mercoledì 10 febbraio 2010

Juve, rientrano gli infortunati Cannavaro è già disponibile


L'infermeria bianconera si sta svuotando. Gli esami al difensore hanno escluso lesioni muscolari, contro il Genoa sarà in campo. Camoranesi e Salihamidzic verso la convocazione, e non è esclusa neanche la presenza di Marchisio. Niente allenamento per Buffon: ha la febbre

VINOVO (Torino), 9 febbraio 2010 – C’è un’inversione di tendenza che fa ben sperare Alberto Zaccheroni, è quella che riguarda gli infortunati. L’infermeria della Juventus infatti si sta svuotando giorno dopo giorno, i progressi dei giocatori convalescenti sono confortanti.

Cannavaro c'è — L’ultimo in ordine di tempo, Cannavaro, dovrebbe essere regolarmente in campo contro il Genoa. Gli esami a cui è stato sottoposto hanno escluso lesioni muscolari. Si tratta di un semplice affaticamento, oggi ha lavorato in palestra, ma nei prossimi giorni dovrebbe tornare in campo ed essere a disposizione per la sfida contro il Genoa. Gli altri segnali positivi arrivano da Camoranesi e Salihamidzic. Entrambi oggi hanno lavorato regolarmente insieme ai compagni, disputando anche la partitella a campo ridotto. Camoranesi ha giocato “jolly”, segno che le sue condizioni sono buone e Zaccheroni non ha intenzione di risparmiarlo. Entrambi potrebbero essere convocati per il Genoa.

Marchisio forse ci sara' — Migliora anche Marchisio, oggi ha seguito un programma differenziato senza pallone, concentrandosi su corsa e scatti. Se non dovesse farcela a recuperare per il Genoa ci sarà in Europa League con l’Ajax. Oggi pomeriggio si sono rivisti in campo anche i lungodegenti Poulsen e Trezeguet. Entrambi hanno fatto solo qualche giro di corsa, indossando le scarpe da ginnastica (e non da gioco), dovrebbero tornare in campo tra 10 giorni circa. A bordo campo Bettega, Secco e Blanc hanno seguito tutta la seduta d’allenamento.

Buffon assente — Mancavano Sissoko e Buffon, ma niente paura: il maliano era in permesso per ritirare due plantari ortopedici mentre Gigi aveva qualche linea di febbre, ma tornerà ad allenarsi già dai prossimi giorni. Ancora da definire, infine, la data del rientro di Iaquinta.

da Gazzetta dello Sport

Grygera: «Dobbiamo crederci»


Dopo una settimana di stop forzato, a causa della squalifica che lo ha costretto a saltare il match di Livorno, Zdenek Grygera torna a disposizione di Zaccheroni. Proprio nel momento giusto, alla vigilia di due gare che per lui hanno un valore speciale.

Contro il Genoa, il ceco ha segnato due delle tre reti in maglia bianconera. E l’Ajax, contro cui i bianconeri esordiranno in Europa League, è la squadra in cui ha militato prima di arrivare a Torino nel 2007. Grygera ha parlato di questi due appuntamenti e del momento della squadra in un’intervista concessa a Juventus Channel.

«È difficile capire dove siano i problemi – ha detto Grygera – il periodo che stiamo attraversando non è buono. Stiamo pagando tutti questa situazione e non siamo contenti. Dobbiamo crederci e lavorare duro per cambiare la rotta e risalire. Il nostro obiettivo è quello di conquistare un posto per la prossima Champions e per farlo dobbiamo tornare a vincere».

La novità dell’ultimo periodo si chiama Alberto Zaccheroni. Il ceco racconta i primi giorni con il nuovo tecnico: «Con Zaccheroni stiamo lavorando tanto sul campo, dando molta importanza all’aspetto tattico. Curiamo molto i movimenti, sia quelli singoli che di squadra. In Olanda non abbiamo mai lavorato così sulla tattica, il suo è un approccio tipico del calcio italiano. Diverso da Ferrara? Lui è diverso da molti altri allenatori che ho avuto prima».

Per vedere i primi frutti del lavoro con Zaccheroni, ora la Juventus è chiamata a due match importanti. Prima quello di campionato con il Genoa all’Olimpico, poi quello in Europa League con l’Ajax all’Amsterdam Arena. Grygera si prepara così alla doppia sfida: «Con il Genoa è sempre una partita difficile. Ma dopo due pareggi consecutivi, è ora di ottenere una vittoria. Sono contento di poter tornare ad Amsterdam. Da quando sono a Torino, non ho più avuto occasione di andare a giocare in Olanda. Speriamo che sia un ritorno fortunato e che per noi la partita vada bene».

da Juventus.com

Moggi contro il Milan: Promise trapianto capelli a Rodomonti


A Napoli è ripartito il processo dopo la sosta natalizia

NAPOLI, 9 febbraio - Lunga udienza del processo Calciopoli che riprende il suo corso dopo la pausa natalizia di fronte ai giudici della nona sezione. Un'udienza monotematica, che per quanto aggiornata a metà pomeriggio durerà almeno altri due-tre giorni nelle prossime settimane. E'cominciata l'audizione del grande investigatore di calciopoli, il tenente-colonnello Auricchio, braccio investigativo dei pm di Napoli. Ha cominciato l'audizione il pm Narducci che per circa sei ore ha chiesto ad Auricchio di ripercorrere i fatti dell'indagine, cominciata nel luglio 2004. Molte le schermaglie tra avvocati e pm perché il teste rispondeva leggendo i brogliacci di polizia giudiziaria e non le intercettazioni integrali come trascritte dalla perizia del tribunale.

Il colpo di scena, però, a fine udienza, dopo che Auricchio ha chiesto l'interruzione della sua testimonianza per motivi familiari. Ha chiesto e ottenuto la parola Luciano Moggi, presente in aula come Bergamo, Pairetto, De Sanctis e Bertini, che confutando le tesi di Auricchio (più volte ripreso dal presidente della giuria Casoria : «Dica i fatti, non esprima valutazioni») ha detto: «Dite che Rodomonti era un arbitro vicino alla Juve, e dite che la vostra indagine aveva due obiettivi, la Gea e la Juve. Ebbene, è falso: Rodomonti semmai era vicino a tutti: perché non citate l'intercettazione di Rodomonti con il dirigente milanista Meani, che dopo una vittoria 1-0 del Milan su rigore assegnato proprio dallo stesso arbitro, dice 'Il rigore era giusto, vedrai che il presidente ti fa fare i capelli (il trapianto, ndr) da trentamila in Svizzera'. Questo è l'arbitro vicino alla Juve, visto che Milan e Juve duellavano per lo scudetto. E poi - prosegue Moggi - è da ridere dire che io sceglievo gli assistenti, visto che avete intercettato una mia telefonata alle 11.53 coi nomi giusti senza verificare che Manfredi Martino, il segretario della Can, mandava a tutti i dirigenti i nomi alle 11.40. A Meani una volta ha mandato un sms per comunicare la designazione di Trefoloni, dicendo: 'Siamo tutti con voi, non mollate', ed eravamo in piena volata scudetto. Questa era la spia all'interno della Can». Prossima udienza martedi 16, si proseguirà con l'audizione di Auricchio.

da Tuttosport

martedì 9 febbraio 2010

Zac alla ricerca del 10 perfetto


Per il tecnico è il trequartista ideale. Dunga per adesso non lo convoca: «Ma io spero ancora di convincerlo»

TORINO
Scartato anche ieri dalla chiamata alle armi di Carlos Dunga, a Diego Ribas da Cunha restano tre mesi abbondanti per prendersi quel che gli è sfuggito fin qui: pilotare la Juve come riuscì solo ai primi chilometri e riprendersi la maglia del Brasile per i mondiali sudafricani. Riuscire nella prima missione darebbe chance, poche comunque, per cercare di coronare la seconda: il trequartista bianconero è in esilio dalla Nazionale dal novembre 2008, dopo scambio verbale poco amichevole con il ct. Nonostante s’aspettasse l’esclusione, ieri il brasiliano era comunque abbacchiato: la Seleçao resta un obiettivo, il Mondiale il sogno di una vita. Ha ancora energie per rincorrerlo, però: «La speranza è l’ultima a morire - diceva agli amici - e darò il massimo fino alla fine. Tre mesi, finalmente vincenti, con la Juve potrebbero far cambiare idee anche a uno come Dunga.

I primi passi dovrà comunque farli con la Juve. Raramente Diego ha giocato in maniera orribile, ma dopo i fuochi d’artificio dell’inizio s’è stabilizzato a un livello di rendimento che non rende giustizia al suo talento. A occhio, potrebbe dargli una mano Alberto Zaccheroni, con il quale pare essere nato subito un buon feeling. Nel colloquio faccia a faccia con il tecnico, uno dei primi, il giocatore ha dato la massima disponibilità, senza alcuna preclusione. Del resto, a Zac Diego è sempre piaciuto, e molto, come raccontano i giudizi prestati dall’allenatore in tempi non sospetti. «È il trequartista perfetto», fu l’etichetta appiccicata durante una trasmissione televisiva di qualche mese fa. «Lui è il dieci - disse Zac - il dieci come dovrebbe essere per il campionato italiano. È un brasiliano europeo. L’ho seguito molto in tv e dal vivo: l’anno scorso andai appositamente a Udine per vederlo con il Werder e per tutto il viaggio di ritorno, in macchina, pensavo a come giocava». Era entusiasta, Zaccheroni: «Chi lo prende farà un affare, dissi. Ha una grande capacità di fornire assist e di segnare. Poi, viene dalla Germania, dove si fa leva sulla forza e sulla continuità di rendimento, sul contrasto». Ora che ce l’ha, dovrà farlo di nuovo funzionare, ma di certo non è il brasiliano il problema. Semmai, nelle prime analisi del tecnico bianconero, la questione è molto più complessa.

Diego ha risentito della scomparsa di una squadra, e viceversa. Uno che ha combinato le magie viste la scorsa stagione contro Udinese e Milan non può essersi trasformato nel brutto anatroccolo. Prima ipotesi, molto vicina alla realtà: l’anno passato il brasiliano attorno aveva un gruppo, il Werder, che, in questo momento, non è la Juve. Riparata la squadra, tornerà a viaggiare forte anche il trequartista, come già aveva fatto a inizio stagione. Zac, nel frattempo gli dà consigli e indicazioni, sui sentieri da seguire per liberarsi e sulle zone del campo da perlustrare. Il diretto interessato dovrà metterci voglia e fiducia, quella che può scarseggiare quando sei in mezzo alla tempesta da troppo tempo. Questione di testa, anche. Come lo stesso Diego aveva ammesso, nella notte di Livorno: «Dobbiamo solo trovare la soluzione per segnare e per tornare a vincere. Dopo, piano piano, tutte le altre cose torneranno a posto». Il gol manca anche a lui, mica possono bastare i due segnati in Coppa Italia, contro Napoli e Inter: in campionato, non esulta dal 7 novembre, dalla vittoria di Bergamo. «Sì, mi manca e per questo devo impegnarmi di più, come tutta la squadra». Juve-Genoa, domenica pomeriggio, è la prossima chance: per far cambiare strada al destino e tornare a inseguire i sogni d’estate.

da La Stampa

Luciano Bruni dopo Juventus-Cesena 3-1

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Viareggio, Juventus ai quarti: tris di Immobile al Cesena


La squadra di Brini supera 3-1 i romagnoli grazie ad un Ciro scatenato. Grande prestazione di Yago. Stasera il sorteggio per stabilire la prossima avversaria

SAN GIULIANO TERME(PISA), 9 febbraio - Un Immobile travolgente spazza via il Cesena e porta la Juventus Primavera ai quarti di finale della Coppa Carnevale. Partenza lenta dei bianconeri che passano al 38': assist in verticale di Yago per Immobile che si accentra da sinistra e segna di piatto piazzandola sul secondo palo. Nella ripresa subito in attacco il Cesena che pareggia al 4'st con Tabanelli, bravo a inserirsi sul primo palo e a insaccare di destro un cross basso di Turchetta da destra. La Juve si riorganizza e torna in vantaggio al 15' della ripresa: calcio d'angolo di Yago da destra a rientrare, la palla rimbalza in area, Immobile controlla di petto e segna in mezza rovesciata. L'hattrick del bomber arriva al 26': ancora Yago protagonista, va via a sinistra, viene atterrato in area, rigore dubbio e Immobile trasforma per il 3-1 definitivo. Stasera il sorteggio dei quarti di finale.

JUVE-CESENA 3-1: IL TABELLINO
MARCATORI: 38' Immobile, 4' st Tabanelli (C), 15' e 26' st (rig.) Immobile.
JUVENTUS (4-2-3-1): Pinsoglio; Bamba, Alcibiade, De Paola, Serino; Giandonato, Marrone; Esposito (dal 31' st Boniperti), Yago (dal 37' st Fischnaller), Belcastro; Immobile (dal 41' st Libertazzi). A disp.: Kirev, Romano, Silvestri, Ferrero, Crivello, Giovinco. All. Bruni
CESENA (4-3-3): Teodorani; Vesi, Fabbri, Caidi, Petti; Dieng, Djuric (dal 27' st Fall), Rossetti; Turchetta, Gavoci (dal 30' st Ferri), Tabanelli. A disp.: Grandi, Fonte, Scarponi, Del Pivo, Mezza, Gregorio, Savelli. All. Protti.
Arbitro: Monaco di Tivoli

da Tuttosport

Castagnini: «Abbiamo i mezzi per vincere il Viareggio»


Oggi alle 15 partono gli ottavi di finale della Coppa Carnevale: la Juve, campione in carica, cerca il passaggio del turno contro il Cesena. Il responsabile del settore giovanile: «La nostra vittoria più grande è vedere esordire in prima squadra i nostri ragazzi: Giandonato è solo l'ultimo, speriamo di continuare così»

TORINO, 9 febbraio - «Le prime tre partite sono state interpretate bene e inoltre hanno giocato praticamente tutti gli elementi a disposizione. D'ora in avanti chiaramente non sarà così facile, perché sarà una partita secca e non sempre vince il più meritevole». Renzo Castagnini guarda avanti. Il responsabile del Settore Giovanile bianconero non può che essere soddisfatto delle prestazioni della Primavera al Torneo di Viareggio, ma il messaggio, trasmesso attraverso le telecamere di Juventus Channel, è chiaro: non bisogna sedersi sugli allori Nel mirino ora c’è la gara degli ottavi di finale contro il Cesena. «È una squadra compatta, “operaia”, che lotta su tutti i palloni e che ha qualche buona individualità. Sarà una gara difficile, ma alla nostra portata».

INTER E MILAN PERICOLOSE - Allargando lo sguardo alle altre avversarie, Castagnini individua le formazioni più pericolose nell’Inter e nel Milan: «Sono le squadre più attrezzate, ma il torneo di Viareggio, con partite secche, può sempre presentare sorprese, come la Sampdoria eliminata al primo turno. Credo ce ne saranno ancora, ma le squadre più attrezzate dovrebbero andare avanti. Ripetere la vittoria dello scorso anno? Ci proviamo, abbiamo i mezzi per poterlo fare e i ragazzi sono convinti di poter far bene».

GIANDONATO? BENE COSÌ - Le soddisfazioni per la Primavera non arrivano solo da Viareggio: l’esordio di Giandonato con la Prima Squadra a Livorno è la conferma dell’ottimo lavoro svolto dal Settore Giovanile: «Questo deve essere il lavoro del Settore Giovanile e di tutte le squadre. Oltre che dal vincere i trofei, come ci auguriamo di fare, la soddisfazione più grande deriva dal mandare qualcuno in Prima Squadra. Giandonato segue altri compagni come Marrone, Immobile, Rossi, Yago… dobbiamo continuare a lavorare per questo».

TANTI INFORTUNI IN PRIMA SQUADRA - Spostando per un attimo l’attenzione alla Prima Squadra, che non attraversa un momento altrettanto positivo, Castagnini si dice ottimista: «Il discorso è più complesso, ci sono stati tanti infortuni ed è sempre difficile commentare una situazione del genere, ma credo che la Juventus abbia i mezzi tecnici e morali per risollevarsi».

IL QUADRO DEGLI OTTAVI DI FINALE - Oggi in campo tutti gli ottavi: su Rai Sport Più la diretta di Torino-Milan e a seguire di Empoli-Roma

TORINO - MILAN (arbitro Bietoloni di Firenze)
Viareggio (LU) / Stadio “T. Bresciani” (ore 15)

EMPOLI - ROMA (arbitro Fabbri di Ravenna)
Pistoia / Stadio “M. Melani” (ore 17)

REGGINA - PALERMO (arbitro Benassi di Bologna)
Quarrata (PT) / Stadio “F. Raciti” (ore 15)

INTER - ATALANTA (arbitro Mangialardi di Pistoia)
Montemurlo (PO) / Campo “A. Nelli” (ore 15) (Sintetico)

JUVENTUS - CESENA (arbitro Monaco di Tivoli)
San Giuliano Terme (PI) / Stadio “G. Bui” (ore 15)

GENOA - RAPPRESENTATIVA SERIE D (arbitro Pairetto di Nichelino)
Chiavari (GE) / Campo Comunale (ore 15) (Sintetico)

FIORENTINA - CLUB NACIONAL (arbitro Pasqua di Tivoli)
Pontedera (PI) / Stadio “E. Mannucci” (ore 15)

NAPOLI - SASSUOLO (arbitro Mariani di Aprilia)
Monterotondo (GR) / Stadio “Pian di Giunta” (ore 15)

da Tuttosport

Rifondazione Juve, ecco il piano


Lippi a ottobre sarà presidente. Si cerca un dg. I risultati e i soldi spesi male sul mercato portano a una serie di correzioni. I giocatori non saranno risparmiati: via chi ha la pancia piena e ha perso gli stimoli

TORINO, 9 febbraio - La parola d’ordine è raffor­zare il management con dirigenti la cui esperienza nel mondo del calcio e la Juventus si sta muovendo in questa direzione. Jean Claude Blanc, presi­dente, amministratore delegato e di­rettore generale, potrebbe lasciare due delle tre cariche, pur rimanendo l’uo­mo dell’ultima parola, mantenendo quella, decidiva, di ad.

L’ESPERTO - La chiave è proprio l’au­mento di competenza specifica dell’a­rea dirigenziale, ovvero aggiungere i famosi “esperti di calcio” che da più parti sono stati invocati per salvare la Juventus. Il primo fondamentale pas­saggio in questo senso è stato l’inseri­mento di Roberto Bettega, che ha por­tato tutta la sua sapienza in materia ed è diventato un uomo chiave per ge­stire i rapporti fra Vinovo e Corso Ga­lileo Ferraris, finora deficitari. Ma Bettega non può bastare, perché la ge­stione di una società grande (in tutti i sensi) come la Juventus esige un’area dirigenziale più folta (si guardino gli organigrammi di Inter e Milan, ma anche delle big europee).

L’UOMO MERCATO - Ad affiancare Bettega e Secco sembra, quindi, che arriverà un direttore generale con competenze specifiche sul mercato. Un uomo di grande esperienza che possa aumentare la competenza in se­de di scelta dei giocatori e di trattati­va per questi ultimi. C’è un ampio ventaglio di nomi in mano a Blanc, che insieme alla proprietà, deciderà chi scegliere. Tra i più gettonati, se non altro perché un incontro con Blanc lo ha già avuto, sfiorando la Juventus l’e­state scorsa, è Beppe Marotta, l’uomo che ha costruito il miracolo della Sampdoria. In questo momento è il plenipotenziario blucerchiato e ha un rapporto di fiducia totale con il pro­prietario Garrone, la Juventus però rappresenta una tentazione molto for­te.

IL VETERANO - Viene presa in consi­derazione anche la candidatura di Giorgio Perinetti, veterano del mer­cato che ha saputo mettere in piedi il gioiellino Bari, esempio di risparmio e risultati. Conosce la Juventus per averla frequentata ed è una vecchia volpe delle trattative. Ha un curricu­lum nel quale spicca anche la gestione della Roma e del Napoli, quindi un’e­sperienza a 360° tra piccoli e grandi club.

da Tuttosport

Commento:

Sinceramente più che una notizia mi sembra un collage di micronotizie messe insieme ad arte per crearne una che abbia un senso e dei riscontri più o meno realistici nei singoli componenti del puzzle.

Blanc ha un enorme potere alla Juve e non credo che accetti di buon grado un ridimensionamento così netto nelle sue specifiche competenze come non credo che degli uomini di spessore come Marotta o Perinetti accettino di buon grado che un uomo di tennis metta la parola finale alle loro scelte, sarebbe un pastrocchio ancora peggiore di quello che abbiamo sotto gli occhi adesso.

Un organiramma è composto di compartimenti stagni per ciò che riguarda l'esecutività delle decisioni prese da un CDA che dovrebbe essere composto in parte uguale da tecnici del calcio e gente navigata in materie finanziarie e io comincerei proprio da li.

Dato vita ad un CDA credibile in entrambi gli aspetti visto che la Juventus è una società di calcio quotata in borsa, comincerei a guardarmi intorno per cercare teste in grado di gestire un flusso di cassa che è piuttosto ragguardevole convinto che gli uomini scelti facciano il bene della Juve con la loro esperienza e professionalità oltre che indubbia capacità.

A mio modesto avviso propenderei per questo tipo di organigramma:

Presidente: Roberto bettega. Ha esperienza in sede di calciomercato estero ma nella triade era l'elemento debole non dimentichiamocelo. Ha perà carisma e visibilità oltre ad essere una bandiera indiscussa della juventinità più vera e profonda. Un eccellente ambasciatore della Juventus nel mondo, è uscito pulitissimo nel processo penale post elkanopoli. Giusta la presidenza.

Amm. Delegato: Romy Gai. Ha un'esperienza enorme, l'uomo giusto nel posto giusto.

Direttore Generale: Marotta è il preferito, mi piace molto Walter Sabatini del palermo ma è una scommessa.

Ds. La figura del direttore sportivo verrebbe svuotata di contenuto da un DG che a mio avviso dovrebbe avere la delega completa sul calciomercato. Se dovesse servire un galoppino va bene anche Alessio Secco.

Allenatore: Allegri. Bisogna ricominciare daccapo con un progetto giovane e ambizioso e non vedo di buon occhio "paracarri" stile benitez che costerebbe con tutto lo staff la metà delle risorse che andrebbero invece completamente dirottate verso l'acquisto di ottimi calciatori.

Fuori J.C. Blanc, si è reso protagonista di un'ottima gestione economico finanziaria ma ha sbagliato troppo sul piano tecnico sperperando i 100ml dell'ultimo aumento di capitale , mi spiace.

Azionista di maggioranza: Vecovaro's Inc. :)

Vecovaro

"Dio mi darà la corazza" Ma Felipe resta peccatore


Melo, troppi gialli e secondo stop in 15 giorni. Zac perde un pezzo importante. E la Juve si è stancata

TORINO
Come liturgia prescrive, e lui sta studiando da diacono, Felipe Melo dovrebbe andare in pace: invece, ogni santa domenica, o altra serata consacrata al pallone, va alle crociate. Con entrate robuste, previste dal gioco, e a stizza e parole, molto meno contemplate. Contro gli avversari, e passi, il mondo intero, per darsi la carica, e l’arbitro, il che è una tattica piuttosto ottusa e suicida. Domenica, al cospetto del Genoa, avrà ampia facoltà di espressione: il giudice sportivo l’ha infatti spedito in tribuna, per la squalifica, scontata, dopo il cartellino rosso beccato a Livorno. A poco più di metà campionato, la fedina penale è già imbrattata di troppi peccati: due espulsioni e nove ammonizioni, in 18 partite. L’anno scorso, con la Fiorentina, in 29 gare prese tredici gialli e due rossi. Meno male che s’era dato una regolata, e che non era più un attaccabrighe, come aveva confessato l’ottobre scorso.

La squalifica, la seconda in quindici giorni, leva un pezzo importante del centrocampo a Zaccheroni, proprio mentre il nuovo tecnico quel settore cerca di ricomporre. Che poi stavolta l’espulsione sia parsa un po’ frettolosa, o fiscale, è una beffa relativa: il fatto è che, da inizio anno, Felipe è quasi sempre dentro ai capannelli dei bisticci e delle discussioni. Polemizza con il nemico, e più di una volta gli scappa una parola di troppo all’arbitro: e l’essere un giocatore da battaglia, uno che lotta anche dolorante, non autorizza simili atteggiamenti. A suo tempo, Ciro Ferrara gli parlò più di una volta, e così dovrà fare Zac, mentre anche in società si sono stufati di dover fare omaggi all’avversario di turno.

Nel frattempo, mentre il club ha da tempo congelato le interviste lontano dalle partite, il brasiliano se ne infischia e continua a confessarsi con giornali e siti web della madre patria. «Prego e chiedo a Dio di rivestirmi con una corazza celeste - ha detto ieri al sito “Globoesporte” - e so che lui mi sta osservando. Per questo non ho paura. Il timore lo combatto con il lavoro». La blindatura divina gli servirà per sopravvivere all’annata con la Juve e tentare di vincere il Mondiale. «La Coppa del mondo - ha raccontato Melo - è l’apice della carriera di ogni giocatore. Arrivare in Nazionale è il massimo e disputare un Mondiale è tutto ciò che un calciatore può chiedere». Pensiero permanente, ormai: «Io ci penso anche quando dormo, e ovviamente quando sono sveglio. Ma quando dormo e sono sveglio penso anche alla Juve, perché alla fine è questo club che mi dà il pane».

Immaginarsi i tifosi bianconeri commossi per la considerazione dell’amato vessillo. «E poi è molto semplice: se fai bene nel club, ciò ti fa arrivare in Nazionale. Le due cose vanno insieme». Non sarà così, per fortuna del centrocampista: per come ha finora giocato nella Juve, mediamente, il Mondiale dovrebbe vederselo alla tv, o al massimo giocarselo per mancanza di concorrenza. Anche se Felipe esclude qualsiasi tipo di distrazione: non snobba il club, insomma. «Con me questo rischio non esiste. Non sono proprio quel tipo di giocatore, anche se è impossibile non pensare al Mondiale. Ma io prendo molto sul serio il mio impegno con la Juve». Detto che capita a tutti di giocare male, e a lui è successo un po’ troppe volte considerando il prezzo (25 milioni di euro), nel concetto di serietà rientrerebbero diversi concetti: astenersi da falli gratuiti, o quasi, e dal polemizzare con avversari o arbitro. Con maggiore serenità, potrebbe far vedere le notevoli qualità mostrate a ogni uscita con il Brasile, dove da un anno è uno dei pochi insostituibili. Dunga lo innestò a febbraio 2009, nell’amichevole contro l’Italia, e non lo levò mai più. Non gli resta che fare lo stesso con la Juve, e andare in pace.

da Tuttosport

lunedì 8 febbraio 2010

Castagnini: «Vittoria al Viareggio? Abbiamo i mezzi per farcela»


«Le prime tre partite sono state interpretate bene e inoltre hanno giocato praticamente tutti gli elementi a disposizione. D'ora in avanti chiaramente non sarà così facile, perché sarà una partita secca e non sempre vince il più meritevole». Renzo Castagnini guarda avanti. Il responsabile del Settore Giovanile bianconero non può che essere soddisfatto delle prestazioni della Primavera al Torneo di Viareggio, ma il messaggio, trasmesso attraverso le telecamere di Juventus Channel, è chiaro: non bisogna sedersi sugli allori Nel mirino ora c’è la gara degli ottavi di finale contro il Cesena. «È una squadra compatta, “operaia”, che lotta su tutti i palloni e che ha qualche buona individualità. Sarà una gara difficile, ma alla nostra portata».

Allargando lo sguardo alle altre avversarie, Castagnini individua le formazioni più pericolose nell’Inter e nel Milan: «Sono le squadre più attrezzate, ma il torneo di Viareggio, con partite secche, può sempre presentare sorprese, come la Sampdoria eliminata al primo turno. Credo ce ne saranno ancora, ma le squadre più attrezzate dovrebbero andare avanti. Ripetere la vittoria dello scorso anno? Ci proviamo, abbiamo i mezzi per poterlo fare e i ragazzi sono convinti di poter far bene».

Le soddisfazioni per la Primavera non arrivano solo da Viareggio: l’esordio di Giandonato con la Prima Squadra a Livorno è la conferma dell’ottimo lavoro svolto dal Settore Giovanile: «Questo deve essere il lavoro del Settore Giovanile e di tutte le squadre. Oltre che dal vincere i trofei, come ci auguriamo di fare, la soddisfazione più grande deriva dal mandare qualcuno in Prima Squadra. Giandonato segue altri compagni come Marrone, Immobile, Rossi, Yago… dobbiamo continuare a lavorare per questo».

Spostando per un attimo l’attenzione alla Prima Squadra, che non attraversa un momento altrettanto positivo, Castagnini si dice ottimista: «Il discorso è più complesso, ci sono stati tanti infortuni ed è sempre difficile commentare una situazione del genere, ma credo che la Juventus abbia i mezzi tecnici e morali per risollevarsi».

da Juventus.com

Inevitabili confronti...


Collage da La Stampa


Amauri in crisi, Juve settima

Il tecnico bianconero lo assolve: «Il problema sono i rifornimenti»

Cento e uno giorni senza Amauri sono la via crucis di un centravanti diventato la negazione del proprio mestiere, la discesa agli inferi di una squadra che s’è dispersa nella selva. Piantò gli ultimi colpi in una notte di mercoledì, il brasiliano: una doppietta, addirittura, dentro un 5-1 alla Sampdoria, tra le ultime apparizioni degne di una squadra, se non grande, almeno temibile. Il 28 ottobre, un’epoca fa. Di lui restano orgogliose ma inutili rincorse a improbabili lanci da cinquanta metri, della Juve un’immagine sempre più piccola e sbiadita, ora al settimo posto. Costretta a soppesare risultati che arrivano da altre arene, per affliggersi o tirare sospiri di sollievo. La buona notizia, per occhi e orecchie bianconeri, è la sconfitta del Napoli a Udine e, quindi, il quarto posto più vicino di un punto; quella negativa è il sorpasso della Samp. Lavorando di ipotesi, e con buona dose di pessimismo, potenzialmente ieri sera la Juve poteva ritrovarsi fuori da tutte le Coppe, Europa League compresa: se mai Udinese o Fiorentina, ora dietro in classifica, vincessero la Coppa Italia. La Champions è faccenda delle prime quattro, mentre alla Coppa di scorta s’iscrivono quinta, sesta e la vincitrice della coppa nazionale. Tutta roba occulta, al momento.

Situazione complicata, non irrimediabile. O così se l’immaginava ieri Alberto Zaccheroni viaggiando verso la sua Romagna per il giorno di riposo, subito dopo aver guidato l’allenamento del mattino. L’idea di Zac, o la speranza, è di non perdere contatto con la zona Champions ora che la squadra ha sfiorato i minimi termini, per infortuni e assimilazione forzata di un nuovo sistema di gioco, così da poter poi piazzare il recupero. Il tecnico dovrà aggiustare tantissime cose, ma qualcosina si può già tenere. Per esempio, l’assetto della difesa a tre che alla prima stesura non è andata malaccio. Certo, per quel gol preso da Filippini così come per quello beccato da Mauri, quasi in fotocopia, Zac era arrabbiato anche ieri, ma la struttura c’è. Quel che manca, principalmente, è gente arruolabile, soprattutto in mezzo al campo. «Nessuno vuol prendere degli alibi - diceva Cannavaro nella notte di Livorno - ma la verità è che gli infortuni pesano». Domenica contro il Genoa forse tornerà Marchisio e Sissoko rientrerà dalla squalifica, ma mancherà Felipe Melo. Sistemato il centrocampo, e gli esterni, che a Livorno non hanno mai attaccato il fondo, dovrebbe avere qualche munizione in più l’attacco. Nel nuovo anno s’è presentato disarmato, praticamente dimezzando l’efficacia: dalla media di quasi due gol a partita (30 in 17 gare) si è passati a neppure uno a uscita (5 in 6 incontri).

L’indagato numero uno finisce per essere Amauri, anche per il minutaggio avuto a disposizione: fin qui ha l’inquietante curriculum di 4 gol in 29 presenze. Di certo, secondo il tecnico, c’è un concorso colposo della squadra, perché buttar dentro palloni che spiovono dalle retrovie, trovandosi sempre spalle al nemico, ha più a che fare con la magia che con il gioco del calcio. Ma pure lui si libera raramente e, anche quando ha la visuale libera, come ieri sul tocco di mano, spara abbondantemente fuori bersaglio. I pezzi di ricambio, Trezeguet e Iaquinta, sono ancora in via di riparazione e non saranno pronti in tempi brevi: dimenticarsi febbraio, insomma. Bel guaio, perché un gol, una vittoria, potrebbero accendere l’interruttore. «Il primo successo ci sbloccherà», ragionava Zebina. Possibilmente con una rete di Amauri: per risentirsi centravanti, di nuovo. E tenersi il sogno azzurro, difficile non ancora impossibile: anche se Lippi, al contrario di Zac, alternative funzionanti ne ha.

Diego: "Alla Juve basta una vittoria"

«Sto bene ma mi manca il gol, anch'io devo fare qualcosa di più»

Diego deve credere ai miracoli, almeno un po’: «Dobbiamo trovare la soluzione per segnare e per vincere - spiegava l’altra notte il trequartista brasiliano - e se la troviamo, poi tutto andrà a posto». Nel frattempo, i problemi restano: «Nel primo tempo contro il Livorno abbiamo avuto molte difficoltà, e troppa frenesia, mentre nella ripresa è andata un po’ meglio». Segnare è un dettaglio che manca pure a lui, mica solo ad Amauri: «Sto bene, ma mi manca il gol. Anch’io, allora, devo fare qualcosa di più, come tutti noi. Questo però non è il tempo di parlare, ma è il tempo del fare».

Tardelli durissimo: «Juve, tre anni buttati»


Dall’ex stella bianconera una critica senza appello: «Che delusione! Scelto chi non sapeva di calcio. Il rinnovamento andava avviato prima, mancano la voglia d’investire e la forza di puntare sui giovani»

TORINO, 8 febbraio - Il giorno della sua nomina a presidente della Juventus, il 27 ottobre scorso, Jean Claude Blanc disse che la sua priorità era tornare a vincere. Oggi i bianconeri sono settimi in classifica, fuori dalla Champions League in corso e lontani dalla qualificazione a quella del prossimo anno. I conti non tornano. E Marco Tardelli non si fa pregare per sparare a zero sulla dirigenza.

Marco Tardelli, parliamo di Juve?
«Non è che avrei tutta questa voglia. Quante volte l’ho fatto in questi anni?».
Tante, ma lo sa che la Juve è scivolata al settimo posto? Che a rischio non c’è solo la Champions, ma anche l’Europa League?
«Non vorrà mica che mi stupisca? Avevo previsto tutto per tempo».
Cosa sta succedendo?
«Non si sono volute capire per tempo le cose e oggi ci si ritrova in questa situazione».
Si è perso tempo?
«Personalmente l’ho detto tante volte. Il percorso bisognava iniziarlo tre anni fa. Nel frattempo sono state spese cifre rilevantissime senza che i risultati abbiano confortato le scelte».
Molti addetti ai lavori par­lano della necessità di rifon­dare.
«Degli addetti ai lavori non mi interessa nulla, io lo sostenevo all’interno del CdA. Ma non mi hanno dato ascolto, preferendo sostenere chi mai si era occupato di calcio».
Bisognava avere il coraggio di chiudere un ciclo.
«Di sicuro era necessario iniziare prima l’opera di rinno­vamento. Ora occorre rifondare».

da Tuttosport