
Amauri in crisi, Juve settima
Il tecnico bianconero lo assolve: «Il problema sono i rifornimenti»
Cento e uno giorni senza Amauri sono la via crucis di un centravanti diventato la negazione del proprio mestiere, la discesa agli inferi di una squadra che s’è dispersa nella selva. Piantò gli ultimi colpi in una notte di mercoledì, il brasiliano: una doppietta, addirittura, dentro un 5-1 alla Sampdoria, tra le ultime apparizioni degne di una squadra, se non grande, almeno temibile. Il 28 ottobre, un’epoca fa. Di lui restano orgogliose ma inutili rincorse a improbabili lanci da cinquanta metri, della Juve un’immagine sempre più piccola e sbiadita, ora al settimo posto. Costretta a soppesare risultati che arrivano da altre arene, per affliggersi o tirare sospiri di sollievo. La buona notizia, per occhi e orecchie bianconeri, è la sconfitta del Napoli a Udine e, quindi, il quarto posto più vicino di un punto; quella negativa è il sorpasso della Samp. Lavorando di ipotesi, e con buona dose di pessimismo, potenzialmente ieri sera la Juve poteva ritrovarsi fuori da tutte le Coppe, Europa League compresa: se mai Udinese o Fiorentina, ora dietro in classifica, vincessero la Coppa Italia. La Champions è faccenda delle prime quattro, mentre alla Coppa di scorta s’iscrivono quinta, sesta e la vincitrice della coppa nazionale. Tutta roba occulta, al momento.
Situazione complicata, non irrimediabile. O così se l’immaginava ieri Alberto Zaccheroni viaggiando verso la sua Romagna per il giorno di riposo, subito dopo aver guidato l’allenamento del mattino. L’idea di Zac, o la speranza, è di non perdere contatto con la zona Champions ora che la squadra ha sfiorato i minimi termini, per infortuni e assimilazione forzata di un nuovo sistema di gioco, così da poter poi piazzare il recupero. Il tecnico dovrà aggiustare tantissime cose, ma qualcosina si può già tenere. Per esempio, l’assetto della difesa a tre che alla prima stesura non è andata malaccio. Certo, per quel gol preso da Filippini così come per quello beccato da Mauri, quasi in fotocopia, Zac era arrabbiato anche ieri, ma la struttura c’è. Quel che manca, principalmente, è gente arruolabile, soprattutto in mezzo al campo. «Nessuno vuol prendere degli alibi - diceva Cannavaro nella notte di Livorno - ma la verità è che gli infortuni pesano». Domenica contro il Genoa forse tornerà Marchisio e Sissoko rientrerà dalla squalifica, ma mancherà Felipe Melo. Sistemato il centrocampo, e gli esterni, che a Livorno non hanno mai attaccato il fondo, dovrebbe avere qualche munizione in più l’attacco. Nel nuovo anno s’è presentato disarmato, praticamente dimezzando l’efficacia: dalla media di quasi due gol a partita (30 in 17 gare) si è passati a neppure uno a uscita (5 in 6 incontri).
L’indagato numero uno finisce per essere Amauri, anche per il minutaggio avuto a disposizione: fin qui ha l’inquietante curriculum di 4 gol in 29 presenze. Di certo, secondo il tecnico, c’è un concorso colposo della squadra, perché buttar dentro palloni che spiovono dalle retrovie, trovandosi sempre spalle al nemico, ha più a che fare con la magia che con il gioco del calcio. Ma pure lui si libera raramente e, anche quando ha la visuale libera, come ieri sul tocco di mano, spara abbondantemente fuori bersaglio. I pezzi di ricambio, Trezeguet e Iaquinta, sono ancora in via di riparazione e non saranno pronti in tempi brevi: dimenticarsi febbraio, insomma. Bel guaio, perché un gol, una vittoria, potrebbero accendere l’interruttore. «Il primo successo ci sbloccherà», ragionava Zebina. Possibilmente con una rete di Amauri: per risentirsi centravanti, di nuovo. E tenersi il sogno azzurro, difficile non ancora impossibile: anche se Lippi, al contrario di Zac, alternative funzionanti ne ha.
Diego: "Alla Juve basta una vittoria"
«Sto bene ma mi manca il gol, anch'io devo fare qualcosa di più»
Diego deve credere ai miracoli, almeno un po’: «Dobbiamo trovare la soluzione per segnare e per vincere - spiegava l’altra notte il trequartista brasiliano - e se la troviamo, poi tutto andrà a posto». Nel frattempo, i problemi restano: «Nel primo tempo contro il Livorno abbiamo avuto molte difficoltà, e troppa frenesia, mentre nella ripresa è andata un po’ meglio». Segnare è un dettaglio che manca pure a lui, mica solo ad Amauri: «Sto bene, ma mi manca il gol. Anch’io, allora, devo fare qualcosa di più, come tutti noi. Questo però non è il tempo di parlare, ma è il tempo del fare».