martedì 29 giugno 2010

INTERVISTA A BONUCCI E ULTIME MERCATO JUVE

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Trapattoni intima il divieto di sosta


La crisi della Juventus, come la vivono il tecnico e i giocatori " chi molla non e' da Juve " . E insiste con Vialli alla Bettega

Solo il Buckingham Palace, se fosse una squadra di calcio, avrebbe fatto passare ai suoi tifosi un Natale peggiore di quello juventino. Da un lato le real separazioni di Andrea e Sarah e di Carlo e Diana, l' incendio del castello di Windsor e le tasse a fardello anche sulla corona. Dall' altro gli stenti del Vialli da riciclare mezz' ala, le lune del Baggio indispensabile solo quando non c' e' e i problemi di Sisifo Trapattoni, che continua a parlare di squadra da far crescere e la vede gia' vecchia. I principi che vissero felici e contenti e le squadre che furono felici e vincenti restano nelle favole. La Juventus riprende il lavoro, accantona le vacanze e il grande freddo, visita il vecchio stadio Comunale: meno nove dal Milan, c' e' da battere i denti. Davanti, lunghi mesi per convincersi che la Coppa Uefa e' un grandissimo traguardo e la Coppa Italia non e' poco. Lunghi mesi per dimenticare il campionato, l' obiettivo al quale questa squadra costruita per vincere subito era stata chiamata. Fuori, un centinaio di tifosi con le illusioni in mano. Stazionano in attesa di un autografo, intaccato dalla svalutazione, ma ancora prezioso per la banca del cuore. Tra di loro un "fantaskin", skin per i capelli rasati e fantastico per la tenuta: sotto al giubbotto del "gruppo antiviola", porta camicia, pancia e la cravatta del giorno di festa. Segue la Juve da tanto tempo, ora rischia una crisi di identita' , come la sua squadra. E al nuovo addetto stampa, Romy Gay, arrivato in Cinquecento, resta sbarrato l' ingresso al parcheggio: non lo conoscono ancora bene. Il Milan ha chiuso il campionato, la Juventus molte bocche. Roberto Baggio passa e saluta. La frattura alla costola rimediata in nazionale a Glasgow? "Ora tutto bene, grazie". Niente altro da dire. Gianluca Vialli passa, saluta e si ferma un istante. La visita alla nostalgia di Sampdoria, fatta agli ex compagni alla vigilia dell' incontro con il Milan, ha distillato un' intervista, pubblicata dal "Secolo XIX", che riporta un suo dialogo con Svennis Eriksson: "Forse ci manca qualcosa di base, ma abbiamo avuto anche troppe assenze importanti. Noi non abbiamo un gioco come voi, da noi le singole pedine non sono abbastanza intercambiabili come nella Sampdoria, che lei schiera a zona. Noi giochiamo strettamente a uomo sicche' se nei rispettivi ruoli ci sono un Julio Cesar, un Baggio, un Platt e' un conto, se ci sono i sostituti e' un altro conto...". E un nuovo attacco a Trapattoni e al trapattonismo, dopo quelli mai smentiti da Roberto Baggio e Andy Moeller? E questo il Vialli pensiero? Lui rilegge, sorride, sentenzia: "No". E altro non dice. Tra tanto silenzio si cercano le parole di Giovanni Trapattoni. Il panettone? "Gia' mangiato, grazie". Si' , ma con l' ultima impresa del Milan affonda Samp a toglierne le ultime uvette e i pochi canditi rimasti. "Il Milan ha dimostrato ancora una volta di essere la lepre che corre davanti a tutti. La Sampdoria ha giocato bene, ma il Milan ha saputo contenere e colpire". Un Milan come la Juventus dei bei tempi che furono? "Un Milan che non era andato a Genova per uccidere e vincere, ma solo per mantenere l' imbattibilita' . E che poi ha saputo approfittare delle situazioni". Un Milan cinico? "Non e' cinismo, e' esperienza". Un Milan comunque ormai irraggiungibile, anche se Trapattoni resta inossidabile. Nell' inventare motivazioni: "Abbiamo grandi risultati in ballo, come potremmo essere demoralizzati?". Nel lanciare proclami: "Chi si lascia andare fara' i conti con me. Chi si lascia andare non e' da Juve". Nel difendere un gruppo dove l' esperimento confina ormai con la disperazione: "Vialli regista? Vialli alla Bettega? Altre novita' ? Se ci saranno le vedrete in campo. Non vorrete certo che mi metta a dirle a voi, per poi fare scatenare le polemiche". Diventa importante persino il torneo di Salerno (domani, con Juventus, Cska Mosca e Olympiakos Pireo in tre partite da 45' ciascuna): "Russi e greci possono essere un banco di prova interessante; sono squadre di grande tradizione internazionale. E poi serviranno anche a toglierci di dosso il grasso accumulato a Natale". E proprio a Salerno Trapattoni riproporra' l' esperimento di Vialli alle spalle delle due punte (che saranno Baggio e Casiraghi), provato per la prima volta a Catania. Anche questo servira' a capire quale futuro avra' la squadra. A questo appuntamento trapattoniamente importante, non ci saranno Galia (distorsione alla caviglia) e Platt. L' inglese si e' allenato ieri a parte, corricchiando per tre quarti d' ora, ma risente ancora di fastidi al ginocchio operato. Lui, che ai problemi della Juve ha aggiunto anche quelli di Buckingham Palace, e' il piu' esplicito: "Mai e poi mai avrei pensato di essere cosi' lontano dal Milan a Natale". Lontani come Carlo e Diana.

da Corriere della Sera (28 dicembre 1992)

Marotta, silenzio doc Pazzini s'avvicina?


Il digì non risponde sulla trattativa per il centravanti doriano e per Mexes: segno che sta stringendo l'assedio alla Samp e alla Roma. E su Krasic: "La trattativa non è definitivamente chiusa...".

TORINO - Marotta non risponde alle domande su Pazzini e Mexes bianconeri e tiene la porta aperta per Krasic. Il silenzio del dg sulla trattativa per il centravanti blucerchiato è strumentale alla stessa operazione. Un tacito assenso dettato da ragioni di convenienza. Marotta non nomina Pazzini, ma il presidente della Samp Garrone non perde comunque l'occasione per dare un altro giro di chiave al suo gioiello: "Pazzini alla Juve? Nemmeno per 100 milioni di euro. Comunque non c'è stata nessuna richiesta", dichiara con una vena polemica al Gr Parlamento. Il rifiuto secco a trattare con i bianconeri non è tanto legato al "fatto che la Juve abbia preso Marotta. Mi hanno portato via un ottimo ds come Paratici. Non perdono questa mossa a Marotta, perché è una decisione sua e non del presidente Andrea Agnelli". Ma anche il secco no di Garrone è tattico, e suscettibile a cambiamenti. Le vie del mercato sono infinite. E se la Sampdoria dovesse malauguratamente fallire il turno preliminare di Champions, Pazzini sarebbe eccome cedibile.

JUVE ANCORA SU KRASIC. Tornando a Krasic, "la trattativa non è definitivamente tramontata - ha dichiarato Marotta ai microfoni di Radio anch'io Sport -, ma per il momento abbiamo ripiegato su Martinez che è comunque un giocatore importante. Se poi il Cska di Mosca rivedrà le sue richieste economiche, si potrà tornare a parlare di Krasic". Dopo un paio di settimane di freezer, la trattativa dovrebbe
essere scongelata nei prossimi giorni: domani è in programma un incontro tra gli impresari del giocatore e i dirigenti del club russo. L'entourage dell'esterno serbo ribadirà al Cska la volontà di Krasic di vestire la maglia della Juve e, quindi, l'opportunità di adeguare le pretese economiche del club all'offerta della Juve di 15 milioni circa.

CANTIERE APERTO. A tre giorni dal raduno (giovedì all'ora di cena) e a cinque dalla partenza per il ritiro di Pinzolo, la Juve è ancora un cantiere aperto. La priorità di Marotta è sempre la stessa: vendere. Le operazioni in uscita per adesso si limitano alla cessione di Molinaro allo Stoccarda. Troppo poco. Parallelamente si cercano ancora due terzini (probabile l'arrivo di Motta a destra, mentre a sinistra si seguono Kolarov, Aogo dell'Amburgo e Taiwo dell'Olympique Marsiglia), un difensore centrale (Mexes o Marquez), un esterno (Krasic a destra o Riera a sinistra) e un attaccante (si spazia dagli onirici Dzeko e Suarez ai più realistici Pazzini e Gilardino).

BONUCCI: "L'INTER? UN'AVVERSARIA DA BATTERE". Primo giorno di Juve per Leonardo Bonucci e Jorge Martinez che in mattinata hanno sostenuto le visite mediche. Giovedì 1 luglio la Juve depositerà in Lega il contratto del difensore centrale. Lui, intanto, ha pronunciato le rituali belle parole di chi approda in un club di grande blasone: "E' il coronamento di un sogno. Sono pronto per affrontare questa nuova avventura, sarà un punto di partenza per diventare grande". L'incontro con la nuova dirigenza è stato positivo: "Appena sono arrivato ho notato la grande voglia della società di iniziare una nuova era e di mettere una pietra sopra al passato. Certo, per vincere alla grende ci vorrà del tempo, ma la società non nasconde le sue ambizioni". Dopo un Mondiale vissuto ai margini della Nazionale, Bonucci ha fame di calcio e una "gran voglia di lavorare con umiltà".

Dice che gli basterà una settimana di vacanze per ricaricarsi e che il suo antico tifo per l'Inter è finito in soffitta: "Per me da oggi esiste soltanto la maglia della Juve, l'Inter sarà solo un'avversaria da battere. Il passato rimane nei miei ricordi e basta". Come la gratitudine per Carlo Perrone, il tecnico della Berretti nerazzurra che ha trasformato Bonucci mentalmente e tatticamente: "Ho iniziato a fare il difensore tardi, a 18 anni. 'Se vuoi fare carriera segui i miei consigli', mi ha detto Perrone. Aveva ragione lui. Prima, quando giocavo in attacco, i miei idoli erano Baggio e Del Piero, ma adesso mi ispiro a due grandi difensori come Nesta e Cannavaro".

da Repubblica

lunedì 28 giugno 2010

Martinez, visite mediche a Torino

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Intervista a Bonucci: «Voglio diventare grande con la Juventus»

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MASSIMO GILETTI E JOSE' ALTAFINI ANALIZZANO IL MERCATO JUVE

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DISCRETI E ALTAFINI, ULTIMISSIME MERCATO JUVE

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ANTONIO CABRINI DICE LA SUA SULLA NAZIONALE E SUL MOMENTO JUVE

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LINUS DI RADIO DEEJAY CI PARLA DI JUVE E NAZIONALE

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«Giovane e Italiana - La Juve di Agnelli pensa in grande e vincerà presto»


Il d.g. bianconero: «Il club deve dare la cultura vincente ai giocatori, non bastano i soldi. Delneri è l’uomo giusto, Bonucci acquisto ideale, Pepe farà bene, punto su Lanzafame»

Voglia di grande Juve. Aperta alle sfide del futuro, con l’anima degli anni migliori. In sella ormai da quasi un mese. Il nuovo direttore generale Beppe Marotta parte dalle sue prime sensazioni per fare un bilancio e indicare la strada.

«Un’esperienza unica. Il calcio è uguale a tutte le latitudini, ma quando entri nel mondo-Juve capisci subito quanto pesa lavorare in uno dei club più importanti del mondo. La pressione è tanta, ma l’entusiasmo è pure superiore».

Chi l’ha aiutata ad ambientarsi?
«Il presidente, innanzitutto. Andrea Agnelli è giovane, ma vive il calcio da quando era ragazzo, cioè da quando frequentava la Juve insieme al padre e allo zio. Così ha maturato una grande esperienza e ora tutti stiamo traendo giovamento dalle sue indicazioni».

In che senso?
«Già il ritorno di un Agnelli in prima linea è il segno che la proprietà crede nel progetto. Si aggiunga che Andrea ha il carisma per trasmettere a tutto il gruppo di lavoro un concetto in cui credo molto anche io».

Quale?
«La grandezza di un club non è data solo dal tasso tecnico dei giocatori. Non basta spendere per avere successo. Il valore aggiunto viene dalla cultura che la società trasmette ai singoli: il senso di appartenenza, lo spirito di competizione e la voglia di migliorarsi sempre. Una volta ottenuto ciò, ne deriva anche la disciplina. E
Delneri, vedrete, è l’uomo giusto al posto giusto ».

Belle parole. Ma come la mettiamo con il gap con l’Inter?
«Stiamo lavorando per allestire una squadra competitiva, ma serve pazienza. Mai perdere di vista i parametri finanziari. E dopo il ciclone di Calciopoli sarebbe stata dura per tutti riemergere
».
Il popolo bianconero patisce questa situazione.
«Non confondiamo le cose. Sono mancati i risultati nell’ultima stagione, ma il lavoro di programmazione resta. E la Juve ha i fondamentali per fare bene e tornare a vincere: anche nel breve periodo».

Come?
«Innanzitutto continuando a investire sui giovani, meglio se italiani. Da sempre la Juventus è il serbatoio della Nazionale, vogliamo continuare ad esserlo. Perciò tra le prime indicazioni del presidente c’è stata l’attenzione per il vivaio. Un compito che mi sono preso volentieri ».

Con la Sampdoria ha già ottenuto bei risultati con le giovanili.
«Negli ultimi anni club come la Samp, il Genoa e il Palermo hanno seminato tanto e bene. Ora tocca anche a
noi riprendere la strada maestra ».

Qual è la ricetta?
«Migliorare lo scouting, a 360 gradi. Ormai non ci sono più frontiere, i talenti vanno cercati in tutto il mondo».

Con gli stranieri come facciamo?
«Non deve condizionarci il flop azzurro in Sudafrica. Dobbiamo cercare la qualità dappertutto perché la Serie A deve attrarre le stelle per restare competitiva a livello europeo. E se i club italiani vincono nelle competizioni Uefa credo ne tragga beneficio anche la Nazionale».

Quant’è il budget?
«Sinora siamo stati gli unici a spendere, ma è presto per fare i conti. L’importante è fare i passi giusti, senza perdere mai l’equilibrio finanziario, come vuole Platini».

Comearriva la Juve al 2012, l’anno dell’introduzione del Fair play finanziario?
«Con uno stadio di proprietà a cui sta lavorando l’a.d. Blanc e con la prospettiva di aprire un ciclo importante».

Anche le altre grandi si stanno mettendo in riga.
«Il Milan s’è messo a dieta, ma anche l’Inter va verso questa direzione. Certo, quel rosso da 154 milioni dell’ultimo bilancio non è più compatibile».

Guardiamo agli ultimi colpi: il più difficile?
«Beh, non è stato facile convincere Bari e Genoa per avere Bonucci. Siamo soddisfatti, anche perché il difensore ha i requiasti del nostro rinforzo ideale. E’ bravo, è giovane ed è già azzurro...».

L’arrivo di Pepe non ha scaldato proprio tutti.
«Cerchiamo giocatori al top e Pepe fa un lavoro di quantità che è prezioso in un gruppo di prima grandezza. Tocca ad altri dare la qualità alla Juve».

E’ in arrivo anche Martinez.
«Aspettiamo che superi le visite mediche. Poi trarremo le conclusioni. Anche lui può darci una mano importante».

Ed ora cosa accadrà con Krasic?
«Abbiamo fatto la nostra offerta al Cska Mosca che non l’ha accettata. Poi noi abbiamo preso altre strade. L’ultima è quella di Lanzafame».

Con quali prospettive?
«E’ cresciuto nel vivaio bianconero e sinora non ha mai avuto la grande opportunità. Nel frattempo è cresciuto e siamo convinti che saprà sfruttarla al meglio».

Cosa ci dice di Elia?
«Che è un ottimo giocatore e che l’Amburgo lo valuta tanto».

Ci sono ancora un po’ di acquisti da fare.
«Il nostro obiettivo è quello di avere due giocatori per ruolo. Siamo un cantiere aperto, ma sarebbe sbagliato aver fretta. Chiedo pazienza ai tifosi, magari anche sino a fine mercato».

Camoranesi reclama un aiuto finanziario per andar via.
«Abbiamo parlato con tutti gli agenti dei nostri calciatori. Nel caso di Mauro abbiamo spiegato che la Juve gli sarà sempre grata, anche dal punto di vista umano, ma arriva sempre il momento in cui occorre voltar pagina».

Come giudica la scelta di Buffon di operarsi?
«Lo aspettiamo con fiducia. Gigi è uno di noi».

Chiellini resta o no?
«Mai messo sul mercato. Anzi, siamo pronti a incontrare il suo agente per dargli il riconoscimento economico che merita».

Anche Marchisio?
«L’obiettivo è crescere in casa i nostri talenti e Marchisio è uno di questi».

da GdS

domenica 27 giugno 2010

ESCLUSIVA/ Molinaro (Stoccarda): Träsch e Trochowski da seguire, Tasci-Chiellini, che coppia!


GERMANIA INGHILTERRA - Cristian Molinaro è diventato uno dei punti fermi dello Stoccarda. Arrivato in Germania a gennaio, l'ex terzino della Juventus ha convinto tutti, tifosi e dirigenti, sulle sue qualità, tanto da meritarsi la conferma avvenuta ufficialmente alcune settimane fa. Abbiamo affrontato con lui, in esclusiva per IlSussidiario.net, i problemi vissuti alla Juventus, la differenza tra il calcio italiano e quello tedesco ed anche un giudizio sui talenti della Bundesliga e della Germania che questo pomeriggio affronterà l'Inghilterra negli ottavi di finale dei Mondiali sudafricani.

Molinaro, possiamo dire che i sei mesi in Germania hanno rappresentato una rinascita per lei dal punto di vista professionale?
Non direi rinascita visto che alla Juventus ho dimostrato di avere le qualità per giocare a questi livelli. Forse il termine giusto è rivincita. Lo scorso anno ad aprile ho dovuto terminare la mia stagione per l'ematoma renale. Ho dovuto ricominciare da zero e quando sono tornato il nuovo tecnico (Ferrara ndr) non mi ha dato la possibilità di giocare. Per questo ho accettato l'offerta di un club importante come lo Stoccarda. In Germania mi sono trovato benissimo fin da subito, mi hanno accolto stupendamente ed ho potuto dimostrare le mie qualità.

La stagione della Juventus è stata "balorda", eppure dopo le prime giornate la squadra sembrava girasse a mille. Cosa è successo?
Io sono stato fino a Dicembre quando perdemmo in casa contro il Catania. All'inizio le cose andavano bene, la squadra girava bene. Poi l'eliminazione dalla Champions League per mano del Bayern Monaco ha complicato tutto, è stato un duro colpo anche se all'inizio c'è stata una piccola reazione.

Sul banco degli imputati sono finiti Diego e Felipe Melo. Lei li ha visti da vicino, cosa li ha bloccati?
Inizio col dire che sono due giocatori dalle indubbie qualità, Felipe sta facendo un ottimo Mondiale e Diego lo conosciamo tutti. All'inizio è andato tutto bene poi con i primi problemi è venuta meno la fiducia dell'ambiente e, se non c'è quella attorno alla squadra, si finisce per non giocare bene. Ma certamente tutti i miei compagni hanno messo in campo tanto impegno e volontà.

Che differenza c'è tra il campionato tedesco e quello italiano?

Sono due grandi campionati, in quello tedesco non c'è molta esasperazione tattica, si pensa allo spettacolo, per questo spesso si vedono risultati sorprendenti con le piccole squadre che riescono più di una volta a fare il colpaccio contro le grandi squadre. In Italia invece siamo abituati a giocare partite molto tattiche. Ma il fascino del campionato italiano è immutato, all'estero è visto come un grande campionato.

La Germania vista al Mondiale è piena zeppa di giovani interessanti che lei ha sicuramente sfidato in campionato. Non solo, perchè nella lista dei convocati ci sono anche tre suoi compagni di squadra, Tasci, Khedira e Cacau. Tutti e tre sono stati accostati a club italiani, può descriverli come giocatori?
Sono tutti e tre grandi giocatori. Tasci è un difensore di grandi qualità, è il giocatore che più mi ha impressionato. Gioca da centrale, all'apparenza non sembra forte fisicamente nonostante l'altezza, invece è il classico marcatore tosto. Ama giocare palla al piede, è un difensore di costruzione, bravo sia con il destro che con il mancino. Ha grandi qualità, sarebbe perfetto accanto ad uno come Giorgio Chiellini. Khedira è un centrocampista centrale molto bravo negli inserimenti. Nella Germania gioca più basso mentre da noi si inserisce di più, se volessi paragonarlo ad un giocatore italiano direi Perrotta. Cacau è un attaccante molto forte tecnicamente, anche se la sua caratteristica principale è lo scatto iniziale. La sua rapidità nei primi metri è decisiva, ho visto molti difensori perdere in questo modo i duelli con lui.

Nei pre-convocati del c.t. Loew c'era anche Christian Träsch, giocatore dello Stoccarda, costretto a saltare la rassegna mondiale per un infortunio. Anche di lui si dicono grandi cose in Germania, può confermare?

Certamente. Christian è un giocatore fantastico, molto forte, non possiede un grande bagaglio tecnico ma è un motorino inesauribile. Gioca in mediana ma corre dappertutto, potrebbe giocare anche come terzino o esterno, perchè non si ferma mai. Un ragazzo d'oro a cui auguro tutto il bene possibile.

Le stelle della Nazionale tedesca sono Muller e soprattutto Ozil. Cosa può dirci di loro?

Muller e Ozil sono due grandi giocatori entrambi possono giocare sia come esterni offensivi che come trequartisti. Il giocatore del Bayern Monaco (Muller) è più duttile perchè può giocare anche a centrocampo, mentre Ozil è più mezzapunta/seconda punta, molto bravo tecnicamente. Due giocatori di livello assoluto.

Dovesse consigliare qualche talento della Bundesliga alle società italiane, che nomi farebbe?

Due di loro li ho già nominati, ovvero Tasci per il reparto difensivo e Träsch per il centrocampo, perchè ripeto sono due giocatori da prendere assolutamente. Per l'attacco è banale dire il nome di Dzeko, sappiamo tutti le grandi qualità del centravanti bosniaco, a me personalmente piace Trochowski dell'Amburgo, è una mezz'ala dalle grandi qualità.

Rimanendo in tema Mondiale, si aspettava la debacle dell'Italia?

Onestamente nessuno poteva immaginare l'eliminazione degli azzurri soprattutto pensando agli avversari del girone, con tutto il rispetto per Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Adesso la cosa più importante è non fare grandi processi, bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire in fretta.

Il nuovo c.t. dell'Italia Cesare Prandelli ha già fatto intendere che le porte della Nazionale sono aperte a tutti. Lei ci spera in una chiamata della Nazionale?

Nella Juventus sono stato vicino alla convocazione ma purtroppo non è successo. Mi piacerebbe indossare la maglia della Nazionale anche per una sola amichevole, ho sempre detto che è il mio obiettivo principale e cercherò con tutte le mie forze di raggiungere il mio scopo, anche perchè nel mio ruolo ci sono poche alternative.

Le piacerebbe ritornare in Italia o vorrebbe terminare la carriera in Germania?

Ho 27 anni quindi è ancora presto per parlare di fine carriera. Amo l'Italia perchè è la mia patria così come amo il campionato italiano ma in Germania sto davvero bene, mi sto impegnando per imparare in fretta la lingua in modo da non avere problemi di comunicazione. Dobbiamo iniziare alla grande il campionato perchè nella scorsa stagione la squadra non è andata bene nei primi mesi, da gennaio in poi abbiamo fatto un grande lavoro, proprio per questo siamo convinti di poter fare bene da subito.

Dopo i sei mesi giocati alla grande con lo Stoccarda, ha ricevuto offerte di squadra italiane?

Non so onestamente se ci sono state offerte, anche perchè ho detto al mio agente di voler rimanere in Germania, ho fatto questa scelta perchè mi sono trovato benissimo, un ambiente che mi ha accolto bene e sono felice di questo.

da Il Sussidiario.net

Commento:

Grosso e De Ceglie sono riusciti a far rimpiangere l'ottimo Molinaro e ho detto tutto...


Sport Radio Energy, Juve-Suarez, Fiorentina-Marica, Milan-Klose. Benteke

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Intervista di Sky a Lanzafame: «Si Realizza un Sogno» (25/06/2010)

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Intervista a Davide Lanzafame: «Juve, non vedo l'ora di iniziare» (25/06/2010)

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giovedì 24 giugno 2010

Sospensione servizio.



Domani e dopodomani il blog non sarà aggiornato, fate tutti quanti un grosso in bocca al lupo a mia sorella che ne ha davvero tanto tanto bisogno...

Sabbie mobili per Calciopoli 2, si allungano i tempi


TORINO, 23 giugno - Calciopoli 2 ha mosso i pri­mi passi e già rischia di finire nelle sabbie mobili. Se, nell’estate 2006, i giudici si mossero con estrema cele­rità per emettere sentenze e condan­nare i club, senza esaminare tutte le prove come emerge dalle intercetta­zioni che i legali di Luciano Moggi sono riusciti a far acquisire al pro­cesso di Napoli, adesso invece il pro­curatore Stefano Palazzi e il suo staff di 007 attendono la trascrizione degli audio delle telefonate prima di procedere con gli interrogatori. Po­trebbero però dover aspettare parec­chio perché il perito del tribunale di Napoli, Carlo Porto, che avrebbe do­vuto finire il lavoro di sbobinamento a metà luglio, ha chiesto una proro­ga fino al 1° ottobre, quando ripren­deranno le udienze. Questo significa bloccare le indagini della procura fe­derale per altri tre mesi e allungare a dismisura i tempi del processo sportivo perché in Federcalcio fanno sapere che, senza quelle trascrizioni, l’inchiesta resterà ferma.

INDIPENDENZA In realtà Palazzi può procedere in maniera autonoma perché sono già in suo possesso gli audio delle intercettazioni. In questo modo non si limiterebbe a esamina­re le telefonate scelte dai legali di Moggi o dai pm, che arriveranno dal tribunale di Napoli, avendo di fatto tutti gli elementi per fare chiarezza su quello che veramente accadde nel­la stagione 2004-05, nel nome ovvia­mente dell’indipendenza della giu­stizia sportiva.

RIABILITAZIONE Ritardare le in­dagini e il processo sportivo su Cal­ciopoli 2 significa anche far slittare le decisioni in merito allo scudetto 2005-06, assegnato all’Inter dall’al­lora commissario straordinario della Federcalcio Guido Rossi. Alla luce delle intercettazioni che coinvolgono la società nerazzurra e quindi il pre­sidente Massimo Moratti, la Juven­tus sta portando avanti la battaglia per la revisione di Calciopoli e per la non assegnazione di quello scudetto perché anche i nerazzurri non avreb­be quei requisiti di lealtà richiesti. C’è quindi bisogno di azione e non di immobilismo: per carità, i reati sono ormai prescritti e soltanto la presen­za di nuove prove potrebbe riaprire il processo sportivo, ma constatare che l’illecito sportivo coinvolgeva tanti altri club servirebbe per riscrivere la storia di quelle stagioni e vedere Cal­ciopoli in un’altra prospettiva. Alla Juventus la serie B non sarebbe tol­ta, ma per la società bianconera sa­rebbe una vittoria morale e una ria­biltazione comunque significativa.

IMBARAZZO Intanto stanno spun­tando altre intercettazioni che coin­volgono i vertici federali. Per la pri­ma volta emerge il nome di Giancar­lo Abete, allora vicepresidente (il nu­mero uno era Franco Carraro): in un colloquio con l’altro vicepresidente, Innocenzo Mazzini, scherza sulla sconfitta ai rigori del Milan nella fi­nale di Champions League a Istan­bul contro il Liverpool. «A Silvio ( Berlusconi) è un periodo che gli di­ce sfiga...», sorride Abete. E continua: «Il portiere polacco ha qualche in­flusso più in alto... L’antidoping? A chi si reggeva in piedi, erano tutti a terra». Poi, i due ritornano seri e par­lano delle convocazioni del ct Mar­cello Lippi (sì a Cassano, no a Totti).

In un’altra telefonata Mazzini si la­menta con Antonello Valentini, allo­ra capo ufficio stampa della Feder­calcio, per alcune dichiarazioni di Lippi dopo Lazio-Fiorentina, viziata dal mani di Zauri. C’è poi una terza intercettazione in cui persone non tesserate si mettono a discutere di griglie con l’pex designatore arbitra­le Paolo Bergamo. Per carità, si trat­ta di telefonate che non hanno rile­vanza a livello penale, sono più che altro di colore. Sembra tuttavia che ce ne siano altre (una trentina), con­siderate di ben altro spessore, alme­no dal punto di vista sportivo: riguar­derebbero un presidente di un club di A, finora mai convolto nelle inter­cettazioni, e nuovamente i vertici fe­derali. E potrebbero creare non poco imbarazzo.

da Tuttosport

Sport Radio Energy, Juventus-Riera, Milan-Mancini no accordo, Fiorentina-Insua

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La difesa di Moggi perde una colonna: Nicola Penta lascia


Beh, come si dice i guai non vengono mai da soli, e così da ieri le indiscrezioni che ho ricevuto, fanno suonare come una sirena la notizia che il dottor Nicola Penta, stia pensando seriamente di lasciare l’incarico di consulente delle difesa Moggi,
La cosa mi ha colto un po’ di sorpresa, anche perché, il consulente fino ad ora ha messo su, tutte quelle telefonate e quelle informazioni che hanno permesso ai legali di Moggi di fare un lavoro egregio. Ma onestamente è da tempo che sento un certo malessere da parte del dottor Penta, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente nell’aula del tribunale di Napoli, durante le udienze dei mesi scorsi di “calciopoli”. Il suo lavoro è senza dubbio la chiave di volta del collegio difensivo, e le sue meticolose ricerche, hanno sempre portato un valore aggiunto, con l’intreccio di risultati sportivi, informazioni sulle partite e soprattutto la sbobinatura di quelle telefonate che i carabinieri avevano ritenuto irrilevanti.
Note sono le sue azioni rivolte a smontare giorno dopo giorno le inesattezze dei testi dell’accusa tra tutti ricordo il Colonello Auricchio, ed i suggerimenti ai vari legali presenti in aula, dando spesso notizie su imprecisioni legate a risultati e vicende sportive e non, quasi avesse in testa un computer.
Cosa ci sia dietro questa possibile decisione, non è purtroppo noto, ma la mia personale sensazione, dopo scambi di idee e chiacchierate fin dal secondo giorno che ci siamo conosciuti, è che ci sia una stanchezza del dottor Penta, che sia da collegare alla mancata presa di posizione della Juventus in relazione al processo, e molto più probabilmente al fatto che i legali della Vecchia Signora non abbiano preso una posizione ufficiale. Ma anche alla lentezza della giustizia sportiva, che nel 2006 prese una decisione, di mandare in B la Juventus sulla base delle informative dei carabinieri, con stralci dei brogliacci che peraltro non possono essere utilizzati nei dibattimenti, mentre invece oggi con le intercettazioni uscite, e la gravità delle stesse, abbiamo una posizione della Vecchia signora molto alleggerita, scoprendo che le squadre coinvolte sono molte di più e con posizioni più compromettenti, Inter e Cagliari su tutte. Non credo che il dottor Penta voglia continuare a seguire una vicenda che sa tanto di battaglia contro i mulini a vento, e contro una FIGC che dovrebbe invece intervenire immediatamente, lasciando, ad oggi, impunite la azioni di altre squadre che hanno avuto condotte irregolari.
A questo punto il Dottor Penta, che oltre ad essere il consulente di Moggi, è anche un tifoso della Juventus, e certo si muove con un incarico preciso, ma spinto da una passione forte, che è sempre trapelata dalle chiacchierate con lui, lascerebbe un vuoto enorme nello staff di Moggi, che sarebbe difficile da colmare, visto che lavora da 4 anni a questa vicenda ed è a conoscenza di tutti i dettagli della storia legata a questa che ormai è sempre più una farsa. Io personalmente spero che cambi idea, ma per come ho potuto comprendere, sarà difficile che accada.
Per rimediare a questo credo sia necessario che tutti insieme ci si muova, per far sentire alla FIGC ed alla Juventus la necessità di accelerare i tempi di una più che meritata reazione, questo segnale di insofferenza è da prendere seriamente in considerazione, se ci continuiamo a trovare da soli, non si va da nessuna parte. Inoltre non dimentichiamo che grazie all’affiatamento dell’ avvocato Prioreschi e del dottor Penta fino ad oggi abbiamo ottenuto risolutati importanti, senza questa coppia avremmo davvero poche chance.

Passiamo invece ad un’altra notizia, l'ing. Porto, consulente del tribunale di Napoli, pare abbia ulteriormente ritardato la consegna delle trascrizioni, che già sarebbero dovute essere state consegnate un mese fa circa, e poi invece trasportate al 18 luglio, facendo capire che saranno disponibili solo ad ottobre. La possibile motivazione, è l'assenza completa di udienze da qui al primo ottobre, e quindi prendendo con calma una situazione che invece avrebbe bisogno di una celerità maggiore.

In tutto questo ricordo che però, Palazzi ha già in mano tutte le intercettazioni necessarie per poter non solo riaprire i procedimenti, ma per poter addirittura raggiungere conclusioni più credibili di quelle prese in tutta fretta nel 2006. Ma tra lui e Porto, pare invece stiano prendendo la strada più lunga, per decidere e fare chiarezza su una vicenda che sarebbe sicuramente di facile interpretazione, visto il contenuto delle intercettazioni fin qui uscite e la gravità di quelle telefonate che lo stesso P.M. Narducci negava esistessero, ed in particolare, il numero di telefonate che sono tante di più, di gente dichiaratasi onesta. Soprattutto se consideriamo che esistono telefonate anche verso arbitri, cosa che ricordo, era illegale e punita in quegli anni, anche più di oggi.

da TMW

Luciano Moggi attacca la Figc


Luciano Moggi torna ad attaccare la Figc e l'Inter dalle pagine di Libero: l'ex-dirigente della Juventus difende la famiglia Menarini, ex-proprietari del Bologna e squalificati dalla Federcalcio per una cena con lui, e si chiede perché non si faccia nulla per gli incontri di Moratti con l'allora squalificato Preziosi che avrebbero portato al passaggio di Motta e Milito dal Genoa all'Inter.

"La condanna della Figc nei confronti dei Menarini per essersi intrattenuti a cena con il sottoscritto è una vicenda che meriterebbe una rassegna estiva di teatro dell'assurdo - si legge nell'intervento - Poiché non faccio più parte dell'ordinamento federale dal maggio 2006, mentre la mia infondata condanna sportiva è del luglio 2006, sono da tempo un privato cittadino che, evidentemente, la giustizia sportiva non cessa di perseguitare esponendosi, ora, a gravi responsabilità per illegittima ingerenza in dimensioni private, come quella cena".

"Sorprende rilevare come, pur di trovare un appiglio, si siano inventati una falsità, manipolando maldestramente la successione dei fatti, documentabili, poiché affermano nella sentenza che le mie dimissioni sarebbero successive all'irrogazione della squalifica; non considerano che maggio vien prima di luglio, almeno nel calendario occidentale, anche se ammetto la mia ignoranza su quello Maya, forse appeso alle pareti federali", prosegue Moggi.

"L'intento è evidente e la famiglia Menarini, come altri in passato, sono stati condannati perché strumentalizzati dalla Federazione, nel senso che il vero obiettivo di questa farsesca iniziativa sono io - accusa poi l'ex-dirigente della Juventus - Ho immaginato i tentativi elaborati in notturne riunioni tenutesi in via Po, nel corso delle quali si è cercato un appiglio per riportarmi dinanzi ai giudici sportivi, ma non essendoci riusciti, si sono accaniti su coloro che hanno avuto il solo torto di avermi invitato a cena".

"In quell'occasione erano presenti decine di persone, eravamo in un locale pubblico, pensate che segretezza e quanto fosse illecito un accordo che non è mai esistito, nel senso che mi indicavano quale deus ex macchina di un contratto, quello tra Ceravolo ed il Bologna Calcio, che non è mai avvenuto: come condannare qualcuno per omicidio senza che ci sia alcun morto", prosegue Moggi, fino all'affondo finale contro la Figc e l'Inter.

"Un noto conduttore tv diceva «la domanda sorge spontanea»: ma se i Menarini, per una semplice cena, sono stati condannati a 3 mesi di squalifica, Moratti e Preziosi, considerate le pubbliche ammissioni di Preziosi ed i contratti effettivamente firmati da Thiago Motta e Milito, a quale pena dovrebbero condannarli? Pensate come s'è mossa la Procura federale: poiché non c'erano prove, e nulla di illecito è stato mai commesso, allora si è affidata alle "impressioni" (avete letto bene) di soltanto due dei tanti convitati, senza essersi premurata di ascoltare anche le "impressioni" di tutti gli altri. Invece nulla, anzi, nel timore di non avere nemmeno sensazioni favorevoli in mano, hanno ascoltato il tecnico del Bologna, Papadopulo, ma non nell'immediatezza dei fatti, come gli altri, bensì dopo 6 mesi, dopo essere stato esonerato". conclude Moggi. Nuove polemiche in vista?

da Libero

Marotta: «Juve, arriveranno tantissimi giocatori!»


Il dg assicura: «Siamo ancora un cantiere aperto: vedrete quanti colpi!». E sta per partire l'assalto a Montolivo

MILANO, 24 giugno - Pur attento a non sbilan­ciarsi troppo sullo stato delle singole operazioni, Marotta ha accettato di fare il punto della situazione: «In questo momen­to siamo un cantiere aperto e molto deve accadere. Anche in entrata. Non è il caso di fare nomi, ma arriveranno ancora parecchi giocatori. Purtroppo abbiamo dovuto fissare il ritiro ai primi di luglio a causa del preliminare di Europa League e questo non ci agevola, perché ogni trattativa richiede il suo tempo. Dovremo integrare la squadra strada facendo».

IL POKER - Simone Pepe, Marco Storari e Jorge Marti­nez (ne parliamo a parte) rappresentano dunque l’a­vanguardia della Juve prossi­ma futura. Un tris di giocato­ri assolutamente affidabili e soprattutto funzionali - ci rife­riamo ai due esterni - al siste­ma di gioco caro a Gigi Del Neri. A completare il poker, non è un mistero, dovrebbe arrivare Leonardo Bonucci. Su questo punto lo stato mag­giore juventino è assoluta­mente ottimista, in quanto convinto che il Genoa prima di venerdì dovrà abbassare la guardia. Ma dall’altra parte tengono botta, facendo filtra­re la voce che nell’incontro di oggi (ieri Marotta e Stefano Capozucca si sono sostan­zialmente ignorati) saranno disposti a parlare di Domeni­co Criscito e Raffaele Palla­dino, non del difensore at­tualmente in comproprietà con il Bari. Se la posizione ros­soblù dovesse davvero rive­larsi tanto intransigente, il ri­corso alle buste sarebbe inevi­tabile. Uno spettacolo nello spettacolo, perché se Marotta passa per essere uno speciali­sta del genere, Capozucca è sicuramente ben allenato, ba­sti pensare che al momento di comproprietà deve risolverne addirittura 19.

LA DIFESA - Un bel rebus, dunque. Ma al momento, lo ri­petiamo, la sensazione degli addetti ai lavori è che entro ve­nerdì Bonucci vestirà la ma­glia bianconera. L’agente del giocatore, Davide Torchia, ie­ri ha passato il pomeriggio ad attendere notizie, producendo­si in un laconico ma preciso commento: «L’unica cosa certa è che se la Juve arriva a Bo­nucci, prende la totalità del cartellino». Il che fa prefigura­re un imminente accordo con il Bari. Ma il Genoa, appunto, è un’altra cosa. Per rimanere al­la difesa, emergono nuovi par­ticolari sul caso Gallas. La Ju­ve a metà della scorsa settima­na avrebbe formulato un’offer­ta ufficiale al giocatore (tesi però smentita da Marotta), salvo ricredersi dopo le presta­zioni poco convincenti del di­retto interessato al Mondiale. Pare sia stato lo stesso Del Ne­ri a frenare. A prescindere sul­la ricostruzione, emerge il fat­to che a questo punto Marotta dovrà reperire un altro specia­lista del ruolo, ancora da iden­tificare. Due se dovesse fallire inopinatamente l’assalto a Bo­nucci. Il Palermo è sempre in attesa di sistemare Simon Kjaer, ma al momento il da­nese non rientra nella lista del­la spesa bianconera. Ma supe­rato lo scoglio delle compro­prietà, si aprirà un nuovo mer­cato. E sicuramente si ripar­lerà di Aleksandar Kolarov. Anche qui si registra un certo ottimismo in casa bianconera, legato alla convinzione che il Real Madrid in tema di ester­ni privilegerà la pista Maicon. A destra, invece, tutto dipende dall’esito della trattativa tra Udinese e Roma per Marco Motta. Se la spunteranno i friulani, il giocatore verrà di­rottato alla Juve in un secondo tempo, altrimenti anche qui andrà individuata un’alterna­tiva ( Cassani?).

I PEZZI GROSSI - Molto deve ancora accadere nell’edificazio­ne della Juve. E non ci riferia­mo solo alla quantità. Se le condizioni (vedi atteggiamento di Diego) lo permetteranno, l’assalto a Edin Dzeko avrà grosse chance di andare in por­to. E - la ripetizione è voluta ­se le condizioni lo permette­ranno (leggi partenza di Mo­mo Sissoko o Christian Poul­sen) si potrebbe assistere an­che un clamoroso assalto a Ric­cardo Montolivo. Il giocatore, dicono i bene informati, punta a un ulteriore salto di qualità, ed è certo che Del Neri farebbe carte false per averlo al fianco di Felipe Melo. Si tratta, be­ninteso, di un’operazione anco­ra da abbozzare, eppure pre­sente nel disegno strategico della Juve. Come dice Marotta: «Il cantiere è aperto».

da Tuttosport

STUDIO SPORT Italia1 23/06/2010 ore 19:00

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Intervista Avvocato Marco Valerio Corini su Gianluigi Buffon

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Trattativa martinez Catania - Juventus

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sabato 19 giugno 2010

venerdì 18 giugno 2010

Jorge Martinez Malaka

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Al Nassr, Amburgo e Lione, tour internazionale per la Juve


Si definisce giorno dopo giorno la lunga preparazione estiva dei bianconeri, che il 29 luglio dovranno affrontare il preliminare di Europa League

TORINO, 18 giugno - Si definisce giorno dopo giorno la lunga estate calda della Juventus che il 29 luglio dovrà affrontare il preliminare di Europa League. E sarà sempre più internazionale. Dopo la prima sfida con l’Universitatea Craiova l’ 11, ecco la gara con gli arabi dell’Al Nassr il 15 a Rovereto. Quindi, il 18 si va i n Germania per il confronto di livello assoluto con l’Amburgo, una squadra che evoca il fantasma di Atene, una Coppacampioni persa per quel gol di Magath che certo Zoff non ha mai dimenticato. La novità è rappresentata dall’amichevole di sabato 24 luglio (ore 20) che si disputerà a Salerno contro l’Olympique Lione. La squadra di Claude Puel ha allestito un programma tutto internazionale, partirà dal Servette e chiuderà a Londra contro il Milan. Gigi Del Neri, invece, prima dell’esordio anticipato in Coppa avrà una serie di match per rodare il gruppo nuovo di zecca. O quasi.

da Tuttosport

Agnelli tra mercato e Calciopoli: «Mi impegnerò senza risparmiare energie. Costruiremo una Juve vincente»


Lettera aperta del presidente bianconero ai tifosi: «L’acquisto più importante è Marotta. A Del Neri spetterà il delicato compito di riportare cultura e disciplina sportiva nello spogliatoio. La giustizia deve essere uguale per tutti, vigileremo e faremo sentire la nostra voce»

TORINO, 18 giugno - «L’acquisto più importante è senz’altro Giuseppe Marotta». Con una lettera aperta ai tifosi, Andrea Agnelli ha fatto il punto sul momento bianconero, tra il mercato estivo e un occhio vigile sugli sviluppi di Calciopoli.

L'IMPEGNO - «Cari tifosi, è passato un mese da quando ho assunto la presidenza della Juventus - si legge nel messaggio del presidente bianconero sul sito del club - In tantissimi mi avete testimoniato incoraggiamento, fiducia e sostegno e ve ne sono veramente grato. Il calcio, soprattutto nel periodo estivo, è fatto di parole, di interviste, di emozioni fugaci e talvolta di illusioni. Io penso che ai sogni si debbano sempre accompagnare la realtà e la sincerità, quindi oggi scelgo di rivolgermi a voi attraverso il nostro sito per raccontarvi le priorità della Juventus per i prossimi mesi.La Squadra, quella che appassiona tutti noi, è il fulcro della nostra attività e del nostro impegno».

FIDUCIA IN DEL NERI E MAROTTA - «Marotta è uomo di calcio e grande conoscitore sia del mercato sia dei complessi meccanismi gestionali di una società sportiva. Jean Claude Blanc ed io stiamo garantendo al nostro Direttore Generale tutto il sostegno necessario perché possa arrivare a fine agosto con una compagine competitiva da mettere a disposizione del nostro nuovo allenatore, Gigi Del Neri. A lui spetterà il delicato compito di riportare cultura e disciplina sportiva nello spogliatoio. La distanza dai rivali, che si è creata in questi anni, richiede un percorso complesso, ma siamo consapevoli che con professionalità e passione saremo in grado di costruire una squadra capace di vincere contro qualunque avversario. La società, che io considero l’altra squadra, sta vivendo un momento di cambiamento. Siamo tutti, dal primo all’ultimo, ognuno nel proprio ruolo e con le proprie competenze, al lavoro per garantire stabilità economica e competitività sportiva. Personalmente sto cercando di impegnarmi senza risparmiare energie su tutti i fronti».

VIGILI SU CALCIOPOLI - «Sappiate inoltre che io, come tutti voi, sono in vigile attesa di conoscere le decisioni definitive della giustizia sportiva che dovrà dimostrare, di essere uguale per tutti in qualsiasi momento storico. Ecco perché farò sempre sentire la voce della Juventus in FIGC, in Lega Calcio e in ogni altra sede. L’estate è ormai alle porte e quindi auguro a tutti voi una serena e felice estate in attesa di salutarvi tutti allo stadio!».

da Tuttosport

Calciomercato: Jorge Martinez è vicino alla Juventus

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Tutto il calcio mercato minuto x minuto

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Luca Marchetti 17/06/2010

giovedì 17 giugno 2010

Hitler e la sua opinione sulla rifondazione della juve e il suo disprezzo verso l'inter

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Pepe: "Io, un quarto di Di Livio"


Cresciuto con De Rossi: «Prima del Paraguay mi ha detto: ricordati da dove siamo partiti»

A Città del Capo, Simone Pepe ha fatto vedere perché piace a Del Neri, spianando ottanta metri di prato, prima a destra poi a sinistra, e ieri a Casa Azzurri s’è capito perché lo chiamano "er chiacchiera". Ha battute da cabaret, con istintivi sconfinamenti nel romanesco, ma idee chiare: non ha la classe di Camoranesi, lo sa bene e pure questa è la sua arma. Però è «uno che non molla», anche ora che gli è cambiata la vita «con la Juve e la Nazionale: devi sempre lottare, perché c’è sempre la prossima partita e non sai mai se la giocherai da titolare».

Simone Pepe, la Juve, poi titolare ai Mondiali.
«Questo mese mi ha cambiato la carriera e la vita, ma accadde pure quando non andai via da Udine, tre anni fa, e decisi di rimanere. Pur rischiando di non giocare».

Che ne pensa della Juve?
«Ancora non ci penso. Anzi, devo fare un gran Mondiale per dimostrare che hanno speso bene quei soldi. Ma adesso c’è l’Italia, un’avventura che mi godo fino in fondo».

Come s’è fatto passare l’emozione dell’esordio?
In romanesco: «L’emozione deve sparì, se te fermi a pensà che sei al Mondiale, a quant’è bello lo stadio e a tutte ’ste cose, gli altri corrono e te fregano».

L’Italia non ha Messi o Torres, si dice.
«Qui ognuno dà tutto per l’altro: il gruppo è più importante di un giocatore forte».

Un azzurro del passato cui somiglia?
«Mi dicono sempre Di Livio: siamo molto simili per caratteristiche, ma vorrei fare un quarto della sua carriera».

Cosa le ha detto De Rossi lunedì sera?
«Ricordati da dove siamo partiti. Non me l’aspettavo, mi ha toccato, m’ha lasciato di stucco. Gli ho risposto: "mo speriamo che arrivamo"».

Da dove siete partiti?
«Da Trigoria, tutta la trafila delle giovanili, tantissimi tornei e campionati. Lui all’inizio non giocava, fino agli allievi nazionali, poi l’ha fatto su livelli altissimi».

De Rossi sparato in A, lei in C e in giro per l’Italia: perché?
«Forse perché non ero pronto. Avevo bisogno di fare le mie esperienze, magari mi sarei anche potuto perdere».

Prima sterzata alla carriera?
«Giampaolo ha cominciato a mettermi sulla fascia, poi Marino mi ha cambiato ruolo. Lui mi diceva: "taglia, vai in porta". Ma io avevo la corsia preferenziale: sempre dritto. Poi ho imparato, e quest’anno ho segnato qualche gol in più. Dovevo solo capire il concetto».

Come c’è arrivato?
«L’aspetto fondamentale del mio carattere è quello di non mollare mai: può essere una frase fatta, lo so, ma mi ha portato fin qui. Dopo la Primavera andai in C1, a Teramo: non volevo, invece è stata un’esperienza fondamentale. Come quando Capello, a Roma, sgridava me e gli altri giovani: mi dava fastidio, però m’ha fatto bene».

Lei titolare, Di Natale, capocannoniere della A, fa fatica: dove sta l’errore?
«Quando prendo il patentino ve lo dico, per adesso dovete chiedere a Lippi. Ma a Di Natale ho visto fare cose fuori dal comune, robe impossibili».

Una persona che l’ha aiutata?
«Mio padre, Luigi: mi ha seguito molto, mai però mi detto bravo a fine partita. Anche se poi un voto te lo dai da solo».

Stavolta le avrà fatto i complimenti.
«M’ha detto: "hai fatto un tiro che ormai manco arrivi in porta". Ho pensato: cominciamo bene la telefonata».

da La Stampa

Juve, voglia Martinez: «Entro domenica si chiude»


L'ad del Catania, Pietro Lo Monaco, indica i tempi per la chiusura definitiva della trattativa per l'esterno: «Entro fine settimana saprete la sua nuova squadra». Già trovato l’accordo di massima col giocatore: Marotta pronto a firmare oggi o domani. L'alternativa Lazio non piace ai siciliani: «Niente contropartite»

TORINO, 17 giugno - Al Massimino l’han­no già battezzato il Malaka dance, lo speciale balletto con cui Jorge Martinez festeggia i suoi gol, belli, impossibili e pe­santi. Dalla prossima stagione potrebbero essere i tifosi della Juventus a battere il ritmo e a danzare insieme con il centro­campista uruguaiano, che il Catania ha messo in vendita, e sul quale il club bianconero sta decisamente puntando, senza tuttavia abbandonare la pista che porta al serbo Krasic.

CONTATTO - Domenica l’am­ministratore delegato del Ca­tania, Pietro Lo Monaco, ave­va negato di aver visto o senti­to Beppe Marotta, il dg della Juventus, ma aveva lasciato intendere che qualcosa sareb­be potuto accadere in settima­na («Non è fissato alcun ap­puntamento, può darsi però che nei prossimi giorni senta qualcuno...»). E in effetti il con­tatto c’è stato ieri quando il di­rigente siciliano si è presenta­to nella sede di corso Galileo Ferraris. Un incontro non sol­tanto interlocutorio: la tratta­tiva ha subito un’accelerazio­ne improvvisa, a tal punto che in serata Lo Monaco ha am­messo una chiusura a breve. «Entro fine settimana saprete dove giocherà l’anno prossimo Martinez». Certo, le parole vanno soppesate e potrebbero essere interpretate come una speranza più che una certez­za, ma il fatto che Juventus e Catania si siano visti e abbia­mo trovato un’intesa di massi­ma è un segnale importante della volontà bianconera di ac­caparrarsi la punta di diaman­te della formazione catanese, che Del Neri progetta di tra­sformare in esterno d’attacco. Sarebbe stato Marotta a chie­dere 24-36 ore di tempo prima di chiudere per l’uruguaiano: la fase avanzata del dialogo è un buon preludio per una fir­ma sull’accordo, che potrebbe avvenire entro domani a Tori­no o a Milano.

RIVALI - Il tour di Lo Monaco non finisce comunque a Torino perché su Martinez si è fatta avanti anche la Lazio: la scor­sa settimana il presidente Claudio Lotito aveva parlato con i dirigenti siciliani e oggi è previsto un altro incontro. La Juventus non deve però teme­re intromissioni biancocelesti: i biancocelesti vorrebbero Martinez in comproprietà, una formula che non piace alla so­cietà del presidente Pulviren­ti. Esiste poi una terza preten­dente per l’uruguaiano, il Manchester City, che aveva sondato il terreno, ma che ora appare in posizione più defila­ta.

da Tuttosport

Video : Mercato Juventus Luca Marchetti

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mercoledì 16 giugno 2010

Del Neri sferza Melo: «La società valuterà le sue sparate»


L’allenatore da Chiambretti: «Rischia sicuramente una multa. Non so se resterà, solo il vero Felipe, quello della Nazionale, può esserci utile. Come mi colloco rispetto a Mourinho e Benitez? Più avanti, per l’età. Italia senza Cassano? Peccato»

TORINO, 16 giugno - A due settimane dal raduno bianconero, il neo tec­nico Luigi Del Neri fa già capi­re alla squadra che d’ora in avanti ci sarà da lavorare mol­to e chi sgarra verrà punito. Un messaggio chiaro, lanciato via etere ai microfoni di Piero Chiambretti: quasi a smenti­re la mancanza di allegria di cui si è lamentato Felipe Melo dal ritiro della Seleçao, l’alle­natore della Juventus ironizza con il conduttore confermando­si spalla perfetta. Domanda: «Dopo aver visto Krasic in tv, il giocatore interessa sempre?». «Massì - ribatte Del Neri con­sapevole della non brillante fi­gura del serbo in Nazionale - ­una gara non pregiudica il giu­dizio. Alla Juve non c’è bisogno di rivoluzione, ma di freschez­za. Bisogna cambiare rotta, ma non si deve buttare via tutto. Qualcosa va recuperato e poi è necessario inserire giocatori motivati per far cambiare mar­cia alla squadra». E qui c’è l’affondo chiambrettiano: «Me­lo le sembra motivato dopo le sparate sulla Juve?». Del Neri non tentenna e non si affida neppure alla via della diploma­zia: «Sarà la società a valutare le sparate e sarà presa in con­siderazione anche una multa. Non so se Melo resta, credo che ci possa tornare utile, non però il Melo dell’anno scorso ma quello di Firenze e della nazio­nale». Il brasiliano è colpito e affondato, del resto chi lancia la prima pietra...

GIUDIZI E RUOLI La chiac­chierata tra il tecnico e il con­duttore (il programma Chiam­brettopoli va in onda ogni mat­tina fino alla fine dei Mondiali su Radio2 alle 7.10 e alle 12.10) si snoda tra le vicissitu­dini degli azzurri (e in partico­lare dei bianconeri in naziona­le) e il prossimo impegno sulla panchina della Juventus. « Pepe l’ho voluto io, lo conosco dai tempi di Palermo, darà sod­disfazioni al popolo biancone­ro. Iaquinta ha giocato meglio quando era vicino a Gilardino, è una seconda pun­ta, per intensità e fisicità sarà una pedina importante. Mar­chisio sta perdendo identità? Per tenersi il posto uno gioca dappertutto, ma nella Juve avrà il ruolo di interditore con la libertà però di andare anche a rete». Chiambretti spezza una lancia in favore di Crisci­to («fossi in lei, me lo terrei»), Del Neri condivide il giudizio, ma si piega alle leggi del mer­cato: «Ha grandissimi potenzialità, però dipende dalle si­tuazioni e dal Genoa». Il capi­tolo cessioni è una ferita aper­ta in casa Juventus. «Ancelotti dice che è più faci­le comprare che vendere: come vi muovete voi che avete dieci giocatori da vendere con con­tratti da nababbi?» la doman­da impietosa di Pierino la pe­ste. Del Neri rimanda al mit­tente: «Questa domanda deve farla a Marotta (con cui il tec­nico ha fatto il punto sul mer­cato nel pomeriggio di ieri, ndr), la Juve non deve sman­tellare ma trovare soluzioni in­teressanti. Purtroppo abbiamo l’Europa League che ci condi­ziona».

MERITOCRAZIA Sul pro­prio ruolo, invece, Del Neri sfo­dera il concetto di meritocra­zia. «Mi sono fatto le ossa a tut­ti i livelli, mi sento uno arriva­to non per caso, ma per meri­trocrazia, ho allenato, giocato e fatto risultati dappertutto. E se ora sono alla Juve non devo chiedere scusa a nessuno: non cambierò il mio atteggiamento e il mio pensiero. Non ho pau­ra dei fallimenti di Ferrara e Zaccheroni, fa parte di que­sto mondo. E’ vero, Benitez si trova già la squadra fatta, ma noi abbiamo voglia di rivincita. E’ una scommessa bella da vincere, la voglia di rinascita, di ritrovare credibilità con il nostro pubblico». Il tecnico si sente onorato di sedersi sulla panchina della Juventus e con­fida la frase con cui il presiden­te Andrea Agnelli lo ha accol­to a Vinovo: «Mi ha detto “Io e lei potremmo perseguire que­sta strada insieme”. E’ un bel biglietto da visita, che ha sapu­to infondermi una grande dose di energia. Andrea è un ragaz­zo giovane e molto motivato, mi ha fatto un’ottima impres­sione, il suo cognome poi è una garanzia». Il diavoletto Chiam­bretti chiosa con una domanda trabocchetto: «Tra Benitez e Mourinho, dove si colloca?». Del Neri non si fa trovare im­preparato: «Più avanti, ovvio, per l’età, io però non ho vinto nulla..». Per ora, almeno.

AZZURRO Sicuramente il tecnico bianconero non si collo­cherebbe sulla panchina az­zurra. «Non allenerei l’Italia, preferisco ottenere risultati con i club. Prandelli è l’uomo giusto? Aspettiamo di vedere cosa farà, come la Juve atten­de me, speriamo di confermare cosa sappiamo fare...». Ma se si fosse trovato in Sudafrica al posto di Marcello Lippi, Del Neri avrebbe portato con sé Antonio Cassano. «Il ct ha fat­to le sue scelte, ma Cassano avrebbe meritato una chan­che. Questa nazionale manca di fantasia, ma potrà superare l’handicap con la forza del gruppo e il carattere. Sabato andrò al matrimonio di Anto­nio, lì incontrerò anche il mio ex presidente Garrone ». Tifo­so dell’Italia e socialista con­vinto, il tecnico bianconero ri­vela di essere a favore dell’In­no di Mameli, alla faccia dei le­ghisti. «Non sono salito sul car­ro di Marcello l’africano, io so­no sempre stato con l’Italia, gli azzurri sapranno trovare le energie per andare avanti. E noi renderemo omaggio ai no­stri campioni. L’italiano è scet­tico, vuole prima vedere, ma ha difeso sempre la sua nazione». Si è cominciato a parlare di cal­cio e si finisce con il parlare di politica. «Il socialismo applica­to al calcio vuol dire considera­re i giocatori tutti allo stesso modo: ognuno avrà le caratte­ristiche, ma come i campioni, sono utili anche i gregari».

da Tuttosport

Speciale Calcio Mercato 16/06/2010

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Calciomercato : Bonucci molto vicino alla Juventus

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Calciomercaro: Alla Juventus piace Eljero Elia

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martedì 15 giugno 2010

Ds Rossi lascia il Sassuolo per andare alla Juventus


Comunicato ufficiale sul sito della società emiliana. Dopo quattro anni da dirigente neroverde la seprazione per andare a gestire il settore giovanile bianconero

TORINO, 15 giugno - Con un comunicato sul proprio sito web e una conferenza stampa in sede, il Sassuolo ha ufficializzato l'addio al direttore sportivo Giovanni Rossi. Dopo quattro anni da dirigente neroverde, Rossi ha deciso di lasciare per spiccare il volo verso la serie A. Per lui, infatti, è pronto il ruolo di responsabile del settore giovanile della Juventus.

da Tuttosport

Angelo Peruzzi - Sfide RaiTre

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Commento:

Buffon o non Buffon, Zoff o non Zoff Angelo Peruzzi a mio avviso è stato il miglior portiere italiano e uno dei migliori nella storia del calcio e anche una delle ombra più scure nella gestione juventina della triade, paragonabile per gravità allo stesso Titì Henry.

Un campione dentro e fuori del campo, un uomo d'onore che ha pagato troppo presto il suo amore per il cinghiale (ematocrito canaglia! :) ) per poi diventare farfalla, una delle più belle farfalle che i cieli dei campi di calcio internazionali abbiano mai visto.

Il Migliore.

STEFANO DISCRETI PARLA DEL MERCATO JUVE

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Commento:

Secondo me ne sa molto più Gaetanoilmiocapitano però inserisco il video per cronica mancanza di contenuti.

Mi auguro che Discreti faccia al più presto un corso di dizione e di italiano... :)

Altre notiize sul mercato Juve

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Di Marzio Le Bombe 14/06/2010

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Intervista a Criscito dopo Italia-Paraguay 1-1

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Commento:

Per ottenere dei resultati nella vita bisogna anche forzare un pò gli eventi, si va alle buste per Criscito e Palladino e si prende la prima metà di Bonucci dal Bari in cambio di Almiron e si rivà alle buste con Preziosi, 'sta storia della Juve buona e bella prima finisce e meglio è...

Vecovaro

STUDIO SPORT Italia1 14/06/2010 ore 19:00

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Sport Radio Energy, Juventus: le strategie della settimana

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Avv. Briamonte: spinti a presentare l’esposto per le telefonate dell’Inter agli arbitri


L’avv. Michele Briamonte ha preparato il documento ora al vaglio daella Federcalcio nel quale si chiede uniformità di giudizio per tutti. Briamonte è il coordinatore legale della Juventus.

Torinese con background internazionale, 33 anni, socio dello studio Grande Stevens, di lui si parla spesso anche in occasione delle operazioni di mercato, quando c’è da formalizzare i trasferimenti dei giocatori. Quanto di seguito è un’intervista realizzata nella quale spiega i motivi dell’esposto, chi l’ha richiesto e cosa abbia spinto la Juventus a considerare quanto emerso differente rispetto al panorama del 2006.

Briamonte quali sono le novità emerse nel corso del procedimento di Napoli che l’hanno portata a scrivere l’esposto inviato il 10 maggio?
Il tema fondamentale sono i contatti con gli arbitri. Il fatto che ci fossero stati contatti tra tesserati della società premiata con lo scudetto a tavolino ed esponenti della classe arbitrale rappresenta una novità assoluta rispetto al quadro emerso nella primavera del 2006. Alla luce di ciò, Jean-Claude Blanc e il CdA hanno assunto la decisione di procedere con l’esposto.

Molti si sono chiesti perchè all’epoca del primo processo sportivo queste intercettazioni non vennero prese in esame
Il processo sportivo del 2006, come ha ricordato tempo fa lo stesso presidente Andrea Agnelli in un’intervista a Il Sole 24 Ore, fu condizionato dai tempi restrittissimi che non consentirono nè all’accusa nè alle difese, e probabilmente alla commissione decidente, di acquisire un adeguato materiale probatorio sommariamente raccolto e depositato in pochi giorni dalla Procura Federale. Dunque i contatti di cui si parla oggi non furono mai depositati in quel procedimento sportivo.

Il timore, adesso, è che la giustizia sportiva non proceda con la necessaria rapidità..
E’ costume della Juventus rispettare gli organi competenti ad assumere le decisioni di giustizia sportiva: il Procuratore Federale (Palazzi, ndr) e il presidente della Federcalcio (Abete, ndr). Per noi è importante che la decisione sia presa con serena serietà.

Lasciamo passare il Mondiale allora. Ma lei che cosa si aspetta dalla Giustizia sportiva?
Per quanto riguarda l’esito, con il collega Gigi Chiappero siamo molto fiduciosi, perchè dal punto di vista tecnico-giuridico i contatti emersi in questi mesi sono dello stesso genere e qualità di quelli che vennero imputati alla Juventus nel 2006.

da Hurrà Juventus

lunedì 14 giugno 2010

Hernanes, camisa 10 do São Paulo

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«Spionaggio illegale per gli interessi di Tronchetti»


Il Gup di Milano durissimo nelle motivazioni dei patteggiamenti nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali. Spiati anche «calciatori e allenatori». Pirelli e Telecom (sanzionate per 7 milioni di euro) sapevano delle attività di Tavaroli (condannato a 4 anni e 2 mesi) e Ghioni (3 anni e 4 mesi)

MILANO, 14 giugno - «Quello che si e' verificato e' stata molto semplicemente la esecuzione capillare di operazioni di 'spionaggio' di possibili e futuri dipendenti; di concorrenti; di personaggi della finanza (...) di giornalisti particolarmente critici (...) di manager» e di «vari personaggi della vita pubblica, politica ed economica italiana ritenuti 'ostili' alle due aziende, ovvero in particolare al Presidente Tronchetti Provera». Lo scrive il gup di Milano Mariolina Panasiti nelle motivazioni dei patteggiamenti sulla vicenda dei dossier illegali. Le operazioni di spionaggio sono state fatte, prosegue il giudice, nei confronti «di assistenti; di uomini politici; di mogli, fidanzate, amici, amiche, figli degli amici, calciatori, allenatori di squadre di calcio, cognati, cognate, ex mariti; con assunzione capillare di informazioni su qualunque aspetto della vita delle persone fisiche o giuridiche spiate potesse essere rilevante - eventualmente anche in termini di pressione - per le due aziende Telecom e Pirelli e per il loro Presidente». Il tutto, si legge ancora, «con assunzione di informazioni sensibili oltre che potenzialmente imbarazzanti, quali potevano essere le esposizioni bancarie, i precedenti penali e giudiziari, eventuali rapporti Sisde, o presso forze di Polizia, al punto da costituire i detti dati gia' lo standard del tipo di accertamenti che il Cipriani o il Bernardini realizzavano quasi in automatico non appena richiesti dalle security delle due societa». Il gup parla di una «attivita' di investigazione in danno di vari personaggi della vita pubblica, politica ed economica italiana (Gnutti, Colaninno, Della Valle, Bernabe', Scaroni, De Benedetti, Tremonti, Bossi, Brancher, solo per citarne alcuni)».

GLI INTERESSI DI TELECOM - «È mancata in atti proprio la prova, anzi si è positivamente formata prova contraria, che le manovre, per come contestate agli imputati Tavaroli, Iezzi, Ghioni, sul presupposto di una loro autonoma e autoreferenziale scelta di procedere all'acquisizione di informazioni, ovvero all'esecuzione di intrusioni informatiche all'unico fine di stornare risorse economiche dalle Società Telecom e Pirelli, non abbiano avuto la reale consistente indicata dal pm che in tal senso ha fatto proprie le tesi delle due Società». È uno dei passaggi delle motivazioni dei patteggiamenti fatti dal gup di Milano, Mariolina Panasiti, nell'ambito del procedimento sui Dossier Illeciti. Per il giudice, in particolare, vi è in atti la prova che i dossier sono stati formati nell'interesse di Telecom e di Pirelli. «Le richiesta di acquisizione di informazioni e di intrusione informatica - precisa il gup - erano attività strettamente pertinenti a scelte aziendali, nelle due aziende pienamente condivise e conosciute, idonee a soddisfare e a corrispondere a specifici interessi delle due società e del gruppo dirigente che in quegli anni era rappresentato dalle medesime persone, nella specie Marco Tronchetti Provera e l'ad Carlo Buora».

TRONCHETTI SAPEVA - «Una gravissima intromissione nella vita privata delle persone mossa da logiche partigiane nella contrapposizione tra blocchi di potere economici e finanziari, logiche che tendono a beneficiare non già l'azienda come tale ma chi in un dato momento storico ne è il proprietario di controllo». Sono le parole con cui il gup milanese Mariolina Panasiti, motivando i patteggiamenti di 16 imputati tra i quali Giuliano Tavaroli (4 anni e 2 mesi) e Fabio Ghioni (3 anni e 4 mesi) e delle due società Telecom e Pirelli (sanzioni pecuniarie per 7 milioni di euro) chiama in causa Marco Tronchetti Provera che all'epoca dei fatti era il presidente dei due consigli di amministrazione. «Che Ghioni (il capo del Tiger Team la struttura illegale interna a Telecom n.d.r.) avesse agito di sua iniziativa è palesemente inverosimile - scrive il gup - che Tavaroli (all'epoca responsabile della security n.d.r.) gestisse pratiche di quel genere nel suo interesse è parimenti altamente improbabile. La ricostruzione degli avvenimenti fornita dai pm e da Telecom e Pirelli è risultata nettamente smentita dall'incartamento processuale. Le due aziende sono pervenute ad una sostanziale accettazione delle contestazioni accedendo all'applicazione delle sanzioni pecuniarie». Il gup ricorda inoltre che le imputazioni a carico delle due società sono in una situazione di alternatività rispetto all'accusa di appropriazione indebita. Accusa che per decisione dello stesso giudice è caduta in udienza preliminare. Il deposito delle motivazioni specifiche ci sarà nelle prossime settimane contestualmente alla trasmissione degli atti ai pm affinchè svolgano nuovi accertamenti per indiividuare ulteriori responsabilità. Secondo il gup «Telecom e Pirelli erano perfettamente consapevoli delle fatture emesse da società estere per un'attività che era formalmente devoluta all'esecuzione di ben individuati, immutevoli e ben conosciuti personaggi come Cipriani e Bernardini». E le fatture gravano sul budget della security nei bilanci dell due società quotate, ricorda il giudice. «I bilanci sono stati approvati regolarmente secondo i meccanismi gerarchici fino ad arrivare ai consigli di amministrazione. In questi sedevano il presidente Marco Tronchetti Porvera e l'amministratore delegato Carlo Buora. Bilanci approvati senza alcun rilievo di sorta» aggiunge il gup.

TESI ACCOLTE - Il giudice, lo scorso 28 maggio, nel decidere sui patteggiamenti e sulle richieste di rinvio a giudizio, aveva fatto cadere l'accusa di appropriazione indebita ai danni di Telecom e Pirelli contestata dalla Procura ad alcuni imputati, tra cui Giuliano Tavaroli, Fabio Ghioni ed Emanuele Cipriani. Nelle motivazioni si legge: «ritiene questo decidente che sia mancata in atti proprio la prova, anzi si e' positivamente formata la prova contraria, che le manovre per come contestate agli imputati» siano state compiute «all'unico fine di stornare risorse economiche dalle societa' Telecom e Pirelli». I pm, secondo il giudice, hanno «fatto proprie le tesi delle due società», che parlavano di un'appropriazione indebita ai loro danni. Una tesi che il giudice non ha accolto, spiegando che le richieste dei dossier erano attivita' «nelle due aziende pienamente condivise e conosciute». Come emerge dalle motivazioni, Tronchetti Provera e Carlo Buora «hanno approvato il bilancio dei due diversi settori security delle due aziende, senza alcun rilievo di sorta». Il budget delle direzioni security «approvato e condiviso», si legge ancora, «era negli anni cresciuto, passando da 10 milioni di euro a 50/60 milioni di euro, fino a toccare i 120 milioni di euro nell'anno 2004».

LO SCOPO - «Le richieste di acquisizione di informazioni e di intrusione informatica erano attività strettamente pertinenti a scelte aziendali, nelle due aziende pienamente condivise e conosciute, idonee a soddisfare e corrispondere a specifici interessi delle due società e del gruppo dirigente, che in quegli anni era rappresentato dalle medesime persone, il presidente Marco Tronchetti Provera e l'amministratore delegato Carlo Buora». Lo scrive il Gup di Milano, Mariolina Panasiti, nelle motivazioni della sentenza con cui ha ratificato il patteggiamento di alcuni imputati nell'ambito dell'indagine sui dossier illegali creati 'all'ombrà di Telecom da una struttura capeggiata da Giuliano Tavaroli. Che i report illegali siano stati effettuati nell'interesse delle società, secondo il Gup, emerge «in maniera del tutto univoca» e in contrasto, questo il giudice lo ribadisce in più passaggi delle sue motivazioni, con la tesi fatta propria dalla procura, per la quale le attività illecite avrebbero avuto come unico scopo quello di stornare risorse economiche dalle società Telecom e Pirelli.

TRONCHETTI SMENTISCE - Marco Tronchetti Provera, attuale presidente di Pirelli, nelle sue dichiarazioni in fase di indagini sulla vicenda dei dossier illegali ha manifestato un «ostinato diniego di ogni consapevolezza di quanto accadeva nelle aziende da lui, almeno formalmente, gestite». Lo scrive il gup di Milano, Mariolina Panasiti, nelle motivazioni dei patteggiamenti nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali. Il giudice spiega, in uno dei passaggi delle oltre 300 pagine di motivazioni, che l'allora presidente di Telecom e di Pirelli nelle dichiarazioni «rese in sede di esame in fase di indagini» ha manifestato un «ostinato diniego» anche «nella consapevolezza di quegli elementi di conoscenza comunemente condivisi in azienda da dipendenti e dirigenti di diversi livelli, ed addirittura portati alla conoscenza delle collettivita' in convention di security». Il giudice, nelle scorse settimane, anche alla luce di alcune testimonianze in sede di udienza preliminare, tra cui la deposizione di Tronchetti Provera, ha disposto la trasmissione degli atti in Procura perche' valuti la possibilita' di nuove indagini.

L'APPROPRIAZIONE INDEBITA - Il gup ricorda poi che le imputazioni a carico delle due società sono alternative rispetto all'accusa di appropriazione indebita. Accusa che, per decisione dello stesso giudice è caduta in udienza preliminare, ma che era stata mossa dalla Procura a carico di alcuni degli imputati. Il deposito delle motivazioni specifiche avverrà nelle prossime settimane contestualmente alla trasmissione degli atti ai pm affinchè svolgano nuovi accertamenti per individuare ulteriori responsabilità. Intanto, sempre secondo il gup «Telecom e Pirelli erano perfettamente consapevoli delle fatture emesse da società estere per un'attività che era formalmente devoluta all'esecuzione di ben individuati, immutevoli e ben conosciuti personaggi come Cipriani e Bernardini». E le fatture gravano sul budget della security nei bilanci dell due società: «I bilanci sono stati approvati regolarmente -sottolinea il gup- secondo i meccanismi gerarchici fino ad arrivare ai consigli di amministrazione. In questi sedevano il presidente Marco Tronchetti Provera e l'amministratore delegato Carlo Buora. Bilanci approvati senza alcun rilievo di sorta».

da Tuttosport