domenica 31 gennaio 2010

Conferenza Stampa di Alberto Zaccheroni (Pre Juventus - Lazio)

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Tutto su Juventus - Lazio


Il posticipo con la Lazio a Saccani

Sarà Massimiliano Saccani a dirigere il posticipo di domenica sera a Torino tra Juventus e Lazio. I bianconeri ritroveranno il direttore di gara mantovano per la terza volta in questa stagione dopo il pareggio per 2-2 in casa del Genoa e il successo per 2-1 sull’Inter. In totale, comprese le gare di A, B e Coppa Italia, sono 12 i precedenti, con un bilancio di cinque vittorie, quattro pareggi e tre sconfitte.

All’Olimpico, Saccani sarà coadiuvato dagli assistenti Michele Giordano e Simone Ghiandai. Il quarto uomo sarà Renzo Candussio.

I convocati di Zaccheroni per la gara con la Lazio

Per la sua prima gara sulla panchina bianconera, Alberto Zaccheroni ha convocato 20 giocatori. Rientrano Del Piero, Giovinco e Caceres. Ecco l'elenco completo:

2 Caceres
3 Chiellini
4 Felipe Melo
5 Cannavaro
10 Del Piero
11 Amauri
12 Chimenti
13 Manninger
15 Zebina
20 Giovinco
21 Grygera
22 Sissoko
26 Candreva
27 Paolucci
28 Diego
29 De Ceglie
32 Yago
33 Legrottaglie
39 Marrone
36 Giandonato

Contro la Lazio la storia dice Juve

41 vittorie, 16 pareggi e 8 sconfitte. La storia dei confronti fra Juventus e Lazio disputati a Torino in campionato parla di un netto predominio da parte dei bianconeri. I 41 successi della Vecchia Signora sono così suddivisi: 7 volte 2-1 e 3-1; 6 volte 1-0; 5 volte 2-0; 4 volte 6-1; 3 volte 4-2; 2 volte 4-0 e 4-1; una sola volta si sono verificati i punteggi di 3-0, 3-2, 5-0, 5-2 e 5-3.
L’ultimo precedente risale all’ultima partita della scorsa stagione, un 2-0 firmato da Iaquinta con un gol per tempo. In quell’occasione Ciro Ferrara ha schierato la seguente formazione: Buffon, Zebina, Legrottaglie, Chiellini, Salihamidzic, Camoranesi, Marchisio, Zanetti, Nedved (alla sua gara d’addio), Iaquinta, Del Piero.

Juventus – Lazio alle 20.45

Questa sera alle 20.45 i bianconeri affrontano la Lazio all’Olimpico di Torino nel posticipo della terza giornata del girone di ritorno.

La Juventus avrà per la prima volta in panchina l’allenatore Alberto Zaccheroni subentrato venerdì a Ciro Ferrara. In casa bianconera le buone notizie riguardano i recuperi di Del Piero, che aveva saltato la partita di Coppa Italia a causa di una forma influenzale, e di Caceres e Giovinco che avevano perso le ultime partite a causa di problemi muscolari. Non ci saranno gli squalificati Buffon e Grosso.

Per chi vorrà sostenere i bianconeri allo stadio, c’è un’offerta last minute da non perdere. Sono infatti in vendita a 10 euro solo presso il Sales Center di Galleria San Federico a Torino e alle biglietterie dello stadio tagliandi dei settori Tribuna Est Tim, Laterale Est, Curve e Parterre.

Per chi non ci sarà, da non perdere il livematch su Juventus.com.

da Juventus.com

La legge di Zaccheroni: "Non mi interessa l'età, sono tutti uguali"


Il nuovo allenatore bianconero parte con un avviso alla vecchia guardia

TORINO
In principio c’è la parola: sua. Regole dello spogliatoio secondo Alberto Zaccheroni. Codificate subito, pubblicamente, alla seconda recita davanti ai microfoni, tanto per mettere a verbale come dovranno filare le cose dentro casa Juve. Con il sigillo del club, che venerdì aveva già avvisato i giocatori. «Tra vecchia guardia e giovani - spiega Zac - non riesco a fare distinzioni. Per la società è scritta sopra al contratto, poi ci sono sempre quelli più e quelli meno ascoltati, ma un allenatore questa differenza non la può fare». Altre cose, invece, pretende: «Chiedo chiarezza e rispetto dei ruoli. Sotto la doccia pungevano, ma davanti alla squadra neppure grandi giocatori come Maldini e Costacurta si sono mai permessi di dire qualcosa al posto mio».

Con quei contorni arrotondati e lo sguardo tranquillo, Zac inganna: non avrà l’armatura del sergentone d’accademia, ma le sue idee le ha fatte rispettare, con chiunque. Se all’Inter ha messo in castigo Bobo Vieri e al Milan ha sempre risposto alle osservazioni di Silvio Berlusconi. Alla fine, insieme ai risultati, gli è costato la panca, ma la sua giurisdizione l’ha difesa anche dalle ingerenze del principale. «Esistono scelte che possono non essere condivise - disse in età rossonera - ma la libertà di farle io me la sono sempre presa. Da buon cane sciolto: rischio di più, ma le gratificazioni sono maggiori». Queste sono le sue orme: «Ho scelto la strada del non compromesso. Non c’è un presidente che mi abbia preso perché qualcuno gliel’ha detto, e non ho mai avuto un procuratore. Sei libero, non hai conflitti interessi, non crei dubbi nei giocatori. Ma devi mettere in preventivo che quando arrivi secondo diventi l’ultimo della lista».

Dichiarazione d’indipendenza. Ribadita a Vinovo, davanti al presidente Jean-Claude Blanc e al vice direttore generale Roberto Bettega. Alla squadra, invece, il tecnico ha esposto il resto della legislazione: «Dato per scontato il talento, ho chiesto la disponibilità, e nessuno ha obiettato». Stasera, contro la Lazio, s’aspetta pure altro: «Che i giocatori si tolgano le paure che hanno condizionato le ultime partite». Di più sarà difficile: «Perché mi manca il tempo per pensare. Vorrei mostrare i pregi e nascondere i difetti». Nel frattempo s’è messo a studiare, dalla prima sera: «Ho il telefonino con almeno duecento messaggi - raccontava agli amici - e se me ne arriva un altro si rompe. Ma devo analizzare Juve e Lazio. Non c’è tempo».

Come ai tempi del Toro, Zac non ha preso casa, ma ha piazzato la base in hotel, lo stesso di tre anni fa, a pochi passi dal Duomo, in pieno Quadrilatero Romano. La camera è già stipata di annotazioni, schemi e video. Con la squadra ha lavorato sulla testa, più che sui piedi, in due giorni mica puoi fare rivoluzioni: «La tentazione è di dare tutto quello che si ha dentro, ma visto che siamo sotto stress si rischia di creare confusione. Invece c’è bisogno di ordine. Però lavoro sulla testa, perché è il lato che conosco meno ed è il più complicato».

Da lì nascerà la nuova Juve: «Ho delle idee in testa, anche più di una. Ma non basta dirle, bisogna che i giocatori le condividano: c’è chi pensa che si possa vincere o segnare in una sola maniera, per esempio, ma il calcio ha dimostrato ampiamente che non è così. Ci vuole un sentire comune: loro ci mettono i mezzi individuali, io quelli collettivi». Venerdì gli ha fatto l’in bocca al lupo John Elkann («Dalla Cina, mi sembra, una decina di minuti») e stasera gli toccherà affrontare i tifosi, sulle barricate da tempo. «Io non ho fatto 500 partite in serie A con nessuna maglia e allora, da sempre, i tifosi li ho dovuti conquistare con i risultati».

È allenato: «Alla Lazio arrivai che contestavano e all’Inter i capi ultrà salirono sul pullman». Però ha una medaglia, vista da occhi bianconeri: «Probabilmente non sanno che sono quello del 5 maggio». Sulla panca della Lazio sfilò lo scudetto all’Inter e lo consegnò alla Juve. E nell’anno post Calciopoli, quasi parlò da bianconero («L’Inter non vince lo scudetto dal 1989: l’anno scorso, sul campo, la migliore fu la Juve»). Non gli resta che farla rinascere, da stasera.

da La Stampa

Zaccheroni: «Riporterò il sorriso alla Juve»


Il nuovo tecnico presenta la sfida contro la Lazio: «Mi manca ancora il tempo per illustrare la mia idea di calcio ma ci riuscirò. Conquisterò squadra e tifosi attraverso i risultati e la mia determinazione. Ho sentito per telefono John Elkann, ha detto che crede in me»

TORINO, 30 gennaio - «Devo capire cosa i miei ragazzi possono dare sul piano della tenuta psicologica. Dobbiamo competere con la migliore del campionato, non deve lottare per la salvezza, quindi dovremo avere una tenuta di testa costante, perenne. Se non c'è questa qualcuno potrà dire che manca il carattere. Lavorerò per portare di nuovo una mentalità vincente, quella di inizio stagione». Così Alberto Zaccheroni parla alla vigilia della sua sfida d'esordio contro la Lazio.

«OBIETTIVO CONDIVISO» - «I brasiliani fanno gruppo a sè? L'importante è che mi diano compattezza in campo. Non è necessario che poi i giocatori si frequentino anche fuori dal terreno di gioco. Il rendimento di tutti i giocatori della Juve è sotto la loro media, il mio obiettivo è riportare individualmente la crescita media a quella delle stagioni precedenti. In questo modo anche il collettivo andrà meglio», ha detto Zaccheroni.

«ELKANN MI HA FATTO GLI AUGURI» - «Ho parlato prima di tutto con il capitano, gli ho detto cosa mi aspettavo da lui e avrò colloqui personali con tutti. Uno per uno. Devo capire le risposte che mi daranno. Io speravo di venire alla Juve ma non l'ho deciso io. John Elkann mi ha chiamato, abbiamo parlato per dieci minuti. Mi ha detto che nutre grande fiducia nei miei confronti, mi ha detto che qualcuno gli ha parlato bene di me e mi ha fatto un grande in bocca al lupo».

«MI MANCA IL TEMPO» - «Quando ho capito di poter diventare l'allenatore della Juve? Quando i giornalisti hanno cominciato a fare anche il mio nome fra la lista dei papabili. Io ci speravo, ovviamente. In questo momento mi manca il tempo per pensare. Io devo pensare, non giocare. Devo capire come mostrare i pregi della mia squadra e nascondere i difetti. Paradossalmente domani, durante l'attesa della partita, sarà il primo momento in cui potrò pensare da quando sono arrivato».

«HO UN'IDEA E VOGLIO CONDIVIDERLA CON LA SQUADRA» - «La nostra classifica cambierà in base ai tempi che impiegheremo io e la squadra a condividere l'idea che ho in testa. Non basta esporla, dovremo poi praticarla sul campo. Questa idea è valida e toccherà a me dimostrarlo ai calciatori. Il modulo non è fondamentale ma è importantissimo condividere un obiettivo principale e su questo si costruirà un'idea vincente. Dovremo creare un pensare comune che ci permetterà di far bene collettivamente».

«NON SONO MAI SCESO A COMPROMESSI» - «Mi sono sentito dimenticato in questo periodo di inattività? E' una scelta che ho fatto ad inizio carriera. Io non ho indossato la tuta da allenatore perchè non avevo nient'altro da fare. La mia è una scelta di vita. So cosa vuol dire fare l'allenatore. Il calcio è il mio mondo anche se non ho mai giocato 300 partite da professionista. Ho sempre preferito intraprendere il percorso del non compromesso. Io non ho mai avuto un procuratore, mi sono sempre gestito da solo in tutto, a cominciare dai contratti. Non ho mai chiesto raccomandazioni. Ovviamente così facendo mi sono sentito libero - non avendo un procuratore in comune con un calciatore che magari poi devo far giocare per forza - ma allo stesso tempo mi sono visto chiudere delle porte in passato. Ho avuto la forza di non farmi condizionare mai dall'aspetto economico, ho incrociato le braccia e ho continuato a seguire da fuori il calcio fino a ieri. Sul piano della correttezza la Juventus sa che può stare tranquilla».

«ROMBO? SI PUO' FARE» - «Vorrei riportare lo spirito della Juventus di inizio stagione. Il rombo? In questa squadra è una soluzione azzeccata. L'idea è quella di avere una squadra compatta, tenace, aggressiva e dinamica. Tutte caratteristiche che servono per questo tipo di campionato».

«I TIFOSI VANNO CONQUISTATI» - «Che accoglienza mi aspetto dai tifosi? Andranno conquistati, ovviamente. Uno come me ha solo questa strada da percorrere. Devo conquistare le simpatie dei miei calciatori e poi dei tifosi in base ai risultati. Nel calcio metto tutto in preventivo. Sono arrivato in una squadra in difficoltà a causa di alcuni risultati negativi. Ma ci sono abituato, la stessa situazione l'ho già vissuta con la Lazio e con l'Inter. Non ho paura».

«DENTRO LO SPOGLIATOIO VOGLIO RISPETTO DEI RUOLI» - «Io non faccio distinzioni fra i giocatori. La società magari le può fare ma il tecnico no. Io voglio solo che la mia idea venga condivisa da tutti, nessuno escluso. Le stagioni migliori sono sempre coincise con una unità di intenti. In uno spogliatoio c'è chi viene ascoltato di più e di meno, io però parlerò solo alla squadra per convincerli della mia idea di calcio. Dentro lo spogliatoio ci deve essere rispetto dei ruoli, sempre».

«ABBIAMO IL DOVERE DI FARE LA PARTITA» - «Mi sono concentrato sul poco tempo che ho avuto a disposizione sulla Juventus e sui nostri avversari di domani. Sfrutterò il vantaggio di giocare nel posticipo per guardare bene i pregi e i difetti della Lazio anche se mi concentrerò sugli uomini che ho a disposizione. Noi abbiamo il dovere di fare la partita».

«SO COSA DEVO FARE» - «Chi ama questa professione sa che quando un tecnico arriva in una situazione del genere - visto che ha avuto pochissimo tempo per conoscere la squadra - va incontro al rischio di dire tutto quello che sente dentro creando ancora maggiore confusione e ansia in una squadra in difficoltà. Io non ho fatto questo errore».

«LA SQUADRA MI HA DATO LA SUA DISPONIBILITA'» - « La squadra mi ha dato la sua disponibilità, nessuno ha obiettato. Questo è il punto di partenza principale. Sarò sempre vigile e dai miei ragazzi voglio chiarezza in ogni circostanza».

«DOMANI UNA JUVE SENZA PAURA» - «Mi aspetto domani sera una partita tutta grinta e vorrei vedere una squadra senza le paure che l'hanno attanagliata nelle ultime uscite. L'aspetto psicologico è quello che conosco meno e quindi è quello più delicato perchè dal punto di vista tecnico-tattico so la Juve come funziona».
da Tuttosport

sabato 30 gennaio 2010

Conferenza Stampa Alberto Zaccheroni + Conferenza stampa Blanc

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N.B. Ho postato anche questa perchè così ci trovate anche le parole di Blanc e Bettega

Juve, Elkann detta la linea: tutti si giocano il futuro


Obiettivi inderogabili: vittoria in Europa League e posto Champions

TORINO, 30 gennaio - Lo mettiamo nero su... Blanc: «Adesso poniamo anche i giocatori davanti alle loro responsabilità - spiega Monsieur le Président -. Pre­tendiamo attenzione e profes­sionalità: nelle partite, negli al­lenamenti, ma anche fuori dal campo».

ZERO ALIBI - Il concetto è semplice: non ci sono più alibi per i calciatori. Il contesto è la conferenza stampa di presen­tazione di Alberto Zaccheroni e - nello specifico - l’analisi del­la situazione, la ricerca di cau­se, disfunzioni, responsabilità che hanno portato all’esonero di Ciro Ferrara. «Le colpe non possono ricadere solo sul tecni­co e sul suo staff», sottolinea ancora Blanc. Che tuttavia non vuole sentire parlare di scelta sbagliata, anzi di scelte ­al plurale - sbagliate, conside­rando che Zaccheroni è il quin­to allenatore del nuovo corso: «Mi chiedete se ho mai pensa­to di dimettermi alla luce di ta­le considerazione? Beh, la ri­sposta è no. Assolutamente no. In situazioni come questa, fat­te di lunghe strisce negative, gli errori non sono mai di un singolo ma sono di una intera catena di persone. E non mi di­mentico certo i giocatori, che devono impegnarsi di più». Il concetto, che viene ribadito an­che da Bettega, è comunque l’input della proprietà. John Elkann ha fissato gli obiettivi minimi (zona Champions ed Europa League) ma soprattut­to ha dettato la linea: al quar­to cambio d’allenatore vuole che pure i giocatori si sentano pesantemente responsabiliz­zati. E chi non s’impegna, que­sta volta, dovrà pagare.

da Tuttosport

La Juve volta pagina con Zaccheroni


Il nuovo tecnico: «E' impossibile che nessuno sia più capace di esprimersi come sa». Domani subito contro la sua ex Lazio

TORINO
«Qui non ce n’è uno che stia giocando come sa, quindi il mio compito è di riportare tutti i giocatori a un rendimento medio e la Juventus al livello che esprimeva nelle prime giornate quando mi piaceva molto».

Al primo impatto con la nuova realtà, Alberto Zaccheroni ha dimostrato un’eloquenza un tantino stropicciata ma dalla spremitura ne esce questo succo: una promessa di buon senso che fissa come obiettivo minimo però irrinunciabile il ritorno tra le prime quattro del campionato. Zac sa che gli fu più semplice dare alla Juve lo scudetto del 5 maggio 2002, battendo l’Inter all’ultima giornata come allenatore della Lazio, che non conquistarne uno in proprio nei mesi che gli hanno concesso. Perciò non esagera con le ambizioni. «La società mi ha chiesto soprattutto di tornare in zona Champions. Dipenderà da quanto impiegheremo per riuscirci, se ci vorranno due o tre settimane oppure di più: allora sapremo se ci saranno il empo e le condizioni per fare altri passi avanti in classifica».

Eccolo, il Traghettatore, l’uomo del Pronto soccorso che in un paio di giorni deve allestire la Juve anti-Lazio. Gli successe anche al Toro, chiamato il giovedì per la domenica. Comunque chi si aspettava il «Caron dimonio dagli occhi di bragia», descritto nel terzo canto dell’Inferno, ne sarà deluso. Non è un diavolo, Zaccheroni, sebbene il risultato più importante lo abbia ottenuto nel Milan. Nè il suo sguardo promette fuoco. Si presenta come un nocchiero placido dalle intenzioni chiare e alla Juve ci tengono a dire che la scelta è da condividere tra dirigenza e proprietà «perchè era il professionista di maggiore esperienza e competenza tra quelli disponibili». La giovinezza professionale di Ferrara e del suo staff ha sviluppato evidentemente gli anticorpi: per raddrizzare la stagione si va sull’usato sicuro «e non arrugginito - ha obiettato Zac -. Ho continuato a “studiare” le partite a casa, ho visto molto campionato tra Parma, Bologna e anche il Cesena, che gioca benissimo in serie B. Per la Champions League ero spesso a Milano. Mi sono aggiornato. Mancini è stato fermo un anno e mezzo però nessuno ha dubitato di lui quando l’hanno chiamato al Manchester City».

Dopo aver ricevuto la telefonata di benvenuto da John Elkann, Zac ha firmato in mattinata in uno studio legale. La sveglia era suonata presto, nonostante avesse raggiunto Torino soltanto alle 4, partendo dalla Romagna dopo la telefonata di Blanc a mezzanotte. Il contratto scadrà il 30 giugno con l’ opzione per l’anno prossimo «che ha voluto inserire la società» ha precisato il tecnico, attratto dall’occasione di rientrare nel giro come fece Ranieri quando andò a salvare il Parma, più che dai 350 mila euro dell’ingaggio. «Mi piacciono le sfide - ha spiegato -. Questa la vivo con entusiasmo perchè al mondo ci sono sei o sette club importanti e uno è la Juventus». Zaccheroni non ha chiesto rinforzi perchè, dice corroborato da Bettega, «basterà recuperare i giocatori per fare le scelte che Ferrara negli ultimi tempi non ha potuto fare». Nè ha voluto conoscere da don Ciro le ragioni della crisi.

«L’ho incontrato prima dell’allenamento - ha confidato il nuovo tecnico -. Non gli ho chiesto niente dei giocatori perchè voglio partire senza pregiudizi: il passato è alle spalle, si volta pagina e si riparte da capo. Conosco benissimo i giocatori tecnicamente, devo scoprirne il carattere e la parte del lavoro più impegnativa riguarderà l’aspetto psicologico: non è possibile che nessuno sia più capace di esprimersi come sa. Negli ultimi tempi ho visto giocare Melo e Diego. Il talento a disposizione è enorme tuttavia non basta, chiederò ai giocatori la disponibilità».

Resta il dubbio su quale forza può esercitare sulla squadra un allenatore dichiaratamente «ad interim». Vedremo. «La mia ambizione - ha concluso - è di mettere in difficoltà i dirigenti quando il contratto scadrà tra qualche mese. In ogni caso sarei orgoglioso di consegnare a Benitez o a chiunque altro la Juve in Champions League. Magari facendomi offrire una pizza». Escludiamo che la consumeranno nel ristorante di Ferrara.

da La Stampa

Commento:

A prescindere da Tutti e Tutto, Buon Lavoro Mister Zaccheroni!!! :)

Bettega: «Nessun acquisto con Zaccheroni»


Il vicedg della Juve: «Il nostro mercato? Recuperare gli infortunati»

TORINO, 29 gennaio - Alla conferenza stampa di presentazione di Alberto Zaccheroni partecipa anche il vice direttore generale della Juve Roberto Bettega. Che fa alcune precisazioni interessanti. Innanzitutto sul mercato. Quando gli viene chiesto quali siano le richieste avanzate dal nuovo tecnico in questo senso, la sua risposta è secca e senza equivoci: non ci saranno nuovi acquisti. Bobby Gol lo spiega così: «La considerazione che Zaccheroni ha della rosa potenzialmente a disposizione (in considerazione degli infortuni, ndr) è che la ritiene più che valida. Quindi abbiamo già detto che la campagna acquisti consiste nel rientro degli infortunati».

TUTTI COLPEVOLI - Esaurito l’argomento mercato, l’ex attaccante bianconero parla anche delle colpe per la situazione che si è creata in seno alla Juventus: «Mi pare che in un contesto di squadra la responsabilità sia di tutti - afferma - non è mai di uno solo. E ovviamente anche i giocatori hanno le loro responsabilità. Con Alberto siamo d’accordo sul fatto che questa non è la vera Juve: si può fare molto meglio, il nostro potenziale è molto superiore a quello attuale».

CIAO CIRO - Bettega dice qualciosa anche sull’esonero di Ferrara: «Mi unisco anche io al saluto a Ciro e al suo staff fatto dal presidente Blanc, però devo dire che il nostro obiettivo è riportare questa squadra e questi giocatori al loro giusto livello. Per farlo ci vuole assolutamente il loro contributo».

STAFF - Ultima precisazione riguardo lo staff che Zaccheroni porterà con sé: «Sostanzialmente rimangono a far parte del gruppo di Alberto i preparatori atletici Scanalino e Gaudino, che saranno dedicati soprattutto al recupero degli infortunati e poi Nista come preparatore dei portieri. Zac si porta dietro il suo secondo allenatore Stefano Agresti e il preparatore atletico Alberella».

da Tuttosport

Commento:

A mio avviso la notizia più interessante uscita dopo l'annuncio dell'arrivo di Zaccheroni sulla panchina della Juve. Il messaggio di Bettega è chiaro, ho perso la battaglia su Gentile contro Blanc e Secco che hanno voluto Zaccheroni ma lo stesso Alberto qualunque resultato dovesse conseguire a giugno se ne deve andare perchè la Juve ha bisogno dello staff nuovo che si porterebbe Benitez in eredità da Liverpool, quello staff tecnico di navigata esperienza che la Juve necessita più di qualsiasi altra cosa. Qualora Zac dovesse rimanere (opzione 2010-2011 inserita sul contratto) Robertone nostro farebbe le valigie lasciando il guscio di noce in balia delle onde del mare in tempesta. Il suo Amore per la Vecchia Signora gli ha fatto ingoiare il rospo della sconfitta interna contro Blanc, ma in quanto uomo dotato di orgoglio in caso di reiterato sconfessamento del suo volere operativo smonterebbe le tende ringraziando tutti.
La cosa buffa è che Moggi pochi giorni fa lo aveva ordunque ripreso/avvertito...

Vecovaro

venerdì 29 gennaio 2010

Prima conferenza stampa di Alberto Zaccheroni nuovo allenatore della Juve

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Juve: è ufficiale, Zaccheroni è il nuovo allenatore


Nel pomeriggio è previsto il primo allenamento e poi la presentazione ufficiale (in diretta su Tuttosport.com). E' il tecnico che fece vincere la Lazio contro l'Inter il 5 maggio 2002. Addio a Ferrara.

TORINO, 29 gennaio - Alberto Zaccheroni è il nuovo allenatore della Juventus. Il tecnico romagnolo oggi è a Torino dove ha firmato il contratto che lo legherà alla Juventus fino al termine della stagione in corso. Il tecnico si è incontrato con la dirigenza bianconera in uno studio legale. Nel pomeriggio è previsto il primo allenamento e poi la presentazione ufficiale (in diretta su Tuttosport.com). Si attende ora l'ufficializzazione dell'esonero di Ciro Ferrara.

da Tuttosport

La vedo veramente complessa stavolta...


Non vorrei passare per menagramo o uccello del malaugurio ma le sabbie mobili in cui si è impantanata la Juventus sono davvero complesse da risalire.

Tutti ci ricordiamo la stagione di Maifredi e facciamo continui richiami a questa quasi a volerci confortare con l'idea che si può vivere un'annata difficile ma che poi le cose tornano com'erano prima della défaillance della singola annata storta.

Quache anno fa c'era un certo Gianni Agnelli che aveva le chiavi e accesso diretto alla Ifil (la cassaforte di famiglia) potendo in una singola sessione di calciomercato rimettere le cose a posto, prendere un allenatore convincente e vincente mettendogli a disposizione i denari necessari per un giusto correttivo negli acquisti, ma ora è ancora così?

Sinceramente non credo.

Gianni Agnelli è morto così come suo fratello Umberto e il pacchetto azionario della Ifil (ora Exor) è passato tutto in mano all'erede rimasto, il delfino tanto amato/odiato, John Elkann.

Come ogni ragazzo che eredita la carica naturale prima del tempo è stato circondato subito da manager di fiducia molto vicini alla famiglia che gli insegnassero il mestiere, Confalonieri lo ha fatto fino a pochi anni fa col figlio di Berlusconi oggi ultraquarantenne, uomini a cui della Juve interessa poco o niente, come allo stesso John purtroppo, anzi, vista la nostra povera squadra come una specie di ramo secco dell'holding di famiglia da alimentare il meno possibile.

Qui è il fulcro del problema che stiamo vivendo oggi e che vivremo nei prossimi anni, la Juve è un bene di famiglia, la Juve è un marchio internazionale, la Juve è un'eredita scomoda di un Nonno morto da anni ormai, la Juve è un ramo secco che se ha voglia di continuare a vivere deve farlo sostenendosi solo sulle proprie forze.

E' stato scelto un management che potesse portare avanti il piano industriale presentato nel gennaio 2006 (se non ricordo male) che aveva e ha come fulcro portante la costruzione dello stadio per dare alla Juve una patrimonialità mai avuta prima e soprattutto che permettesse alla stessa società quotata una vita propria autosovvenzionata e autogestita.

Ma il discorso tecnico? Che valore, posizione assumeva nel piano industriale?

Secondario, ma fino ad un certo punto visto che per garantire la vita della s.p.a. si è ricorso ad un aumento di capitale molto consistente in parte finanziato dalla Exor (85ml) in parte dagli azionisti (20ml), insomma per essere un ramo secco gli è stata data parecchia linfa, linfa che permettesse al management una conduzione tranquilla fino all'inaugurazione dello stadio.

Cosa è successo da quel gennaio 2006?

Credo che non ci sia bisogna di sottolineature di sorta, è sotto gli occhi di tutti il disastro tecnico calcistico che si è abbattuto sulla Vecchia Signora. Acquisti fallimentari o sbagliati, giocatori pagati troppo per il loro valore tecnico, allenatori incapaci o alle prime armi, campioni giunti alla frutta per problemi anagrafici e mai sostituiti...etc etc.

Che fare ora?

La proprietà si assumerà la giusta responsabilità per aver sbagliato clamorosamente gli uomini che dovevano gestire un capitale così ingente?

Credo proprio di no purtroppo.

L'ipotesi ora al vaglio della proprietà è quella di assumere un allenatore/traghettatore che cercasse di raggiungere il difficilissimo quarto posto e poi assumerne uno di valore e statura internazionale.

L'inghippo dov'è allora? In fondo sembra che stia facendo bene per il bene della Juventus ma...

Per riportare la Juve tra le società di prima fascia servirebbe un nuovo aumento di capitale da 100ml (almeno), assumere un coach di prima fascia (e lo sottolineo) a cui permettere una sontuosa campagna acquisti per svecchiare una rosa ormai logora nel fisico e nella psiche, sostituendo degnamente giocatori come Del Piero, Camoranesi, Cannavaro, Trezeguet, insomma calciatori da 25ml e più.

Lo faranno?

L'aumento di capitale no di certo, rimane da capire se riusciranno ad essere così bravi da prendere in giro un Benitez o un Hiddink raccontandolgi chissà quale favola e riportandola a noi poveri idioti che ci soffermeremo come sempre sulle apparenze non andando mai a fondo delle questioni per capire in realtà cosa si nasconde dietro il paravento che ci mettranno davanti agli occhi.

Poveri noi...

Vecovaro

Inter- Juventus 2 a 1, quelli che aspettano una botta di culo

Come preventivato a Milano arriva un'altra sconfitta per la combriccola di Ferrara sempre più stile viaggio d' istruzione (o distruzione?) tra le città d'Italia.

Basterebbe d'altronde leggere i nomi ad inizio partita , unire la comprovata inesistenza di un qualsiasi schema, aggiungere una spruzzatina di sfiga che ci sta sempre bene e shakerare il tutto per ottenere il risultato prima ancora che la gara cominci.

Ma nel nostro estremo masochismo seguiamo la partita comunque, che non si sa mai, magari una botta di culo, un meteorite sullo spogliatoio dell'inter, Materazzi che decapita mezza tribuna perchè lo fischiano (ma in effetti verrebbe solo ammonito)..magari stavolta si vai ai supplementari...e poi magari ai rigori..magari stavolta......(son due mesi che lo dico, la Snai ci campa con la gente come me)...

Ed eccola lì, la manna dal cielo che si materializza sotto forma di ciofeca di Diego, o meglio sotto forma di paperone di Toldo. Tanto preoccupato dall'aver subito l'1 a 0 con una vaccata epica che ride di gusto. "Certo che facciamo paura", penso...

"Però chi si credono di essere? Se non segnano entro mezzora poi vanno in paranoia come al solito e rischiano di perdere sul serio, sta a vedere che la pagano tanta boria..." (il Signor Snai si sfrega le mani)

E il risultato in effetti resiste, non si sa come ma resiste. Giocano solo loro (svogliatamente), noi stiamo lì trattenendo il respiro e ripartiamo (fino alla metà campo, perchè dopo c'è Amauri), e il risultato per ora resiste.

E non è tutto, c'è anche Balotelli che va puntualmente a sbattere contro Chiellini e finge di essere morto per rendersi più simpatico al pubblico juventino.

E c'è anche Diego che maradoneggia, lento ma maradoneggia. Poi certo, Snjeider giochicchiando ha l'aria di essere più decisivo, però Diego gioca bene, sul posto ma gioca bene.

E c'è addirittura Grosso che ferma Maicon. No,dico, Grosso che ferma Maicon! Una, due, tre volte (ma allora è vero che beve, Maicon)!

In mezzo, il nulla cosmico. Cannavaro , Grygera e Candreva ci sono, ma non si vede. De Ceglie c'è e purtroppo si vede benissimo, e compensa la pochezza di Thiago Motta, il pandoro più costoso della storia (ma da noi sarebbe titolare inamovibile). Melo gioca una gara discreta, va detto, ed è una piacevole novità (ci s'accontenta). Sissoko non si regge in piedi ma giustamente rimane in campo, perchè tanto si fanno male pure quando non giocano, almeno che si facciano male giocando, per dio!

E l'inter non segna. Passano i minuti e l'inter non segna. C'è un rigore per loro grosso come una casa e l'inter non segna. Scene da film gangster attorno all'arbitro e l'inter non segna. E' molto antipatico che l'inter non segni, ma non segna.

Poi arriva il 71° e l'inter segna. Con una punizione orribile deviata infine da Lucio l'inter segna ( grande calcio a San Siro). Moratti mostra orgoglioso al mondo i suoi denti gialli, Ferrara alza la testa vagamente disturbato nel suo sonnellino, Blanc sfoglia l'elenco telefonico cercando il numero di Nevio Scala (dov'è finito Nevio Scala?).

L'inter segna ma mancano venti minuti, tutti in difesa, anche se non corre più nessuno e Ferrara non fa cambi ,magari resistiamo. E poi si va ai rigori e Buffon si ricorda di quando a 6 anni li parava tutti alla sua sorellina e si annotava le statistiche sul diario come nemmeno la mente perversa di Sconcerti.

Ci credo ancora (il Signor Snai spedisce inviti per il suo party sul nuovo panfilo)!

Ci crede persino Grosso che oggi ha deciso di correre e di provare addirittura a crossare nonostante in area ci sia Amauri. Niente. Però i ragazzi ci credono, non tirano in porta manco a pregare ma ci credono, gliene va dato atto.

Un po' meno Ferrara, che s'è messo anche la berrettina per somigliare a Rocky ed in effetti è monoespressivo quanto Stallone. Però non è stato esonerato (forse Scala sta ancora all'estero e il numero non si trova. Forse in Turchia o Russia, o da quelle parti là. Hanno provato a contattare Hiddink, ma non lo conosce).

Ci credono talmente tanto che nessuno va a chiudere su Thiago Motta, perchè così si perde tempo. E nessuno marca Balotelli sulla respinta corta di Buffon, perchè sono già proiettati in avanti, a cercare il gol del vantaggio. E l'inter segna. E' l'89° e quel patacca di Balotelli segna.

Manca un nulla. Se avessimo sei giorni a disposizione potremmo pareggiare e invece il calcio è così ingiusto e all'89° l'inter segna. RockyFerrara chiama Paolucci con la stessa grinta con cui dice ad Adriana di buttare la pasta, ma è troppo tardi, la sfortuna si accanisce su di noi, finisce così, con Moratti che ricorda al mondo l'importanza degli odontoiatri e Mourinho che difende l'eroico Ferrara vittima del sistema (nervoso, suo).

E' andata così, pazienza. Usciamo anche dalla Coppa Italia, se ne va l'ennesimo obiettivo stagionale. Usciamo però fieramente e a testa alta. Quasi. Media almeno. Diciamo sollevata quanto basta per prendersi un'influenza e domenica dover schierare la primavera.

CrazyDiamondatorino2fisso

Juve, oggi arriva Zac Gentile battuto allo sprint


Manca solo l'ufficialità, che arriverà nel pomeriggio, ma sarà il romagnolo a guidare i bianconeri fino a fine stagione. Contro l'ex ct dell'Under 21 ha giocato la mancanza di esperienza con squadre di club. Già da oggi pomeriggio Ferrara non dirigerà l'allenamento del gruppo

TORINO, 29 gennaio 2010 - E’ atteso per pomeriggio l’annuncio del successore di Ciro Ferrara alla guida della Juventus. Ma anche se manca solo l’ufficialità si è capito che sarà Alberto Zaccheroni, che ha battuto al fotofinish Claudio Gentile, il quale fino a ieri sembrava in vantaggio. In realtà dopo l’incontro di martedì con l’ex allenatore dell’Under 21 la proprietà aveva espresso preferenza per il tecnico romagnolo, il cui profilo è stato giudicato più alto: benché non alleni più dall’esonero dal Torino nel febbraio 2007, ha vinto uno scudetto col Milan mentre Gentile, nonostante i trascorsi juventini non ha mai guidato una squadra di club.

i tempi — Se la società si è presa ancora un paio di giorni di tempo per decidere, più che per l’impegno della Juve ieri sera a San Siro è stato per un ultimo estremo tentativo di strappare immediatamente Rafa Benitez al Liverpool. Ma quando nel pomeriggio è risultato impossibile, il presidente Jean-Claude Blanc ha virato sul traghettatore. Zaccheroni, appunto. Contrariamente a quanto ha detto dopo l’eliminazione di coppa Italia, dunque, non sarà Ferrara a dirigere l’allenamento dopo pranzo.

da Tuttosport

Gigi Buffon dopo inter-Juve 2-1

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inter - Juventus 2-1. Intervista a Ciro Ferrara

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Munch - Disperazione (1893 - olio su cartone)

Toto-Allenatore eventuli e varie.


Juve e Benitez, le nozze si celebreranno in estate

Ieri l’incontro tra i legali, che hanno preparato una bozza d’accordo. Impossibile liberarsi subito dal Liverpool Rafa ha dato la disponibilità per giugno

TORINO, 29 gennaio - Una lunga, lun­ghissima giornata bianco­nera - quella di ieri - fatta di trattative e calcio giocato. I primi a scendere in campo, metaforicamente parlando, sono stati i dirigenti: impe­gnatissimi, manco a dirlo, sul fronte allenatore. Rafael Benitez è stato ancora una volta al centro dell’attenzio­ne, oggetto di contatti, trat­tative, ragionamenti, tenta­tivi estremi tesi ad addive­nire ad un istantaneo ap­prodo del tecnico spagnolo alla Juventus. Se in serata la situazione non fosse de­generata nell’ennesima, in­tollerabile sconfitta.

INCONTRI - C’è chi, a Mila­no, giura di aver visto “Ra­fa” in persona: una toccata e fuga per sistemare dettagli e prendere contatti con Jean Claude Blanc, Rober­to Bettega e Alessio Secco. Ma c’è anche chi giura - ap­punto: Blanc, Bettega e Sec­co - che si tratta di avvista­menti infondati (di certo c’è che Benitez, fino alle 13, era a Liverpool a dirigere l’alle­namento dei Reds). Più pro­babile invece - stando alle indiscrezioni - che a Milano ci fossero quantomeno i le­gali dell’entrenador. Il noc­ciolo della questione è la re­scissione del contratto che lega Benitez al Liverpool: un quinquennale da 25 mi­lioni di euro. A quanto pare la Juventus è disposta a ga­rantire a Benitez lo stesso trattamento economico al­meno quanto Benitez lo è ad accettare la proposta bianconera: l’intenzione è quella, assicurano dall’In­ghilterra. Tutt’altro che semplice, invece, trovare un accordo con il club inglese. In questo caso c’è una - sia pure poco ostentata - dispo­nibilità alla risoluzione con­sensuale, ma solo a deter­minate condizioni (nessuna buonuscita, tanto per co­minciare, e tempistiche non troppo ridotte: prima i Reds vogliono accertarsi della piena disponibilità di Hid­dink). Anche su questo fronte, però, la Juventus ha voluto dare una accelerata ieri, inviando un proprio emissario in Inghilterra per provare a raggiungere un equo compromesso.

Juve, è il giorno del traghettatore: ecco Zaccheroni

Il ko di San Siro imprime un’accelerazione: da oggi squadra al tecnico romagnolo. Intesa su cifre e durata Superata la concorrenza di Gentile, del quale Blanc non ha digerito le recenti dichiarazioni sui difetti dell’attuale dirigenza bianconera

TORINO, 29 gennaio - Zac, la Juve cambia. Come era già emerso nella giornata di mercoledì, toccherà al tecnico romagnolo guidare la rincorsa a un posto in Champions. Oggi arriverà la firma e subito dopo la presentazione ufficiale.

TELEFONI ROVENTI - Il telefono di Alberto Zaccheroni ha trillato di continuo nel corso dell’ultima giornata, vale pure per quello di Claudio Gentile. Il ruolo di tecnico in pectore della Juventus ha le sue controindicazioni, a partire dall’incessante richiesta di informazioni su eventuali novità. La telefonata più importante però era attesa in tarda serata, al massimo per la mattinata di oggi. Da entrambi. Ed era legata a filo doppio al risultato della sfida di San Siro, perché nel corso delle ore ha assunto sempre maggiore rilievo la possibilità di una conferma di Ciro Ferrara, ovviamente in caso di qualificazione della Juve. Opzione caldeggiata da ambienti molto vicini alla proprietà, che considerano inutile insediare un traghettatore a prescindere dal nome dello stesso. Il pensiero di questa (importante) corrente si riassume così: «Puntiamo su Rafa Benitez e, fino all’arrivo dello spagnolo, sfruttiamo la voglia di rivalsa di Ciro». La sconfitta maturata in extremis ha però dato l’ultima spallata al tecnico e propiziato quella telefonata che Zaccheroni aspettava.

L’ACCORDO C’E’ - Non era Ferrara il vero rivale di Zaccheroni e solo relativamente lo è stato Gentile. Il rivale è Benitez che la Juve ancora ieri ha provato a schiodare dalla panchina di Anfield Road. Inutilmente. Infatti Zac ha mantenuto salda la pole position, dal momento che il suo legale ha raggiunto nelle ultime ore un accordo di massima con l’omologo bianconero. Cifre e durata dell’accordo non sono più oggetto di discussione, mancano però le firme di Jean Claude Blanc e dello stesso Zaccheroni. Non a caso ieri il tecnico romagnolo, pur celandosi con le smentite di rito, è apparso decisamente fiducioso sull’esito della vicenda che lo vede protagonista.

da Tuttosport

giovedì 28 gennaio 2010

Ufficiale: Wilhelm Carlos Garcia alla Juventus


La Juventus ha ufficializzato il trasferimento del 16enne difensore del Djurgardens, Wilhelm Carlos Garcia. Il calciatore aveva dichiarato sulla carta stampata che il suo passaggio al club bianconero era vicino, ma ora, dal sito della Lega Calcio, si apprende l’ufficialità del trasferimento a titolo definitivo.

Tim Cup: stasera in campo


Questa sera Juventus e Inter si affrontano a San Siro nella gara unica per l’accesso alle semifinali di Coppa Italia. La Juventus ci è arrivata eliminando il Napoli battuto all’Olimpico per 3-0 grazie al gol di Diego e alla doppietta (uno su rigore) di Del Piero. L’Inter è approdata ai quarti di finale di Coppa Italia superando il Livorno con il punteggio di 1-0, determinato da una rete di Sneijder.

I PRECEDENTI STORICI
Il bilancio degli incontri di Coppa Italia a Milano tra Inter e Juventus vede i bianconeri in vantaggio per 6 a 4, con 5 pareggi tra i due contendenti. A Milano il primo incontro si è disputato nel lontano 19 gennaio 1936 e vede la Juve prevalere per 1-0 grazie alla rete di Diena. Cinque anni dopo, nel 1941, la Vecchia Signora fa di meglio imponendosi per 2-0 con i gol di Borel II e Gabetto.

Nel 1959/60, i bianconeri travolgono i nerazzurri con un sonante 4-1. A San Siro Charles e Cervato portano sul doppio vantaggio la Juve, per poi assistere al punto della bandiera di Bicicli. Sivori e ancora Cervato, stavolta dal dischetto, fanno assumere al successo importanti proporzioni.

L’Inter interrompe la serie negativa solo nel 1972. La Juve, fresca di titolo tricolore (il numero 14) perde 3-1, pur passando in vantaggio con Anastasi. Una doppietta di Boninsegna e una rete di Mazzola consegnano la vittoria ai padroni di casa. Ci si ritrova l’anno successivo ed arriva il primo pareggio. Causio apre le marcature, Boninsegna (futuro juventino) recupera il passivo a metà ripresa.

Nel 1975 la Juve ottiene un memorabile 6-2. A San Siro dopo soli 2 minuti Anastasi va in gol, ma il solito Boninsegna firma l’1-1. Prima dell’intervallo Viola sigla il 2-1 per i torinesi. Nella ripresa i bianconeri calano un poker in soli 17 minuti: Anastasi, Scirea, Viola e Cuccureddu sono i 4 assi. E’ ancora Boninsegna a inserirsi nel tabellino dei marcatori con la rete conclusiva, realizzata su rigore.
Due mesi dopo, nell’edizione successiva della Coppa Italia, è Libera a segnare il gol della vittoria nerazzurra poco dopo la mezzora di gioco. L’1-0 è anche il risultato del 1979, determinato stavolta da un autogol di Furino.

Nel 1979/80 la Juve espugna Milano con il punteggio di 2-1. Mattatore della giornata è Cesare Prandelli, protagonista con una doppietta. Importante è lo 0-0 del 1983, che permette alla Juve di guadagnare l’accesso alla finale, nella quale poi trionferà sul Verona.

Finisce ai supplementari l’incontro del 1992. Vince la Juve 2-1, a salire in cattedra è Roberto Baggio, autore di entrambi i gol che consentono alla squadra di guadagnare la semifinale. Gli ultimi 3 incontri sono tutti pareggi all’insegna delle emozioni. Nel 1996797 è 1-1, con reti di Amoruso e Ganz.

Nel 2004 finisce 2-2: inaugura Adriano, Tudor e Del Piero capovolgono il risultato, pareggia Adani nei tempi di recupero. Si va ai rigori e hanno la meglio i bianconeri grazie all’errore di Christian Vieri. Infine, il 2-2 dell’andata del 23 gennaio 2008. Un pari nato in rimonta, con la risposta di Del Piero e Boumsong all’iniziale doppio vantaggio determinato da Julio Cruz.

da Juventus.com

Così parlò Z... iliani - Se questo è un dirigente: 9 domande a Blanc, lo sfasciacarrozze della Juventus


Il noto giornalista Mediaset analizza la crisi bianconera.

Se questo è un uomo, scrisse Primo Levi. Se questo è un dirigente, bisognerebbe scrivere oggi. Parliamo, l'avrete capito, di Jean Claude Blanc, il mammasantissima della Juventus che con la benedizione della proprietà (John Elkann) si è autonominato Santissima Trinità Bianconera giungendo ad incarnare le figure di Padre, Figlio e Spirito Santo (presidente, amministratore delegato e direttore generale).

Se questo è un dirigente, si chiede l'appassionato di calcio, Marotta della Sampdoria, Corvino della Fiorentina e Sartori del Chievo che cosa sono? Forse Premi Nobel di quella scienza impossibile, insondabile e imperscrutabile – per monsieur Blanc - chiamata calcio? Massimo Troisi diceva: credevo fosse amore, invece era un calesse. I tifosi della Juventus, parafrasando Troisi, dopo Juventus-Roma 1-2 (sesta sconfitta nelle ultime 8 partite) dicono: credevo fosse una squadra, invece era un triciclo. Dove il suffisso “tri” è più che mai d'obbligo. Perchè la Juve sembra caduta dalla padella alla brace. Ieri la triade, oggi il dirigente uno e trino. Ieri la vergogna di dirigenti corruttori, oggi la vergogna di dirigenti inetti e incompetenti. A partire da Blanc.

Che come prima preoccupazione, non più tardi di due mesi fa, aveva quella di far sapere ai tifosi che la Juve avrebbe cucito sulle sue maglie la 3^ stella in caso di conquista dello scudetto (avete capito bene: scudetto). Un'idiozia in assoluto e una meschineria nel particolare: se il nuovo corso della Juventus ha il volto di un presidente – e amministratore delegato e direttore generale – che perde il suo tempo a lisciare il pelo ai tifosi, solleticando i bassi istinti del popolo bue, converrete con noi che è giunta l'ora di abbassare la saracinesca. Ma così è. E mentre la Juventus del nuovo corso (sic), quella di John Elkan e Blanc, di Lippi e Ferrara, va alla deriva svilita, umiliata e spernacchiata, e messa sotto da tutti, dal Chievo e dal Bayern, dal Milan e dal Catania, i poveri tifosi – e gli sportivi in genere – restano lì, con le loro semplici domande cui nessuno si premura di dare una risposta.

DOMANDA 1. Caro Blanc, visto che ancor'oggi rivendica come saggia la sua decisione di cacciare Ranieri, considerato non più all'altezza del progetto-Juve, ci spiega perché non ha sostituito un allenatore considerato di seconda fascia con un allenatore di prima fascia? E ci spiega perché ha messo alla guida del bolide un pilota col foglio rosa?

DOMANDA 2. Se è stato Lippi a garantire su Ferrara, su quali considerazioni si basavano le referenze del c.t. visto che Ferrara – catapultato sulla panchina alla 37^ e penultima giornata del campionato scorso – non aveva la benché minima esperienza di allenatore: e in teoria poteva essere Einstein o lo scemo del villaggio, ma saperlo era impossibile?

DOMANDA 3. Se è vero che è stato Lippi a consigliare, oltre a Ferrara, gli acquisti di Cannavaro, Grosso e buon ultimo Candreva, e visto che Cannavaro e Grosso hanno fatto più danni della grandine, mentre il ragazzo ha cominciato sabato sera contro la Roma, non le è venuto il dubbio che il c.t. sia magari un ottimo allenatore ma un pessimo suggeritore (e stratega)? E se dopo Ferrara, Cannavaro, Grosso e Candreva, il prossimo capitolo del progetto-Juve si chiama Lippi presidente, non le viene il dubbio che forse è il caso di riparlarne?

DOMANDA 4. Se è vero che Hiddink era stato contattato, ma la Juve si è ritirata in buon ordine tramortita dalla richiesta d'ingaggio (3,5 milioni netti per arrivare a giugno), sicuro che sia stata la decisione più saggia? Meglio pagare 3,5 milioni netti a un allenatore capace di rimetterti in piedi una squadra allo sbando in due settimane – come Hiddink fece col Chelsea di Scolari la stagione scorsa, che guarda caso eliminò proprio la Juve negli ottavi di Champions – o meglio precipitare in classifica col rischio, concretissimo, di non qualificarsi nemmeno alla prossima Champions League, il che significa danno economico secco di qualcosa come 20 milioni di euro?

DOMANDA 5. Che cosa significano gli acquisti di Paolucci e Candreva? La Juve sta già facendo una fatica d'inferno a reggere il modulo a 2 punte più Diego: ma anche ammettendo di trovare la quadratura del cerchio, magari col recupero del migliore degli attaccanti, e cioè Iaquinta, questo significa che a organico completo per Paolucci ci sarebbe posto in tribuna, mentre Candreva potrebbe giocare solo e soltanto in sostituzione di Diego (e non certo con lui e due punte): insomma, un panchinaro di lusso che a giugno sarà acquistato per 7 milioni della metà. With compliments!

DOMANDA 6. Cosa ci vuole per accorgersi dell'inadeguatezza di Ferrara al ruolo di allenatore? Dopo l'inenarrabile sconfitta col Napoli (2-3 dopo aver condotto 2-0), contro la Roma è arrivato il tracollo in fotocopia: 1-2 dopo aver condotto 1-0. Con Ferrara che sull'1-1, invece di cercare di salvare il salvabile, toglie un difensore (Grygera) e mette un trequartista (Candreva) mandando Salihamidzic a fare il terzino. Morale: Riise se ne parte tutto solo verso Buffon senza che nessuno lo segua e Buffon, per non prendere gol, è costretto a buttarlo giù e a farsi espellere. Dopodiché, in 10 contro 11, a contrastare Riise – restando a guardarlo mentre colpisce di testa la palla del 2-1 – c'è proprio Candreva. Il gioiellino da 15 milioni mandato in campo non si sa bene a combinare cosa.

DOMANDA 7. Come pensa di risolvere, la Juve, il problema-Del Piero? Sul capitano ora piovono gli elogi di tutti per il gol – magnifico – segnato alla Roma; ma a parte il fatto che si tratta del primo gol in campionato, e che non è servito a niente, è così difficile dire le cose come stanno? Del Piero ha segnato un fantastico gol da fermo: ma anche Baggio ce l'avrebbe fatta, forse anche Rivera. Nessuno discute la classe di Alex, ma sarebbe ora di ricordare che Del Piero va verso i 36 anni e che in campo è spento, cade sempre, perde quasi tutti i palloni ed è una palla al piede, per una squadra che vuole tornare grande, né più né meno di Cannavaro, né più né meno di Grosso, e con tutto il rispetto che va portato a Del Piero, Cannavaro e Grosso. La verità è che la Juve ha vinto 4 partite a inizio campionato perché in avanti c'era Iaquinta che fa l'attaccante, il centrocampista e il terzino: poi, infortunatosi Iaquinta, con Amauri e Del Piero in versione gatti di marmo la squadra si è impantanata e nessuno è più riuscito a rimetterla in carreggiata.

DOMANDA 8. E che dire di Melo, che col recupero di Sissoko – e l'acquisto di Candreva – si avvia a un finale di stagione da panchina fissa? Con che criterio sono stati spesi i 25 milioni per il brasiliano della Fiorentina, visto che la Juve cercava un regista (D'Agostino) e visto che Melo è tutto tranne che un regista? Un'operazione di mercato che grida vendetta e che vede la Juve recidiva, se è vero che un anno prima era stato acquistato Poulsen, altro taglialegna, dopo il lungo e inutile inseguimento a Xabi Alonso.

DOMANDA 9. Per concludere: un dirigente che nel giro di dieci mesi – e cioè dal giorno 10 aprile, data del famoso pranzo della focaccia al ristorante Da Vittorio, a Recco, con Lippi commensale – riesce a sfasciare la Juventus nel terribile modo che è sotto gli occhi di tutti, come fa a non sentire l'obbligo di rassegnare le dimissioni per comprovata inettitudine? Esiste una ricetta francese che lei, caro Blanc, vuole tenere segreta?

da paoloziliani.it

Juve, tentativo per avere Benitez subito


Risolto il problema staff, meno corposo del previsto

TORINO, 28 gennaio - Questione traghettatore a parte, Rafael Benitez continua a catalizzare l’attenzione dei vertici bianconeri. John Elkann e Jean Claude Blanc lo hanno individuato quale elemento cardine del “ nuovo progetto” e stanno operando in modo tale da spianare la strada per l’arrivo del tecnico spagnolo, nella prossima estate. Fermo restando, però, che i vertici di Corso Galileo Ferraris nutrono ancora una pur flebile speranza di riuscire ad anticipare i tempi. Di strappare un sì immediato, insomma, che potrebbe trasformare una stagione di transizione in una stagione di rodaggio.

INDISCREZIONI - Voci e indiscrezioni si sprecano, si rincorrono, si autoalimentano vicendevolmente. C’è chi parla di un imminente viaggio di Blanc a Liverpool, c’è chi prefigura un incontro in Spagna con i legali di Benitez, c’è chi scommetterebbe su un summit milanese, oggi stesso, che coinvolgerebbe i dirigenti bianconeri e lo stesso Benitez. In persona. Ma l’unica cosa certa, a prescindere dai vari depistaggi del caso, è che Blanc proverà a fare un ultimo tentativo, forte di alcune aperture già incassate. In primis, quella legata all’esercito di collaboratori che il manager dei Reds sembrava volersi portare appresso e che avrebbe poi gravato in maniera massiccia sui bilanci societari. In realtà Benitez - hanno assicurato dal suo entourage - non è deciso a strafare, in tal senso. Vero, infatti, che al Liverpool ha ottenuto negli anni la possibilità di sistemare i suoi uomini di fiducia nell’organico societario e nello staff tecnico, ma è altrettanto vero che lo ha fatto per colmare le lacune di una struttura originariamente deficitaria.

da Tuttosport

Juve, ballottaggio Benitez-Zaccheroni


Rafa subito o un traghettatore: Zac favorito su Claudio Gentile

TORINO
Perlustrate diverse strade per scovare il sostituto di Ciro Ferrara, la Juve s’è ormai avvicinata a un bivio: da una parte si corre da Rafael Benitez, tracciando la mappa di presente e futuro, l’altra porta ad Alberto Zaccheroni, colui che dovrebbe invece guidare la squadra fuori dalla giungla, e salvarne la stagione. Tragitto simile, toccherebbe a Claudio Gentile, ma a ieri il tecnico romagnolo sembrava in robusto vantaggio. Rafa o Zac, allora, salvo inversioni dell’ultimo minuto. Di certo, venerdì, o al massimo nel fine settimana, la società dovrà imboccare una strada.

Quella in direzione Liverpool non è ancora sbarrata, seppur tortuosa, e tanto, volendo tentare il ratto di Benitez. Cosa che la Juve comunque farà: oggi, spifferano dall’Inghilterra, legali del tecnico e ambasciatori bianconeri si incontreranno per valutare l’affare. Non a Torino, né in terra d’Albione, si vedranno altrove: per esaminare il contratto, e soppesarne le vie d’uscita. Se non sarà ora, si lavorerà per maggio, perché a Benitez il club punta, in ogni caso. Al di là di clausole, norme e cifre, pur importanti, conta, e tanto, la volontà di Rafa. E lui verrebbe volentieri alla Juve. Soprattutto, non ha più una gran voglia di restare a casa dei Reds. Martedì sera, subito dopo il pareggio con il Wolverhampton, alle domande sulla Juve, Benitez ha semplicemente cambiato discorso: non una conferma, non una smentita. «Preferisco parlare della partita. Le voci sul mio futuro? Non mi hanno distratto, sono stato concentrato per cercare di fare la cosa giusta per vincere questo incontro».

Un atteggiamento che ha sorpreso i cronisti inglesi, visto che il tecnico ben conosce i meccanismi della comunicazione. E spesso li maneggia, alla Mourinho. «Quella era l’occasione per allontanare tutti i sospetti sui contatti con la Juventus - ha scritto il “Guardian” - invece Benitez non l’ha fatto». Disponibilità ai bianconeri l’ha già data, ora resta da vedere se il progetto è realizzabile. Questione formale e sostanziale: perché alla fine, Guus Hiddink è uscito dalla lista più per alcune postille del suo contratto con la federazione russa che per le rilevanti richieste d’ingaggio.

Ben conoscendo la difficoltà della spedizione, la Juve ha continuato a lavorare, e continua, sulla figura di un tecnico sostanzialmente a tempo determinato. Il preferito resta Alberto Zaccheroni, 56 anni, quello che vanta il migliore curriculum tra i candidati. Anche ieri negava qualsiasi contatto ma, giurano gli amici romagnoli, se ha ricevuto la consegna del silenzio, non lo confesserebbe neppure in famiglia. Saltasse Benitez, venerdì potrebbe già essere il giorno buono per la chiusura dell’accordo. Zac, che ha vinto uno scudetto con il Milan ma ha pure l’ultima panchina troncata da un esonero (nel 2007, con il Toro), verrebbe di corsa. Pur tra alti e bassi, pare comunque aver decisamente più mestiere di Gentile, l’altro candidato che ancora affiorava: 12 squadre di club allenate, tra cui Udinese, Milan e Inter, contro la sola esperienza dell’ex terzino bianconero, pur vincente, con l’Under 21.

Ovvio, per indice di juventinità non c’è gara, ma l’aveva alto anche Ferrara, e pure per questo fu scelto. Con Gentile, ieri mattina ci avrebbe parlato Bettega: con il condizionale visto che conferme non ce ne sono state. Non ne sarebbe uscito un sì, in ogni caso, pure perché l’ex ct ha chiesto qualche garanzia: accetterebbe il ruolo da traghettatore se, portata a termine la missione in maggio, potrà comunque ricoprire un altro ruolo tecnico-dirigenziale nella Juve che verrà. Tre giorni fa, s’era presentato con un’intervista non troppo diplomatica con Ferrara («I giocatori sono disposti male in campo») e passi, e con chi lo dovrebbe assumere: «Bettega a parte, i dirigenti masticano poco di calcio». Come biglietto da visita poteva fare meglio.

da La Stampa

Juve, Zaccheroni è a un passo


La svolta ieri pomeriggio, preceduta da un colloquio tra i dirigenti e Gentile. Il romagnolo ha accettato di legarsi per soli 4 mesi. I rispettivi legali lavorano alla stesura dell'accordo, previsto per domani

TORINO, 28 gennaio - Due contenden­ti sullo stesso ring: Alber­to Zaccheroni e Claudio Gentile. Ieri mattina la corsa alla panchina della Juve si presentava pro­prio così. Incassato il defi­nitivo no di Giovanni Tra­pattoni e in attesa della conferma che Rafa Beni­tez può sì arrivare, ma so­lo in estate ( persiste però una corrente di pensiero che ipotizza, a dispetto delle logiche difficoltà, un immediato e clamoroso addio dello spagnolo alla panchina del Liverpool), Jean Claude Blanc, Ro­berto Bettega e Alessio Secco avevano sfoltito ul­teriormente la rosa dei pretendenti, limitandola al tecnico romagnolo e al vecchio campione di una Juve forte e vincente. Giunta sera, invece, Zac­cheroni aveva acquisito un netto vantaggio ( ai punti). Ma il definitivo colpo del ko sul rivale do­vrebbe arrivare soltanto nella giornata di domani.

PARTITO IN POLE - A Gentile la Juve ha dedica­to la mattinata intera, prospettandogli appunto di succedere a Ferrara e ascoltandone le richieste. Che sono state all’altezza dell’incarico proposto, cioè importanti. E questo era nelle previsioni. Men­tre ha sorpreso che le pre­tese dell’ex ct dell’Under 21 non fossero circoscritte ai prossimi quattro mesi. Gentile, infatti, ha chie­sto precise garanzie an­che per il futuro, legate ai risultati ottenuti in que­sto scorcio finale di sta­gione. Non a caso è circo­lata la battuta che non saremmo di fronte a un traghettatore, ma quasi a un armatore... Questo ha complicato la situazione, perché la Juve non può ­meglio, non vuole - legar­si nel lungo periodo, es­sendo determinata a otte­nere il sì del tecnico ma­drileno, il vero candidato ad avviare un nuovo cor­so. Comunque al tavolo della trattativa non si è consumata nessuna rot­tura, semplicemente le parti hanno convenuto di risentirsi e al termine del colloquio Gentile avrebbe confessato ad amici fidati il proprio ottimismo sul felice esito della vicenda.

LA RIMONTA - Nel pome­riggio, però, i vertici bian­coneri hanno (ri) contatta­to telefonicamente Zac­cheroni, per approfondire il discorso abbozzato nei giorni precedenti. Al ter­mine della telefonata i contatti sono proseguiti attraverso i rispettivi le­gali. E di solito quando entrano in campo i tecni­ci ( non nel senso di alle­natori, ma di professioni­sti nella stesura di con­tratti) si è di fronte al se­gnale inequivocabile che le parti non sono distanti. Il che corrisponde alla realtà anche nel caso spe­cifico. Comunque, fedele alla linea concordata con la Juve, Zaccheroni ha continuato a ripetere a chiunque gli chiedesse notizie sull’evolversi del­la situazione: «Non mi ha contattato nessuno» . In realtà nello stesso mo­mento all’interno della società bianconera preva­leva la tesi secondo la quale toccherà l’incarico proprio all’ex tecnico di Milan, Inter e Toro ( se­dendosi anche sulla pan­china della Juve stabilirà un record). Zaccheroni in­fatti non pone condizioni temporali, accettando di limitare l’esperienza ai prossimi quattro mesi. E c’è da capirlo, perché in caso di rimonta e qualifi­cazione alla prossima Champions non avrà dif­ficoltà a incassare ricchi dividendi sull’investi­mento fatto. Alla Juve, certo, ma anche in una nuova squadra. La chia­mata definitiva dovrebbe arrivare in tarda serata, al più tardi domani.

da Tuttosport

mercoledì 27 gennaio 2010

Conferenza Stampa di Ferrara Pre Inter-Juventus (27/01/2010)

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Commento:

Lo stile Juve muore ufficialmente oggi, una qualunque società anche non quotata non avrebbe mai e ripeto mai permesso ad un suo dipendente di fare una figura così povera e meschina, neanche quelle sull'orlo del fallimento con nessun punto di riferimento rimasto, la Juventus non poteva comportarsi peggio.

Ha lasciato che il suo allenatore si sacrificasse di fronte al plotone d'esecuzione senza avere il coraggio ne il buon senso di fargli compagnia, di presentarsi insieme a lui davanti ai fucii spianati, l'incompetenza e l'inettitudine sono carenze comprensibili, la codardia e la maschinità non lo sono MAI.

Mai nella mia vita di tifoso ho constatato una società così debole, un management più vomitevole, più schifoso, più misero, meschino, povero (nell'accezione più profonda del termine), lo stile Juve è morto con Gianni e Umberto Agnelli e il Presidnete attuale della Juve da me stimato dovrebbe solo che vergognarsi per aver permesso ad un uomo di calcio, serio, intelligente, fedele alla causa come Ciro Ferrara di fare un figura tanto desolante, commovente sotto certi aspetti.

La Juve muore oggi, non so se sarà in grado di rinascere una fenice da queste ceneri così putride e puzzolenti, comunque finchè ci saranno in sella alla Juve dei managers così "pezzenti" io non pagherò più un cent per vedere le loro partite di calcio, tiferò ascoltando la videocronaca in cinese, in turco, polacco o rumeno, però i miei soldi questi piccoli uomini non li avranno più.

Sono davvero disgustato da cotanta prova di indecente mancanza di coraggio, gli italiani sono famosi per la loro poesia e per il lor coraggio "Italia, Paese di eroi e di Poeti" non mi meraviglio che il manger più importante della Juventus sia di nazionalità diversa dalla nostra...

Vecovaro

Juve, incontro Bettega-Gentile: "Pronto a sostituire Ferrara"

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Bettega incontra Gentile E' lui il traghettatore?


Alla Juve in mattinata incontro fra i due ex compagni: Gentile accetterà? Intanto Benitez rimane la prima scelta per il futuro. Dopo il pareggio con il Wolverhampton lo spagnolo si è limitato a dire: "Le voci sul suo futuro non mi hanno distratto"

TORINO, 27 gennaio 2010 - Claudio Gentile è in viaggio per Torino dove in mattinata ha appuntamento con Roberto Bettega, vice direttore generale della Juventus. I due, ex compagni a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta, discuteranno sull'ipotesi che Gentile possa prendere la panchina attualmente occupata da Ciro Ferrara, per virare rispetto a una caduta libera che nel giro di due mesi ha visto la squadra bianconera uscire prima dalla Champions League e poi perdere terreno in campionato uscendo definitivamente dalla lotta per lo scudetto. Per l'ex allenatore della Nazionale Under 21 l'opportunità di rientrare. Ma accetterà il ruolo di traghettatore o chiederà maggiori garanzie per il futuro. La Juve, in prospettiva, potrebbe offrirgli anche altri ruoli tecnici. Ma nelle prossime ora ne sapremo di più.

Aspettando benitez — I silenzi come conferma. L'idea affascinante che vuole Rafa Benitez alla Juventus dalla prossima stagione prende corpo con tutti i protagonisti della vicenda attenti a non confermare, ma neanche a smentire per non indispettire la controparte. Al termine della sfida di Premier League tra il suo Liverpool e il Wolverhampton, terminata 0-0, il tecnico spagnolo si è infatti limitato a dire: "Le voci sul mio futuro? Non mi hanno distratto, sono rimasto concentrato per cercare di fare la cosa giusta e vincere questo incontro. Adesso però preferisco parlare della partita". Logico non possa dire di più in questa fase. Del resto in questo momento la trattativa è in mano al suo agente Manuel Garcia Quilon.

da Gazzetta dello Sport

N.B. Immagine allegata: Italo Valenti. Il traghetto, 1950, 33x33 cm

Juve, assalto a Benitez


Lo spagnolo è l'obiettivo anche per la prossima stagione. Zaccheroni e Van Basten le alternative. Trapattoni declina l'offerta

TORINO
Come nella vetrina dei ricercati dell’Fbi, il primo della lista è anche il più difficile da acchiappare. La Juve ha deciso di provarci comunque: da lunedì sera, si dà la caccia a Rafael Benitez, 50 anni il prossimo aprile, da sei allenatore del Liverpool.

Quello è l’identikit che più affascina, che fornisce maggiori garanzie per il presente e il futuro, uscito dalla riunione eterna tra Jean-Claude Blanc, Roberto Bettega e Alessio Secco. Presidente, vice direttore generale e direttore sportivo insieme per salvare l’annata e, possibilmente, ripianificarne il cammino. Riunioni nella casa bianconera pure ieri, continuando tra telefonate e contatti: si sonda «tutta Europa», alla ricerca del sostituto di Ciro Ferrara, appuntandosi nomi e riflettendo. Rafa è quello che più ha messo d’accordo e, brutalmente, il più bravo tra quelli «prendibili». Un tecnico di livello assoluto. A lui si punta, allora, e già si sono programmati contatti, al di là delle ovvie, scontatissime, smentite.

«In questo momento è un’ipotesi non corretta - ha detto Manuel Garcia Quilon, l’agente del tecnico spagnolo - perché Benitez ha un contratto con il Liverpool. Non so però quello che capiterà nei prossimi cinque o sei mesi, nel calcio non si sa mai». Qui, però, si parla dei prossimi cinque o sei giorni, il massimo che il club bianconero s’è dato. Trattativa ripidissima, allora. Perché Rafa ha quattro anni di contratto e perché i Reds dovrebbero aver già pronto un successore. Si può tentare, però, per altri motivi. Benitez è da tempo in rotta con la dirigenza inglese, e con qualche giocatore, e la situazione finanziaria del club è sempre più complicata. Sotto tredici punti dalla cima della classifica, già fuori dalla Champions League, a Liverpool potrebbero anche non far follie per trattenerlo. Alleggerirsi del suo stipendio, da circa 2,8 milioni di euro (netti) a stagione, comporterebbe a bilancio un risparmio (lordo) di oltre 22 milioni. Poi, chiaro, bisognerà studiare i contratti, valutarne le pieghe, pesarne le clausole, scovando una via d’uscita, economicamente sostenibile. E, s’intende, sportivamente: non è che la Juve progetti ratti sleali in terra d'Inghilterra.

Altro particolare, mica indifferente quando devi scegliere la strada da imboccare, è che Benitez vuole allenare in Italia, e alla Juve verrebbe: l’hanno scritto ieri i giornali inglesi, lo sanno bene in corso Galileo Ferraris, dove lo spagnolo fu ben conosciuto durante il lungo dibattito per Xabi Alonso. E con lui parleranno, direttamente, al di là di procuratori e agenti. Non significa che sarà il successore di Ferrara, ma che la Juve ci proverà, ci sta già provando. Che lunedì si preparassero piani d’azione, e non solo la liquidazione di Ciro, s’è capito anche per l’avvistamento in sede dell’avvocato Michele Briamonte, dello studio legale Grande Stevens: come Q, l’agente segreto del romanzo di Luther Blisset, non si vede mai ma c’è sempre, negli ultimi delicati affari bianconeri. Questo lo è. Non ci si riuscisse, e il rischio è alto, la scadenza della trattativa verrebbe spostata all’estate, per arruolare Benitez all’inizio della prossima stagione.

In quel caso bisognerebbe trovare un tecnico che pilotasse la Juve di nuovo in posizioni da Champions. Depennati pian piano gli elenchi, per limiti d’età o deficitario curriculum, è rimasta la candidatura di Alberto Zaccheroni, che ha in bacheca uno scudetto (con il Milan) ma pure l’esonero alla guida del Toro, nel 2006. Si fa un pensiero anche a Marco Van Basten che aveva lanciato segnali: ha già guidato l’Olanda e l’Ajax, ma ha anche avuto preoccupanti fallimenti. E poi, resta dubbia la volontà di mettersi all’opera per soli sei mesi. È entrato in lista Arrigo Sacchi, che ha carisma, carriera e trofei, sfocati però da un’ultima, lontanissima panchina, nove anni fa. Seguono altri, come Claudio Gentile, che però non convince troppo, Sven Goran Eriksson, che ha contratto da dirigente con il Notts County, terza divisione inglese. Il prescelto sarebbe stato Giovanni Trapattoni, ct dell’Irlanda, che ha declinato: «Vorrei con il cuore, ma non posso».

da La Stampa

Tutto su inter - Juventus


Inter-Juventus, che classica in Coppa Italia

La sfida in programma giovedì a Milano tra Inter e Juventus allungherà ancora il lungo elenco di match giocati in Coppa Italia dalle due rivali. Dal 1936 a oggi, bianconeri e nerazzurri si sono affrontati 28 volte nel trofeo nazionale.

In 15 occasioni, la sfida si è giocata nel capoluogo lombardo, in 12 a Torino e una volta in campo neutro, a Roma, in occasione della finale del 1964/65 vinta dalla Juventus a spese dell’Inter targata Helenio Herrera.

Il bilancio è di 13 vittorie bianconere, otto nerazzurre e sette pareggi. A favore della Juventus anche il computo delle qualificazioni. Contando sia le partite secche che quelle tra andata e ritorno, i passaggi di turno sono stati 10 a due, compresi anche due finali (oltre quella già citata del 1965, anche quella del 1959).

L’ultimo confronto targato 2008

Inter e Juventus si troveranno di fronte in Coppa Italia a distanza di appena due anni dall’ultima volta. Nella stagione 2007/08, le due squadre si ritrovarono nei quarti di finale che, in quell’edizione, si disputavano nel doppio confronto.

Andata a Milano. Inter avanti 2-0 (doppio Cruz) e gran rimonta juventina grazie ai gol di Del Piero e Boumsong: 2-2. Per il francese è la rete d’addio, vista la sua imminente cessione al Lione. Al ritorno, a Torino, non basta un’altra rete del capitano e quella di Iaquinta. Finisce 3-2, con l’argentino ancora a segno e doppietta di Balotelli.

Sesta sfida valida per i quarti di finale

Un dato curioso sui precedenti in Coppa Italia tra Juventus e Inter. Il turno che conta più precedenti è proprio quello dei quarti finale, lo stesso della sfida di giovedì sera.

Il bilancio è più equilibrato rispetto a quello generale. Tre sono stati i passaggi del turno da parte della Juventus, due quelli dell’Inter.

Doppio sorriso bianconero alla fine degli anni ’70. Nella stagione 1978/79, l’ipoteca arriva già dopo il 3-1 di Torino firmato dai gol di Tardelli, Brio e Causio. Al ritorno basta amministrare e la sconfitta per 1-0 (autogol di Furino) non cambia la sostanza.

Stessa sorte la stagione successiva. La vittoria al Comunale (2-1, gol di Prandelli e autogol di Occhipinti) spiana la strada verso la semifinale, sancita dallo 0-0 del Meazza.

L’ultimo quarto di finale positivo per la Juventus risale al 1991/92. Due partite e due vittorie: 1-0 a Torino con gol di Di Canio e 2-1 a Milano con doppietta di Roberto Baggio nei tempi supplementari.

Inter-Juventus a Damato

Sarà il signor Antonio Damato di Barletta l’arbitro di Inter-Juventus, gara unica dei quarti di finale di Coppa Italia. Damato ha già diretto la Juventus otto volte in carriera, con un bilancio di cinque vittorie bianconere, un pareggio e due sconfitte. E proprio le due sconfitte sono maturate in questa stagione: si tratta delle gare interne di campionato contro Napoli e Milan, perse dai bianconeri per 2-3 e per 0-3.

Damato ha anche diretto la sfida tra Juventus e Inter del Trofeo Tim di quest’estate, terminata 7-6 ai rigori, dopo che l’unico tempo di gara si era chiuso sull’1-1.
Quattro i precedenti in campionato con l’Inter, tutti vinti dai nerazzurri: l’ultimo è l’1-0 casalingo ottenuto contro la Fiorentina in questa stagione.

da Juventus.com

Varie ed Eventuali


Amauri, De Ceglie, Diego e Zebina tornano in gruppo

La Juventus è tornata al lavoro questa mattina a Vinovo, per proseguire nella preparazione della sfida contro l’Inter. La gastroenterite virale che ieri aveva fermato ben cinque bianconeri è stata superata e Amauri, De Ceglie, Diego e Zebina si sono regolarmente allenati con il gruppo, impegnato in esercizi di tecnica e in un lavoro tattico, mentre Alessandro Del Piero è rimasto in palestra.

La squadra sosterrà domani pomeriggio l’ultimo allenamento prima della gara di Coppa Italia contro i nerazzurri in programma giovedì a San Siro. Al termine della seduta, alle 16.15, conferenza stampa di Ciro Ferrara. Diretta tv su Juventus Channel.

Trauma distrattivo per Salihamidzic, domani nuovi accertamenti

Nel corso dell’allenamento di oggi, Hasan Salihamidzic ha subito un trauma distrattivo della regione anteromediale della coscia sinistra. Nella giornata di domani, il giocatore verrà sottoposto al completamento delle indagini clinico strumentali per definire con esattezza la giusta diagnosi e prognosi per il completo recupero.

Buffon e Grosso squalificati contro la Lazio

Nella prossima sfida di campionato contro la Lazio, in programma domenica alle 20.45 all’Olimpico di Torino, la Juventus dovrà fare a meno di Gianluigi Buffon e Fabio Grosso. Il portiere è stato squalificato per una giornata, dopo il cartellino rosso rimediato in seguito al fallo commesso su John Arne Riise nel secondo tempo della partita contro la Roma. Stop di una giornata anche per Grosso, già diffidato e ammonito contro i giallorossi. Tra i bianconeri rientrerà comunque Felipe Melo, che sabato scorso ha scontato la squalifica rimediata in seguito al cartellino giallo preso contro il Chievo. Nessuno squalificato invece nella fila della Lazio.

da Juventus.com

Juve, Zaccheroni o Gentile. Poi sarà Rafa


Il tecnico romagnolo ora in pole position, ma c’è anche l’ex terzino. Continuano i contatti con l’entourage di Benitez: difficile liberarlo subito, possibile accordo per giugno. Si raffredda la pista che porta a Trapattoni

TORINO, 27 gennaio - La corsa a Rafa Benitez prosegue. Nel frattempo si è tra­sformata da uno sprint - tale era nella volontà di Jean Claude Blanc - in una maratona. Cioé in una pro­va che richiederà forte motivazione e una visione strategica. Una com­petizione destinata a vivere il suo momento più intenso, quello decisi­vo, tra circa un mese. Lo striscione del traguardo, infatti, apparirà so­lo in estate ma i giochi si faranno decisamente prima. Le possibilità di strappare un immediato sì, che pure la Juve ha accarezzato, sono invece naufragate di fronte all’evi­denza: il contratto che lega Benitez al Liverpool oltreché duraturo ( an­drà a scadenza soltanto a giugno 2014) è anche strutturato in manie­ra decisamente articolata. Materia per legali ( nel senso che tutto va at­tentamente valutato), che infatti sono all’opera su entrambi i fronti per smussare gli angoli. Per trova­re un punto d’equilibrio tra le esi­genze delle tre parti in causa.

LA RIPARTENZA - Perché questa è una partita che vede tre giocatori impegnati allo stesso tavolo: Liver­pool, Juve e Benitez. Di positivo c’è che tutti sembrano aspirare allo stesso obiettivo. Il Liverpool dopo cinque anni di matrimonio ( come da copione i primi all’insegna del­l’entusiasmo, gli ultimi più stirac­chiati) coltiva l’idea di un cambia­mento e ha trovato in Guus Hid­dink il candidato ideale per non far rimpiangere l’attuale timoniere. La Juve da parte sua è consapevole della situazione, infatti sperava di forzarla per produrre un immedia­to cambiamento. Ma, lo ripetiamo, i tempi non sono ancora maturi, an­che se esiste una corrente di pen­siero che identifica in venerdì il giorno decisivo. In ogni caso non bi­sognerà attendere molto, ma il da­to certo è che Benitez alla Juve in­teressa a prescindere, perché il suo arrivo cancellerebbe come d’incan­to tutte le perplessità legate a que­sta disastrosa stagione ( e magari pure alla precedente, quantomeno controversa). Quanto ai pensieri di Benitez, è bene ricordare che ha sempre manifestato la propria sim­patia, non solo calcistica, per l’Ita­lia ( tradizionale meta delle sue va­canze). Ma a intrigarlo è soprattut­to l’idea di iniziare una nuova espe­rienza in un club appartenente al­l’aristocrazia del calcio continenta­le, che sia meno oppresso dalla situazione debitoria rispetto al Li­verpool di oggi. Che è poi la vera zavorra che ha frenato negli ultimi tempii la rincorsa dei Reds al Man­chester United e al Chelsea. Un presente complicato, ma a preoccu­pare lo spagnolo è soprattutto il fu­turo, considerando che alla compe­tizione si unirà presto il ricchissi­mo City di Roberto Mancini. Per farla breve, Benitez è consapevole che a Torino potrebbe guadagnare cifre vicine a quelle garantitegli dal duo Hicks- Gillett, e ritrovare quel­la spinta propulsiva che lo ha ac­compagnato nel primo triennio in­glese. Tutte queste ragioni regala­no respiro alla trattativa che, ripe­tiamo, è caldissima. In questi gior­ni i contatti tra Blanc e Benitez ( di­retti, ma anche per tramite dell’agente Manuel Garcia Quilon) sono stati continui ed è palpabile l’ottimismo che accompagna la vi­cenda.

ASPETTANDO RAFA - Tutto ciò, però, non incide minimamente nel­l’immediato. Infatti la Juve è anco­ra alla ricerca del traghettatore, ma ormai sembra escluso che lo stesso possa insediarsi nel corso di questa settimana, Dunque sarà an­cora Ferrara a sedere in panchina domani sera in Coppa Italia a San Siro e domenica prossima nel posti­cipo serale che metterà di fronte Juve e Lazio. Cosa possa accadere dopo è l’interrogativo che accompa­gna non soltanto tifosi e media, ma anche i giocatori, ormai esaperati dalla situazione.

ZAC E GENTILE - La Juve non sem­bra infatti propensa a imbarcarsi in nuove avventure, cioè a puntare su tecnici inattivi da molto tempo o su altri dal profilo poco compatibi­le con la propria storia. Il vero obiettivo del trio Blanc- Bettega­Secco era Giovanni Trapattoni, uno che abbina entusiasmi giovani­li a un’esperienza senza eguali, però la pista che porta all’ex ct del­l’Irlanda non solo non ha registra­to passi avanti, ma si è addirittura raffreddata. In compenso ieri sera sono salite le quotazioni di Alberto Zaccheroni. Il tecnico romagnolo non allena da due stagioni e l’ulti­ma sua esperienza, sull’altra spon­da cittadina, non è stata esatta­mente esaltante. Ma nella valuta­zione complessiva fatta dalla diri­genza di corso Galieleo Ferraris pe­serebbero anche le - decisamente migliori - esperienza vissute da Zac a Milano, sia in rossonero ( scudet­to), sia in nerazzurro ( portata in Champions League). Sempre stan­do alle indiscrezioni, ci sarebbe sta­to un contatto tra l’avvocato dell Juve e quello del tecnico romagno­lo: Zaccheroni accetterebbe un in­carico a termine, in quanto rappre­senterebbe una vetrina in grado di rilnciarlo ad alti livelli. Appaiono in crescita anche le quotazioni di Claudio Gentile, ex ct vincente del­l’Under 21: anche lui è fermo dal 2006, ma non nasconde il desiderio di tornare su una panchina. Perciò attende e con lui tanti altri. La Ju­ve, invece, aspetta Benitez.

da Tuttosport