martedì 3 agosto 2010

Contratti fai da te modello Juve: oggi prove di pace in Federazione


Incontro Lega-Aic per evitare lo sciopero. Beretta: «Meritocrazia, il mondo è cambiato»

Agitate le armi dello scontro a inizio luglio, la firma dei contratti liberi da una parte, la minaccia di sciopero dall'altra, Lega calcio di A e Associazione calciatori s'incontrano oggi a Roma al tavolo della Figc, convocati dal presidente Giancarlo Abete. L'avvio dei colloqui di pace, che sarà sigillata solo con l'accordo per il nuovo contratto collettivo: scaduto il vecchio, il 30 giugno scorso, ci si era subito affacciati alla guerra. Al solito, con reciproche imputazioni di responsabilità. Colpa della Lega di A, grida il sindacato, rea di aver fatto firmare ai giocatori contratti «liberi», soggetti solo alle norme dell'ordinamento statale. Macché, ribattono dall'altra parte, è l'associazione calciatori che è ancorata a un modello spazzato via dai tempi.

Alla vigilia, il numero uno della Lega inviava messaggi positivi, come da menù: «È un primo incontro al quale arriviamo molto fiduciosi - ha detto Maurizio Beretta - finalmente si apre un tavolo negoziale e si parte da un punto molto significativo per noi, come il parere dell'Alta corte (presso il Coni, ndr) che ha escluso una proroga degli accordi decaduti». S'annuncia battaglia, invece, perché pure il giureconsulto richiesto dalla Figc è stato letto in modi radicalmente opposti. La controparte, per esempio, ha posto l'accento sul necessario ok della Figc ai contratti, e sulla minaccia del commissario ad acta per la Lega, se il caos continuerà. Un punto pare però incontestabile: quei contratti, i contratti “liberi” «sono validi», ha detto l'Alta Corte. Certo, se rispettano l'ordinamento statale oltre alle regole e ai principi di quello sportivo: sfiorando l'ovvietà giuridica, con tutto il rispetto. Pare evidente che una clausola discriminatoria (per una legge dello stato) travolga nella nullità il contratto. Non meno elementare è che la trattativa dovrà approdare a un compromesso: il problema è che la validità di quei contratti ha di per se tracciato una frontiera, al di là della quale la Lega non tornerà indietro.

I club, insomma, non rinunceranno ai principi della rivoluzione: estrema flessibilità della percentuale di retribuzione da agganciare al rendimento (prima limitata al 50%), precise clausole sulla condotta dei giocatori e abolito il vecchio tetto alle multe (30% della mensilità netta). «Il quadro di riferimento - ha spiegato Beretta - è molto cambiato e ci auguriamo che il nuovo accordo collettivo tenga conto delle regole del financial fair play e di una spinta generale verso criteri trasparenti e meritocratici. Quindi va costruito ampliando il peso della parte variabile legata ai risultati». Insieme a Beretta ci sarà anche il consulente legale della Juve, l'avvocato Michele Briamonte, che da mesi si dedica alla materia: con Marco Motta, i bianconeri hanno depositato il primo accordo di nuova generazione.

da La Stampa

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