiede di intervenire in autotutela, sono definiti con verdetto conclusivo rimasto in oppugnato, al quale la stessa società sanzionata ha prestato acquiescenza, astenendosi anche in prosieguo di tempo di prospettare la ricorrenza di presupposti utili all’eventuale instaurazione di un giudizio revocatorio». Pare ovvio che non si possano imputare responsabilità al nuovo management, Amministratore Delegato escluso. Si palesano tuttavia, in tutta la loro drammaticità, le responsabilità dei recenti amministratori, rei di un eccessivo attendismo e servilismo. Ed è assurdo che, non solo le su menzionate attività non siano state attuate dall’ex management, ma che addirittura quel colpevole immobilismo abbia pregiudicato le azioni poste in essere dalla nostra Associazione .

Nella seconda diffida, inviata in data 07/10/2010, abbiamo rinnovato le nostre richieste di revisione del processo, con decreto in autotutela, intervenendo inoltre in adiuvandum alle istanze di questa spettabile società, sulla revocazione dello scudetto di cartone immeritatamente assegnato nel 2006 ai mai troppo “onesti”. Abbiamo perentoriamente chiesto di conoscere quali siano i termini di prescrizione per i presunti reati, venuti alla luce in questo secondo filone di indagini (denominato comunemente calciopoli 2), che risultano del tutto assimilabili a quanto imputato agli ex amministratori della Juventus. La Figc è di fatto parte civile nel procedimento penale rg. n.43915/02 in corso a Napoli dal 2007. Aveva quindi, fin da tale data, pieno titolo ad accedere a tutti gli atti del procedimento in corso ed alle intercettazioni. Proprio l’ex capo ufficio indagini, Dott. Francesco Saverio Borrelli, rappresentò fin dal 2006 la necessità di proseguire nelle indagini, poiché “di fenomeno diffuso si trattava”. Ricordiamo che proprio quella ingannevole “unicità” dei rapporti, accordata agli ex amministratori della Juve, ha di fatto inasprito la posizione della stessa società e quindi prodotto quella esosità della pena. Non di meno, bisogna tener presente che nel corso del dibattimento del processo penale, attualmente in corso a Napoli, risultano abbondantemente decadute tutte le ipotesi investigative. Non esistevano arbitri compiacenti alla Juventus, i sorteggi non erano truccati, non esistevano ammonizioni preventive, si è scoperto che le indagini erano “indirizzate” da soggetti con profonda avversione agli ex dirigenti bianconeri, i designatori parlavano allo stesso modo con tutti - in taluni casi di altre società con condotta oltremodo compromettente - ed esisteva una promiscua attività di supporto alle indagini da parte del giornalista Maurizio Galdi della Gazzetta. Tale attività di ausilio è risultata ancora più gravosa poiché gli inquirenti hanno utilizzato gli articoli della Gazzetta - scritti presumibilmente in piena coscienza delle indagini in corso - come successiva fonte di prova. A ragion veduta assumono indubbiamente tutt’altro carattere alcuni titoli della Gazzetta dell’estate 2006. Ricordiamo per brevità quello a firma Palombo del 24 giugno, cioè circa 20 giorni prima delle sentenze sportive, in cui titolava: “Juve in B, scudetto Inter”.

Chiunque voglia approfondire i goliardici risvolti del procedimento penale di cui sopra, potrà farlo collegandosi semplicemente al nostro sito internet. Video e trascrizioni delle udienze, analisi ed approfondimenti. La corretta informazione è indubbiamente una delle nostre priorità fin dall’estate 2006.
Oggi, in questa sede, sono presenti varie testate giornalistiche. Mi sia quindi consentito ribadire che noi di Giùlemanidallajuve non ci accontenteremo in alcun modo della semplice revocazione dello scudetto ai cartonati. Per comportamenti assimilabili, se non realmente condizionanti, ci aspettiamo pene assimilabili, se non più gravi. Qualora, invece, venga affermata la prescrizione per altre società colpevolmente escluse nel 2006, la nostra Associazione si costituirà in giudizio per il danno patito. Saranno inoltre valutate ed eventualmente depositate, nei confronti di tutti i soggetti ritenuti responsabili, querele per le palesi omissioni di atti d’ufficio. Non sarà tollerato un semplice colpo di spugna!!!
Invitiamo, quindi, tutti gli azionisti di minoranza, ivi inclusi coloro che sono oggi presenti, ad iscriversi nell’area “Associati” del nostro sito internet (www.giulemanidallajuve.com). Comunichiamo di aver conferito mandato ad un pool di esperti avvocati e commercialisti, al fine di avviare lo studio di una azione risarcitoria avverso la FIGC. Giùlemanidallajuve si impegna a fornire tutto il supporto necessario a determinare il danno economico subito. Così come saremo a disposizione di tutti i tifosi che si riterranno vittime morali della farsa del 2006.

Il tempo a disposizione per la Figc non è illimitato, anzi, è ormai quasi scaduto. 86 giorni per condannare la Juventus e circa 170 giorni per non rispondere ad una semplice istanza della nostra società. Oggi non siamo più soli, abbiamo con noi una società forte e determinata. La Juventus dovrà opportunamente attendere l’evoluzione dei vari procedimenti. Noi, invece, nella configurazione di una rinnovata chiusura della Federazione alle nostre pretese, riteniamo sia giunto il momento di chiedere conto degli errori commessi. Nel breve periodo Vi informeremo, mediante comunicati stampa, delle iniziative legali che verranno intraprese e quali saranno i soggetti chiamati per primi a rispondere delle proprie azioni.
Permettetemi, infine, di rivolgere un appello a tutti i tifosi della Juventus. Rimase inascoltato, nel 2006, l’appello del Dott. Borrelli affinché si continuasse a verificare le eventuali posizioni legali di altri club di calcio. Riteniamo quindi opportuno che tutti i tifosi rivolgano un appello all’ex capo ufficio indagini, affinché levi la sua voce di servitore dello stato al di sopra delle parti. Stesso appello che i tifosi, in massa, dovranno rivolgere al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. Venga avviata una approfondita indagine interna all’Arma sul comportamento, non di certo irreprensibile, del Maggiore Auricchio.

L’Associazione di tifosi ed azionisti Giùlemanidallajuve è presente in assemblea, nella mia persona, per la quinta volta consecutiva. Abbiamo sempre operato nell’interesse dell’unico bene primario che ci accomuna: LA JUVENTUS. Giùlemanidallajuve non ha prime donne, non esiste alcuna smania di arrivismo o personalismo (fenomeno purtroppo molto diffuso), rappresentiamo solo la fulgida espressione di un agguerrito gruppo di persone perdutamente innamorate di una Vecchia Signora. Esprimiamo totale consenso nei confronti del nuovo management, con particolare riferimento al Dott. Agnelli. Il passato dissenso non è mai stato il risultato di semplici preconcetti: in realtà i fatti ci hanno dato sempre ragione. Sono stati sufficienti invece pochi mesi per poter apprezzare l’attuale competenza, la professionalità, ma soprattutto l’amore per quella maglia e quel blasone che tanto ci sono cari. In una sola parola, si può ben ribadire: è tornata LA JUVENTUS.

Forza Juve!!!

Giuseppe Belviso
Presidente Associazione Giùlemanidallajuve

Agnelli: «Potremmo chiedere riassegnazione scudetti»


Il presidente della Juve parla all'assemblea degli azionisti: «Una volta accertata la correttezza della società negli anni in questione potremmo avanzare la richiesta di riassegnazione dei titoli. Ho sempre ribadito di stimare Moggi ma il punto di riferimento attuale è Marotta». L'ad Blanc: «Diego? Scelta dolorosa ma necessaria. Non era adatto al gioco di Del Neri»

TORINO, 27 ottobre - E' un giorno importante per Pavel Nedved che oggi riceverà i gradi di consigliere d'amministrazione al Centro Congressi Lingotto, a Torino, dove dalle 11 è in programma l'assemblea degli azionisti della Juve. A parlare è stato il presidente Agnelli che ha cominciato l'assembrlea con discorso agli azionisti nel quale ha ricordato ciò che è stato fatto in questi anni da Marotta, il dg bianconero. Il presidente ha spiegato le linee strategiche della società e ha puntato il dito su calciopoli chiedendo apertamente «una risposta a breve dalla federazione al nostro esposto riguardo la richiesta di revoca dello scudetto del 2006 assegnato all'Inter, soprattutto una volta accertata la correttezza della società negli anni in questione».

«ULTIMA STAGIONE ASSAI BURRASCOSA» - Il discorso del presidente Andrea Agnelli ha aperto l'assemblea degli azionisti della Juventus al Centro congressi del Lingotto di Torino. Agnelli, alla prima riunione con i soci dalla sua nomina avvenuta nel maggio scorso, ha sottolineato che «la mia presenza qui rappresenta l'unità d'intenti della nostra famiglia, la mia e di mio cugino John Elkann». «L'ultima stagione sportiva è stata tra le più burrascose della storia ultracentenaria della società - ha aggiunto -. Dal mio ingresso, abbiamo così portato avanti una serie di riflessioni su tre aspetti. Il rafforzamento manageriale, con l'ingresso di Beppe Marotta come direttore generale area sport, la guida tecnica, con l'arrivo di Del Neri, e il rinnovamento del Cda. All'ordine del giorno di oggi c'è infatti la proposta di ingresso in consiglio dello stesso Marotta e di Pavel Nedved».

PRESENTE ANCHE ELKANN - Anche il presidente della Fiat, John Elkann, ha presenziato all'assemblea dei soci della Juventus. Si è fermato soltanto alcuni minuti per salutare il cugino Andrea, per la prima volta impegnato come presidente della Juventus all'assemblea dei soci. In sala anche Marotta e l'avvocato Briamonte oltre a Nedved, eletti quest'oggi membri del cda.

PARLANO GLI AZIONISTI - Intorno alle ore 12.00 sono cominciati gli interventi degli azionisti che avranno tre minuti ognuno. Pavel Nedved ascolta con attenzione ogni intervento e attende il pomeriggio per entrare ufficialmente nel cda bianconero. La sua nomina verrà ratificata dagli azionisti. Con l'innesto della ex 'furia ceca' il consiglio di amministrazione si allarga da 7 a 11 membri.

NOVITA' SU KRASIC - Secondo alcune indiscrezioni venute fuori nella mattinata il ricorso presentato dalla Juventus metterebbe in crisi l'impostazione giuridica della norma stessa, la 35 del codice sportivo. La società punterà tutto sulla mancanza di dolo da parte del giocatore e la sua non volontarietà di ingannare l'arbitro. La norma, come già riferito ieri da Marotta, lascia ampio spazio all'interpretazione e la Juve proprio per questo motivo la vorrebbe rivedere. L'ottimismo cresce sulla possibilità che il ricorso venga accolto.

BLANC: «DIEGO AVREBBE TROVATO POCO SPAZIO» - «Siamo al lavoro tutti i giorni per la Juve», comincia così il suo intervento Jean Claude Blanc. «La Juve ha la capacità per sostenere le spese dello stadio. Gli infortuni? Ho la massima fiducia nei medici bianconeri». L'ad bianconero ha parlato anche della cessione di Diego: «E' stata fatta una scelta. Avrebbe avuto difficoltà ad inserirsi nel modulo di Del Neri e avrebbe finito per giocare poco. E' stata una scelta dolorosa, ma solo così abbiamo potuto prendere Krasic». Sull'affare Xabi Alonso-Poulsen Blanc è stato chiaro: «Stavamo seguendo le due piste in parallelo ma non volevamo imporre alcuna scelta. Abbiamo dato a Ranieri 24 ore per decidere chi prendere e lui ha scelto Poulsen».

RISPOSTA DI AGNELLI: «STIMO MOGGI MA ORA C'E' MAROTTA» - «Moggi? Lo stimo e l'ho sempre fatto ma oggi il nostro riferimento è Marotta che ha la nostra stima e mi auguro che abbia anche la stima dei tifosi». E' stata questa la dichiarazione del presidente Agnelli in risposta alle domande degli azionisti. «Bettega? Siamo legati da affetto, ma ricopriva un ruolo che andava in conflitto con certe scelte che andavano prese da altri». Il presidente è poi tornato a parlare di Calciopoli: «Tutti voi azionisti avete parlato di Calciopoli, sembra che la nostra storia abbia un pre e un post Calciopoli. Se siamo innocenti, faremo tutte le azioni necessarie e risarcitorie».

da Tuttosport

che fine ha fatto la Juve? - presentazione Roma (parte prima)

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EMANUEL ANALIZZA IL MOMENTO JUVE

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LITIGIO TRA ANASTASI E UN TELESPETTATORE SU DELPIERO

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Tosel su Krasic: 'Non ricordo sconti'

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Sport Radio Energy: ecco perché è giusto squalificare Krasic

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Ferrara si presenta: 'L'Under 21 non è un passo indietro'

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Moggi:Zanetti pensi alle telefonate di Facchetti,stia zitto!

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Juve:Krasic simula!2giornate squalifica

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QUOTE E PRONOSTICI 9 GIORNATA MILAN JUVENTUS....

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martedì 26 ottobre 2010

Mercato Juventus

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L'utente Frales di j1897 ci informerà in diretta su tutto ciò che emergerà nell'odierna udienza di Napoli (In aggiornamento)

ll procuratore federale Palazzi va a Napoli e prende l’ultima parte del materiale probatorio. È pronto a rileggere le trascrizioni delle telefonate e capire se le prime 43 sono sufficienti per elevare a legittimo dubbio il giudizio sul comportamento dell’Inter. Oggi sul banco dei testimoni Ibra non ci sarà

NAPOLI, 26 ottobre - Oggi a Napoli è giorno di udienza. Zlatan Ibrahimovic era atteso sul banco dei testimoni. Lo svedese non ci sarà, la giustificazione è un programma specifico di allenamenti da seguire a Milanello. L'attesa è per la decisione definitiva sulla linea della difesa di Moggi. Probabile la rinuncia ai testi mancanti, tra cui Moratti e Tronchetti Provera, ma ci potrebbe essere la richiesta di inserire la sentenza del gup Panasiti sullo spionaggio Telecom. Intanto Palazzi a Napoli acquisisce tutto il materiale probatorio.

Pairetto sgrida Pieri per un favore alla Juve


Tra designatori: «Pregavo perché non segnassero». L’arbitro: «Ho sbagliato. Se avessi dato un rigore alla Juve, mi fucilavano»

NAPOLI, 26 ottobre - In principio fu Reggina-Juve, con la leggen­da metropolitana di Papare­sta rinchiuso; poi Roma-Ju­ventus, con gli errori di Ra­calbuto (oggi in aula a Na­poli parla il suo consulente arbitrale) che favorendo i bianconeri si beccò nove tur­ni di stop e le cazziate di Bergamo; ora viene il tem­po di Bologna-Juve: arbitra Pieri di Genova, carriera ab­battuta dalla condanna in primo grado all’abbreviato di dicembre due anni e quat­tro mesi per associazione. E nell’associazione, in versione bianconera, lui mette il cari­co arbitrando la gara del Dall’Ara in una cupa notte di dicembre del 2004. E fa­vorisce - effettivamente la Juve - diamine: prova prova­ta. Peccato che ora, spulcian­do i Pairetto’s file si scopra il prima e dopo delle gare in­criminate, telefonate aborti­te in fase preliminare che i consulenti difensivi “rivalu­tano”, nonostante brogliacci imprecisi, inesistenti, a volte fuorvianti. E’ davvero singo­lare che queste telefonate che sunteggiamo dopo aver­le ascoltate ieri non siano state prese in considerazio­ne, anche dal gup De Grego­rio in sede di sentenza a ca­rico di Pieri. Torneranno d’attualità per l’appello.

PENTITO&GUFO
- Tanti mesi a caccia di un pentito, a Calciopoli, beh c’era: Pieri era proprio pentito di aver dato punizione alla Juve, quella sera del 12 dicembre. Scoppia il casino: contatto su Ibra, punizione inesistente, che Pairetto (archiviate le accuse ai danni dell’avvoca­to del Brescia, Catalanotti, da parte dell’ex designatore) e Bergamo gli confermano tale. Gli associati a far vince­re la Juve, Pairetto e Berga­mo dopo la gara hanno le orecchie basse (attori perfet­ti o non associati) e Gigi ad­dirittura prega perché quel­la punizione non finisse den­tro...

PAIRETTO-BERGAMO
12 dicembre ore 22.29 (5’ dopo il fischio finale)

BERGAMO: Una bolgia è stata nel se­condo. Undici leoni, anche nel primo tempo. Questi (quelli del Bologna, ndr) sono andati di già col nervosismo
PAIRETTO: Su quella punizione...
BERGAMO: Lui (Pieri, ndr) era molto lontano, uff.
PAIRETTO: Dice che ha tirato, è an­che vero. Però lui (Ibra, ndr) allarga il braccio.
BERGAMO: il primo fallo lo fa Ibrahi­movic.
PAIRETTO: Avevo detto: speriamo non segnino su questa punizione, te lo giuro.
BERGAMO: Io lo pensavo: sono quel­le fischiate che poi... E’ a trenta metri, che ti metti a fischiare. (...) Aspettiamo­ci una valanga di polemiche.

PIERI-PAIRETTO
13 dicembre 2004 ore 22.50
PIERI: Ho provato a chiamarti da ieri. Ho rivisto.
PAIRETTO: Minchia questo episodio
PIERI: Ho fatto questo fischio perché ho visto questo fallo.
PAIRETTO: Tu hai mimato la tratte­nuta
PIERI: Io ho visto... C’è Ibra... La since­ra verità: per quello che è successo non lo rifischierei. (...) Ho mimato quello che ho visto. Se non riesce a saltare uno di una stazza così, però tornassi indietro non lo rifischierei. Il discorso che ti ho detto io: non lo ripeterei quel fischio. Quel fischio e quella rete hanno offusca­to una buona gara.
PAIRETTO: Se facevi un ammonito di qua e uno di là, non avresti fatto male.
PIERI: Luci (l’osservatore, ndr) ha det­to: fino al 40’ avevi ragione te.
PAIRETTO: T’ha trattato male, forse era un eccesso.
PIERI: Pareva contento, quanto m’ha dato?
PAIRETTO: 8.20 (un voto molto bas­so, ndr)
PIERI: Mi dispiace per questo fischio che magari mettono in difficoltà voi
PAIRETTO: Io non ho problemi: io non brigo, mai rotture di cazzo, non mi chia­ma Carraro. Me ne batto, non so altri (...)
PIERI: Figurati se gli davo un rigore al­la Juve... Mi fucilavano.

da Tuttosport



Il nostro inviato Francesco FRALES è presente nell'aula 216 di Napoli.

Buona lettura a tutti.
La redazione di Ju29ro.Com

Possibili testimoni per oggi, annunciati dalle difese alla fine della scorsa udienza: Zanotti (dirigente Lecce), Galli, Zoff, Mitro, Copelli, Maggiani, Prof.ssa Beccacece (consulente tecnico difesa Della Valle), ing. Nicolosi (consulente tecnico difesa Racalbuto). Ibrahimovic non ci sarà, perché non si è fermato a Napoli ed è rientrato a Milano. Sarà assente anche Banti ed altri impegnati in Coppa Italia. Oggi gli avvocati dovranno presentare le liste dei testimoni che intendono convocare nelle udienze dalla prossima fino a quella del 23 novembre.
Alvaro Moretti su Tuttosport: "E infatti proprio sul termine da­to a oggi dalla giudice Casoria per il deposito di nuove telefo­nate si discuterà oggi. Gli avvo­cati vogliono più tempo. Ecco spuntare ancora brogliacci im­precisi o erronei: in una telefo­nata su Palermo-Lecce di De Santis-Pairetto si scrive che il dialogo verte sulla Sampdo­ria. Abortite in fase prelimina­re chiamate determinanti sui singoli capi d’imputazione con generici riferimenti: Uomo chiama Gigi. E l’Uomo è l’os­servatore della gara sotto im­putazione o il Collina di turno, quando non addirittura l’im­putato".

Nubifragio su Napoli che rende difficoltoso l'arrivo in aula. Sono ancora assenti anche degli avvocati. Ci sono Moggi, De Santis, Racalbuto. Tra i testimoni sono presenti l'arbitro Bergonzi e gli assistenti Copelli e Maggiani.

FRALES ha raggiunto l'aula ed appena inizia l'udienza inizierà a mandarci il resoconto.

Ancora nessun post di Frales dall'aula. Sappiamo che scrive lunghe parti di dialogo e poi le posta. Nel frattempo una breve sintesi da Tuttosport:
Primo teste è l'assistente Copelli, convocato dalla difesa Fiorentina. L'avvocato Picca chiede se Dondarini in Chievo-Fiorentina avesse condizionato l'arbitraggio degli assistenti e Copelli risponde: "Mai condizionati e Dondarini non ci chiese di favorire nessuno. Il briefing pregara? Lo facevamo e facciamo tutt'ora ma solo indicazioni tecniche. Il Chievo giocava col fuorigioco e la difesa alta. Nessuno di Aia o Figc mi ha mai indicato cosa fare in campo".
L'avvocato Gallinelli chiede della finale di Supercoppa Juventus-Inter, che vide il successo dei nerazzurri e nella quale venne annullata una rete regolare a Trezeguet. Copelli risponde: "De Santis arbitrò un'ottima gara, la vinse l'Inter per 1-0. Ricordo bene la gara: ci fu un mio errore, annullai il gol di Trezeguet, mi accorsi dopo che era stato un errore. De Santis accolse la mia indicazione errata e annullò: poi, però, non mi ha criticato. Era un errore e basta".

DEPOSIZIONE MAGGIANI, assistente.
Avv. Picca: Lei è assitente da quanto tempo?
Maggiani: È l’undicesimo anno.
Avv. Picca: Ha anche qualifica di internazionale?
Maggiani:
Avv. Picca: Da quanto?
Maggiani: È il quinto anno.
Avv. Picca: È chiamato a deporre su chievo fiorentina del 2004/2005 ricorda la terna?
Maggiani: Dondarini, Copelli e io, non ricordo il quarto.
Avv. Picca: A quante gare ha partecipato in quel campionato?
Maggiani: Non ricordo.
Avv. Picca: Era la prima volta di Chievo-Fiorentina?
Maggiani: Era a maggio, direi di no.


Avv. Picca: Ha svolto una riunione preliminare preima della gara?
Maggiani: Certamente.
Avv. Picca: Lo ha sempre fatto?
Maggiani: Sì era una disposizione o consuetudine svolgere un breefing.
Avv. Picca: Questa disposizione c’era anche prima?
Maggiani: Non ricordo ma era una consuetudine.
Avv. Picca: Quale era l’oggetto?
Maggiani: Sono disposizione che venivano impartite dall’arbitro agli assistenti.
Avv. Picca: Prima di quella gara le furono date disposizioni diverse dal solito?
Maggiani: No.
Avv. Picca: Dondarini diede delle disposizioni di favorire una squadra a danno dell’altra?
Maggiani: Assolutamente no!
Avv. Picca: E nel corso dell’incontro?
Maggiani: No.
Avv. Picca: E da altre persone della Federazione?
Maggiani: No.

Avv. Gallinelli: È assistente internaziona da che anno? Con quale frequenza ha assistito De Santis?
Maggiani: Spesso, sia in Italia che all’estero.
Avv. Gallinelli: E De Santis le ha mai dato indicazioni particolari con riferimento a talune squadre?
Maggiani: Mai.
Avv. Gallinelli: Ha svolto breefing pre-gara?
Maggiani: Certamente si.
Avv. Gallinelli: E quali disposizioni le ha dato?
Maggiani: Disposizini tecniche e di lavori di gruppo.
Avv. Gallinelli: Ricorda Parma-Juventus del 6 gennaio 2005?
Maggiani:
Avv. Gallinelli: Chi era l’arbitro?
Maggiani: De Santis.
Avv. Gallinelli: Ricorda indicazioni particolari di De Santis?
Maggiani: Nessuna.
Avv. Gallinelli: Ricorda delle proteste della Juventus?
Maggiani: Sì.
Avv. Gallinelli: Ricorda l’azione?
Maggiani: Sì, non ero l’assistente di competenza ma ricordo su un cross un presunto colpo di braccio su colpo di testa di Del Piero.
Avv. Gallinelli: E chi era l’altro assistente?
Maggiani: Farneti.
Avv. Gallinelli: De Santis mosse delle critiche, si arrabbiò per questa mancata segnalazione.
Maggiani: No.
Avv. Gallinelli: Come finì la gara?
Maggiani: 0-0, forse no, 1-1.
Avv. Gallinelli: E quale era il risultato al momento del fatto?
Maggiani: Non ricordo.
Fine deposizione del teste Maggiani

DEPOSIZIONE BERGONZI.

Avv. Sena, difesa Pairetto: Quante gare ha arbitrato sotto Pairetto Bergamo?
Bergonzi: Direi una decina in A e una trentina in B.
Avv. Sena: Ha mai ricevuto pressioni, minacce, richieste per favorire una squadra in particolare?
Bergonzi: No.
Avv. Sena: E le hanno mai chiesto di danneggiare qualcuno?
Bergonzi: No.
Avv. Sena: E di ammonire qualche giocatore diffidato?
Bergonzi: No.
Avv. Sena: Ha diretto nel 2007-2008 Napoli-Juve?
Bergonzi: Sì.
Avv. Sena: Ci sono state polemiche?
Bergonzi: Certo.
Avv. Sena: Ed ha avuto conseguenze?
Bergonzi: Sì, non ho arbitrato per parecchio.
Avv. Sena: Chi era il designatore?
Bergonzi: Collina.
Avv. Sena: Dopo quanto tempo è tornato ad arbitrare la Juve?
Bergonzi: Solo adesso.
Nessuna altra domanda.

DEPOSIZIONE Prof. BECCACECE, professoressa della Bocconi di matematica applicata all’economia.

Difesa Della Valle: Per che cosa è stata interpellata?
Prof. Beccacece: Per descrivere matematicamente quali probabilità ci fossero prima della disputa dell’ultima giornata di campionato per la Fiorentina di rimanere in serie A, quali fossero gli elementi necessari e sufficienti per la salvezza delle Fiorentina e se fosse sufficiente alterare il risultato di Lecce-Parma per ottenere per carto la salvezza della Fiorentina e, nel caso negativo, quante altre gare dovevavo essere alterate per garantire questa certezza.
Difesa Della Valle: Qual era la classifica?
Prof. Beccacece: La Juventus era già col titolo in mano. L’Atalanta a 35, già in B e la Fiorentina a 39, penultima.
Difesa Della Valle: Quante e quali erano le squadre coinvolte?
Prof. Beccacece: Che avevano inerenza con la retrocessione della Fiorentina: Siena, Parma, Brescia, Bologna, Chievo. Queste squadre vanno a giocare 5 gare perché ci sono scontri diretti, primo tra tutti Fiorentina-Brescia, i risultati possibili danno luogo a 243 casi.
Difesa Della Valle: Quali erano le gare?
Prof. Becccacece: Bologna-Sampdoria, Siena-Atalanta, Fiorentina-Brescia, Roma-Chievo e Lecce-Parma.
Difesa Della Valle: Ce ne’era una per cui il risultato era indispensabile?
Prof. Beccacece: La Fiorentina si salva solo se vince contro il Brescia, quindi negli altri due casi è in B.
Difesa Della Valle: Era anche una condizione sufficiente?
Prof. Beccacece: No, era solo necessaria, anche vincendo poteva finire in B o andare agli spareggi.
Difesa Della Valle: Il pareggio di Lecce-Parma era sufficiente per il risultato della Fiorentina?
Prof. Beccacece: No, un risultato isolato non era sufficiente, nemmeno associato alla vittoria della Fiorentina, serviva altro, ad esempio se il Bologna non vinceva era un risultato utile.
Difesa Della Valle: Se il Parma avesse vinto l’incontro che poteva accadere?
Prof Beccacece: La Fiorentina poteva rimanere in A, certo.
Difesa Della Valle: Se si fossero volute aumentare le possibilità perché la Fiorentina rimanesse in A cosa si doveva fare?
Pro. Beccacece: Aumentare il punteggio del Parma in classifica.
Difesa Della Valle: Nessun'altra domanda.

PM: Nella sua analisi ha preso in considerazione anche la Lazio?
Pro. Beccacece: No, la Lazio era a 43, la Fiorentina poteva arrivare a 42 massimo, ma rispetto alla lotta della retrocessione era matematicamente salva. Ho analizzato la situazione della Fiorentina, cosa succede alla lazio non mi importa, se la Lazio retrocede, la Fiorentina retrocede perché è sotto, quello che fa la Lazio non influenza.
PM: Quindi anche per il Lecce?
Pro. Beccacece: Ho fatto lo stesso discorso anche per il Lecce.

DEPOSIZIONE NICOLOSI, ex arbitro e assistente di LO BELLO.
Difesa Racalbuto: Che differenza c’è tra il ruolo di assistente ai suoi tempi e oggi.
Nicolosi: Oggi l’assistente ha molti più poteri. Anche se l’ultima decisione è dell’arbitro, ma al 99 per cento dei casi segue l’indicazione degli asisstente, se l’assistente sbaglia, l’arbitro sbaglia. Oggi la partita si arbitra in tre.
Difesa Racalbuto: Segnalare all’arbitro i giocatori in fuori gioco è competenza dell’assistente?
Nicolosi: Sì, quella è competenza esclusiva dell’assistente, l’arbitro nello svolgimento del gioco non può valutare, l’assistente deve essere in linea e deve valutare. Solo magari in casi statici l’arbitro potrebbe valutare.
Difesa Racalbuto: Quindi manca la profondità all’arbitro.
Nicolosi: Certamente.
Difesa Racalbuto: L’arbitro si posiziona in campo dove non ci sono gli assistenti?
Nicolosi: Sì, un buon arbitro si posiziona dall’altro lato dove non c’è l’assistente.
Difesa Racalbuto: L’assistente deve segnalare anche falli che avvengono sulla linea laterale di sua competenza?
Nicolosi: Di solito quelli che accadono nelle sue vicinanze.
Difesa Racalbuto: E se un fallo è commesso dentro o fuori l’area?
Nicolosi: Consigliamo agli arbitri e agli assistenti di avere segnali speciali che indicano questo aspetto.
Difesa Racalbuto: E se un gol è valido o no?
Nicolosi: Se per l’assistente la rete è valida, l’assistente indica il centro del campo. Se c’è una irregolarità di cui non è certissimo ma ne vuole informare l’arbitro si ferma sul posto. Se c’è una irregolarità evidente alza anche la bandiera.
Difesa Racalbuto: Roma-Parma, per la quale Racalbuto è accusato di avere ammonito Pisanu e Contini per non farli giocare contro la Juventus. Che cosa è accaduto?
Nicolosi: Sono due ammonizioni, anzi tre, perché c’è stata una doppia ammonizione, che sono simili, cioè trattenute vistose della maglietta dei giocatori, questa è una ammonizone codificata nel regolamento alle pagine 113 – 115. L’arbitro ha il dovere di ammonire in questo caso. Pisanu e Contini sono stati ammoniti per questo tipo di fallo e poi ha espulso Pisanu per un altro fallo, anzi se devo fare un appunto, Pisanu doveva essere espulso prima, chiudendo gli occhi su un altro fallo. Alla terza lo ha ammonito di nuovo e lo ha espiulso, in quel caso da osservatore avrei detto: hai fatto benissimo ma hai omesso un’ammonizione
Difesa Racalbuto: Cagliari-Juventus del 16.1.2005 dove è contestato che Racalbuto avrebbe condizionato il risultato.
Nicolosi: In questa gara ci sono diversi episodi di ammonizioni, mancate ammonizioni. Qui Racalbuto ha commesso degli errori, certamente, ha evitato una seconda ammonizione a uno del Cagliari per evitare una espulsione e questo non va bene, ma gli episodi importanti sono due gravissimi, uno a vantaggio della Juventus e uno a vantaggio del Cagliari. Al 18' del primo tempo nega un rigore a Trezeguet che viene messo giù, davvero non ho capito come non ha dato quel rigore. Il secondo è stata la concessione del gol in favore della Juventus di Emerson in fuorigioco ma per quello che abbiamo detto l’errore è di Consolo, guardalinee internazionale che non segnala il fuorigioco a Racalbuto. Quindi io avrei detto a Racalbuto che ha arbitrato male ma il secondo episodio è certamente errore del guardalinee. Inoltre, al 47’ Racalbuto non concede il vantaggio a favore del Cagliari ma fa bene perché subito dopo Zola segna il gol del pareggio.
Difesa Racalbuto: Roma-Juve: che ci può dire?
Nicolosi: È stata una gara iniziata sulle polemiche, fomentate dai giornali, quindi iniziò già sotto un clima di guerriglia. Racalbuto era consapevole di questo ed era molto teso. In particolare ce ne sono una decina che ho raccolto nella consulenza. Salterei la parte che riguarda le mancate ammonizioni ed espulsioni (secondo me due mancate alla Juve, Zambrotta e Del Piero, e una della Roma, e due espulsioni mancate della Roma) per arrivare agli episodi che condizionano il risultato della gara. Quattro episodi: due a favore della Juventus, la prima rete segnata in fuori gioco e un calcio di rigore concesso alla Juventus al limite dell’area di rigore, che io dopo avere visto 20 volte il filmato non ne sono certo, ma anche questa azione è inficiata da fuorigioco. Poi due a favore della Roma, un rigore non dato alla Juventus per fallo di De Rossi, e un gol annullato ad Ibrahimovic che era regolare. Di questi quattro uno solo è errore di Racalbuto, la mancata concessione del rigore alla Juventus per fallo di De Rossi. Per gli altri tre errori, i responsabili sono i due assistenti, i più bravi della Can, Pisacreta e Ivaldi.
Difesa Racalbuto: Quindi è corretto parlare di arbitro e non di terna arbitale?
Nicolosi: Assolutamente sì, se gli assistenti sbagliano, l’arbitro è costretto a sbagliare, non c’è verso. Il fuorigioco di Cannavaro sul primo gol della Juventus è millimetrico, l’arbitro non può assolutamente vederlo. La responsabilità non è al trenta per cento, ma al cento per cento dell’assistente.
Difesa Racalbuto: Nessuna altra domanda.

Pm: Lei ha detto che il principale compito è quello di segnalare un fuorigioco, ma l’arbitro può fischiarlo senza segnalazione?
Nicolosi: Certo, se si accorge di una mancata segnalazione ed è certo, può fischiarlo, ma a livello di serie A sono tanti i compiti dell’arbitro che non succede.
Pm: Lei ha anche detto che la segnalazione dell’arbitro su fuorigioco avviene su calci piazzati.
Nicolosi: Può succedere che su calcio piazzato l’arbitro possa dire al guardalinee "il fuorigioco lo vedo io e tu vai a fondo campo per vedere se la palla è entrata". Oggi l’orientamento che diamo noi dirigenti è che il fuorigioco sia di competenza dell’assistente. Se c’è folla in area bisogna guardare anche i falli.
Pm: Ma il gol di Cannavaro era su calcio piazzato?
Nicolosi: Sì, mi pare di sì, ma scrivo nella relazione che in quell’azione l’arbitro era posizionato all’esterno dell’area di rigore per controllare eventuali falli, demandando al guardalinee il fuorigioco.
Pm: Questi episodi che favorirono la Juve in che momento avvennero? Su che risultato?
Nicolosi: La rete annullata di Ibra al 21' del secondo tempo, quindi il risultato era già 2 a 1, il rigore di De Rossi era sull’1-0.
Pm: Per Cagliari-Juve, perché venne ammonito Abeijon? E quale fu il comportamento dei giocatori delle squadre?
Nicolosi: Venne ammonito per fallo su Blasi che non aveva possesso del pallone. Anche qui, per regolamento, se il giocatore interviene sull’avversario che non ha il controllo del pallone, deve ammonire. Ricordo che il comportamento dei giocatori fu brutto, Racalbuto fu debole, blando, qualcuno gli ha anche parlato in maniera irruenta, ma il metro fu assoltamente equanime con entrambe le squadre.

DEPOSIZIONE CARLO PARIS di Rai Sport.
Difesa Scardina: Che ruolo ha?
Paris: Inviato speciale.
Difesa Scardina: E Scardina che ruolo aveva nel 2004-2005?
Paris: Capo redattore della redazione calcio.
Difesa Scardina: Quindi era il suo superiore.
Paris: Sì.
Difesa Scardina: Come veniva organizzato il lavoro nella redazione.
Paris: Per ogni turno di campionato vengono fatte il martedì, mercoledì delle griglie per ogni partita, c’è uno della ds, uno di altre trasmissioni. Io dal 2000 ad oggi rientravo parzialmente nelle griglie perché ero già al posticipo della domenica.
Difesa Scardina: Ha mai ricevuto indicazioni da Scardina per orientare il suo lavoro.
Paris: Mai.
Difesa Scardina: Ha mai seguito la Juve?
Paris: Sì, ogni volta che giocava il sabato sera, o la domenica sera.
Difesa Scardina: Come inviato faceva il servizio principale?
Paris: Come inviato curavo solo i collegamenti nel senso che essendo la partita finita da poco mi collego con la ds per intervistare gli ospiti e poi ci poteva essere un pezzo con interviste di appoggio che nel caso delle partite della domenica pomeriggio diventavano il servizio della partita.
Difesa Scardina: Nessuna altra domanda, può andare.

DEPOSIZIONE FABRIZIO FAILLA, giornalista RAI.
Difesa Scardina: Che ruolo ha oggi?
Failla: Sono nella redazione calcio, inviato speciale per servizi e telecronache.
Difesa Scardina: Lo stesso nel 2004-2005?
Failla: Sì.
Difesa Scardina: E Scardina?
Failla: Era caporedattore.
Difesa Scardina: Suo superiore?
Failla: Sì.
Difesa Scardina: Come venivano distribuiti gli incarichi?
Failla: C’era una disposizione per cui c’era una fascia di inviati che si occupavano delle gare più importanti, io mi occupavo anche di un altro sport il sabato e la domenica venivo inviato alla partita più vicina al luogo dove mi trovavo. Il criterio della logistica era uno di quelli che venivano presi in considerazione.
Difesa Scardina: Ha mai ricevuto indicazioni da Scardina per orientare il suo lavoro?
Failla: Mai.
Difesa Scardina: Ha mai seguito la Juventus?
Failla: Credo una sola volta.
Difesa Scardina: Nessun'altra domanda.

DEPOSIZIONE FABRIZIO MAFFEI, giornalista RAI.
Difesa Scardina: Che cosa fa adesso?
Maffei: Sono responsabile delle ralazioni esterne, curo i rapporti con strutture esterne e poi responsabile della casa editrice (ERI-RAI, ndr)
Difesa Scardina: Che cosa faceva nel 2004-2005?
Maffei: Direttore RAI-Sport.
Difesa Scardina: E Scardina?
Maffei: Responsabile redazione calcio.
Difesa Scardina: Come venivano assegnati gli incarichi?
Maffei: La strutura prevedeva alcune vicedirezioni con deleghe, e Scardina era responsabile della redazione calcio. Scardina aveva autonomia per decidere l’organizzazione del lavoro.
Difesa Scardina: Ha saputo di qualche inviato che si è lamentato di pressioni di Scardina?
Maffei: In questo tema specifico sì, ma erano molti i colleghi che si lamentavano delle scelte.
Difesa Scardina: Non parlavo delle scelte, parlavo di influenze di Scardina per orientare un servizio in un certo modo.
Maffei: Ah no, quello assolutamente no, c’erano lamentele per le scelte dei luoghi.

Presidente Casoria: C’erano dei vicepresidente?
Maffei: Sì, ognuno con delle deleghe ma non so attribuirle adesso.
Presidente Casoria: Può andare.

DEPOSIZIONE ANDREA GIUBILO, vicedirettore TG3.
Difesa Scardina: Quali sono le sue mansioni?
Giubilo: Sono vicedirettore Tg3, vengo dalla direzione del Tg1.
Difesa Scardina: Nel 2004-2005?
Giubilo: Ero a Rai sport, vicedirettore della testata.
Difesa Scardina: Come veniva assegnati gli incarichi?
Giubilo: Era fuori dalle competenze mie, ma so che c’erano delle griglie ponderate dal capo redattore e sottoposte all’avallo del direttore.
Difesa Scardina: E nella sua qualifica ha mai avuto notizia che qualche inviato si sia lamentato perché Scardina avrebbe cercato di indirizzare qualche servizio?
Giubilo: Assolutamente no, anzi, il taglio dei pezzi lo indicavo io.
Difesa Scardina: Nessun'altra domanda.

PM: Quali erano le persone addette alla composizione delle griglie?
Giubilo: Venivano composte dal capo redattore del calcio e sottoposte all’avallo del direttore che all’epoca era Maffei.
PM: E quali erano i criteri?
Giubilo: L’esperienza, la professionalità dei vari inviati; e si rapportavano alle partite.
PM: Cosa significava in quel periodo per un giornalista rivestire il ruolo di collaboratore?
Giubilo: Aveva un contratto esterno ed aiutava la redazione nei servizi, spesso li mandavamo nelle piazze più sguarnite.
PM: Ma era conforme alle regole rai inserire nelle griglie solo i collaboratori?
Giubilo: Avveniva, ma a loro non veniva dato il ruolo principale, magari per una grande partita c’era l’incontro principale e qualche collaboratore.
PM: Ha memoria di qualche collaboratore esterno inserito nelle griglie?
Giubilo: No, ce n’erano molti e non ricordo i nomi, ma so che Lei vuole arrivare a Ciro Venerato; ma Le posso dire che egli era al pari di altri collaboratori.


Presidente Casoria: E la Sanipoli?
Giubilo: La Sanipoli era una inviata.
Presidente Casoria: Si è lamentata perchè veniva pregiudicata da Scardina.
Giubilo: In una redazione ognuno si sente vittima, è compito del capo equilibrare queste tensioni.
Presidente Casoria: Ma la decisione ultima a chi spettava?
Giubilo: A Maffei.

Giudice a latere: È mai capitato che Venerato fosse mandato da solo e non come supporto
Giubilo: Non lo ricordo ma lo escluderei, anche se ripeto non era mia competenza.
Giudice a latere: Ma da chi dipendeva il fatto di mandarlo da solo o come supporto?
Giubilo: Sempre lo steso, Scardina faceva le griglie e Maffei le avallava; se riteneva che ci fosse bisogno di un supporto lo inviava.

Difesa Scardina: L’inviato, la Sanipoli in questo caso, non era in concorrenza con Venerato, i compiti erano diversi, giusto?
Giubilo: Sì.

Pm: La qualifica della Sanipoli e quella di Venerato quale era?
Giubilo: La Sanipoli era una dipendente Rai a tempo indeterminato, Venerato era un collaboratore a tempo determinato.

Il difensore di Scardina deposita una sentenza del Tribunale di Roma con la quale viene rigettata la richiesta di risarcimento danni per mobbing proposta dalla Sanipoli, perchè è stato accertato che la Rai non l'ha mai discriminata e quando non è andata a fare la Nazionale è perchè era in maternità.

Dichiarazione spontanea di Scardina.
Vorrei spiegare come funzionava. Avevamo la domenica 4 trasmissioni. La DS la faceva solo l’inviato, per Stadio Sprint si utilizzava o un inviato o un collaboratore, i quali avevano 15-18 anni di esperienza. Su alcune gare utilizzavamo un collaboratore. Il pezzo di appoggio per il Milan lo faceva Granata, per l’Inter Alda Angrisani. Sulla Roma c’era Antinelli, ad esempio, ma non sono usciti in questo processo. Per la famosa partita di Lecce c’era Bizzotto per 90° e Venerato che fece un pezzo di un minuto su Del Piero che tornava a Lecce dopo un grave infortunio. Venerato da solo mi ha portato più notizie di altri 7 inviati messi insieme. Sono 44 anni che faccio questo mestiere, utilizzo le persone brave… se mando la signora alla Coppa Intercontinentale e mi dice di no, che devo fare?

Sembra che non ci siano più altri testi e il Presidente Casoria è irritata per questo. Fa l'appello degli imputati per vedere quanti testi ci sono ancora da esaminare.

Avv. Gallinelli: Per Ibrahimovic, Banti e Zanotti vi è rinuncia, ma vorrei illustrare perchè queste prove le ritengo superate attraverso questa nota, che sottopongo al Tribunale, delle ultime telefonate che voglio fare allegare. Queste telefonate sono più rilevanti perché dimostrano come vi sia stata, con riferimento ai reati di frode sportiva, una interruzione della sequanza logica dell'attività di captazione. Vanno a colmare ed integrare i vuoti che sono riferiti proprio alle gare che sono state contestate a De Santis come frode sportiva. E sottopndgo i brogliacci che sono anomali nella stesura. Si parla di una telefonata tra Pairetto e un osservatore in cui si dice che parlano della partita della Sampdoria, invece parlano di Palermo-Lecce, contestata all'arbitro De Santis
PM: E' possibile vederlo?
Avv. Gallinelli: Certamente.

Avv. Gallinelli: I testi per De Santis sono finiti
Avv. Picca: Abbiamo Consolo per il 16 novembre, Zoff per il 9 novembre e Mitro per il 23 novembre.
Difesa Fabiani: Tutti i testi di lista li cito per l'ultima udienza del 23 novembre.
Avv. Prioreschi: Non possimo citarli tutti per il 23, uno è un ingegnere che ha fatto la perizia, ingegner De Falco, e poi Cipriani.
Presidente Casoria: Li citi per il 9.
Difesa Fazi: Non ha testi.
Difesa Foti: C'è rinuncia, tranne che per Riccardo Bigon per il 16 novembre.
Difesa Lotito: Rinuncia a tutti tranne 2, tra cui il notaio, quello che non è stato sentito, Ioli, e un altro un assistente, li citiamo per il 23 novembre.
Difesa Mazzini: Un solo teste, il 23 Renzo Ulivieri.

La difesa di Moggi rinuncia a tutti i testi, però l'avvocato Prioreschi dice che solo ieri ha avuto 9 dei 10 cd che non erano leggibili, e ne rimane solo uno che non si apre.
Avv. Prioreschi: Solo da ieri stiamo leggendo i cd e stanno emergendo tutte le telefonate per le quali è stata contestata la frode sprtiva e, inspiegabilmente, è un termine molto benevolo, i carabinieri non le hanno trascritte. Prima o poi qualcuno dovrà rispondere di questo fatto. Io rinuncio a testi ma Lei mi dia la possibilità di aggiungere telefonate che riteniamo importanti.
Presidente Casoria: Va bene.

Difesa Pairetto: Rimane solo l'arbitro internazionale che stiamo citando per ogni udienza, vorrei riuscire solo a portare questo.
Presidente Casoria: Va bene, per il 23.
Difesa Pairetto: Quanto alle telefonate, Le dico che abbiamo avuto 5 dvd contenenti la fonia e i brogliacci delle telefonate di Pairetto e li abbiamo avuti agli inizi di settembre, ma non abbiamo ancora finito. Se Lei ritene di lasciarci ancora del tempo lo sfrutteremmmo per questo. Abbiamo 44 telefonate assolutamente rilevanti per spiegare la correttezza dei designatori. Inoltre, rispetto alla richiesta del maggio 2010, vorremmo consegnare al perito il cd che mancava per la trascrizione di altre 29 telefonate. Devo anche rappresentare che fin dall'inizio questa difesa ha cercato di spiegare che era fondamentale avere i brogliacci. Solo a settembre li abbiamo avuti.

Racalbuto e Scardina hanno esaurito i loro testimoni.
Pm: Per la lista dei testi di Scardina c'è riununcia al teste Venerato.
Presidente Casoria: Adesso vediamo.

Parti civile: Tutti i testi sono stati esauriti.
La Presidente Casoria autorizza il Pm a fare proprio il teste di Scardina, Venerato, e a citarlo per il 9 novembre.

Si dispone il prosieguo al 9 novembre 2010.

Alla prossima.

Ringraziomo Francesco/FRALES per il sempre ottimo resoconto dall'aula e Voi per l'attenzione.
Ju29ro.com


Commento:

Ringraziando l'utente Frales e il lavoro di "sbobinatura" a cura degli utenti di Ju29ro invito tutti i lettori a copiare ed incollare rendendo il contenuto dell'udienza fruibili ad il maggior numero di persone possibile.

Vecovaro